Addio a Florian Schneider, membro fondatore dei Kraftwerk

Il musicista tedesco aveva 73 anni.
Addio a Florian Schneider, membro fondatore dei Kraftwerk

Si è spento all’età di 73 anni Florian Schneider, membro fondatore del gruppo tedesco di musica elettronica dei Kraftwerk. La causa della morte sembra essere stata un tumore fulminante. Schneider è morto una settimana fa ed è già stato seppellito in forma privata.

La prima conferma autorevole della morte è arrivata da Billboard USA. Poco dopo il Guardian ha scritto di avere avuto conferma della scomparsa da un suo collaboratore musicale, aggiungendo appunto la data della scomparsa e delle esequie. 
La notizia è stata inizialmente pubblicata da Mark Reeder, produttore inglese di stanza a Berlino, con un post su Facebook poi rimosso. Non c'è ancora una conferma ufficiale della famiglia o dei Kraftwerk..

Nato a Öhningen, in Germania, il 7 aprile 1947, Florian Schneider ha fondato i Kraftwerk insieme a Ralf Hütter nel 1970. I due musicisti si sono conosciuti al Conservatorio di Dusseldorf e hanno dato via alla loro collaborazione all’interno del gruppo Organisation, con il quale hanno dato alle stampe il lavoro “Tone Float” del 1970. Dopo questa prima esperienza e lo scioglimento della band, Schneider e Hütter scelgono il nome Kraftwerk per presentare i propri lavori e mettono a segno il debutto discografico del loro nuovo progetto nel 1971, con l’album “Kraftwerk 1”. Florian Schneider ha preso parte a tutti gli album pubblicati dal gruppo di musica elettronica tra il 1970 e il 2003, l’ultimo dei quali è “Tour de France Soundtracks”. (Qui potete riascoltare una canzone scelta da ognuno dei 10 album di inediti pubblicati dai Kraftwerk fra il 1970 e il 2003.)

Nel 2008 Florian Schneider ha lasciato i Kraftwerk che l’anno successivo hanno dato alle stampe il box set “3-D (Der Katalog)” che contiene tutti gli album in studio della formazione tedesca pubblicati a partire dal 1974.

David Bowie gli aveva intitolato una delle canzoni dell'album "Heroes": "V" Schneider".

L'ultima produzione musicale di Florian Schneider è datata 2015, quando insieme al belga Dan Lacksman, fondatore dei Telex, e a Uwe Schmidt aveva registrato l'ode elettronica "Stop Plastic Pollution":

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La mia passione per i Krawtwerk datava dal 1974, dall'uscita di "Autobahn", che l'anno seguente diventò uno dei primi album che trasmisi per intero nella radio privata in cui avevo fatto il mio debutto al microfono (come potete immaginare, il direttore della radio non gradì particolarmente - all'epoca era tutt'altra la musica da far ascoltare se si volevano raccattere le pubblicità dei negozi del quartiere). L'anno dopo cambiai radio, e con "Radio-Activity", l'album dei Kraftwerk del 1975, le cose andarono un po' meglio: lì c'era almeno un singolo, e dalla parte non cantata del singolo ricavammo la sigla del notiziario. Ora del 1977, ero diventato il direttore di un'altra radio, e a quel punto nessuno poteva storcere il naso se "Trans Europe Express" (uscito nel 1977) era fra gli album più programmati: anche perché "Showroom dummies", tutto sommato, era abbastanza "commerciale" da non indurre gli ascoltatori a cambiare stazione.
Quando, lasciata la mia città, approdai alla EMI Italiana per lavorare all'ufficio stampa, uno dei miei primi banchi di prova fu la Gondola d'Oro di Venezia: e quell'anno la EMI portò come ospiti proprio i Kraftwerk.
Ero, naturalmente, molto contento dell'occasione, e mi candidai ad essere il loro accompagnatore. Così quando arrivarono a Milano fui io ad essere incaricato di portarli a Venezia - e avevo, naturalmente, pensato che avrebbero gradito di arrivare in laguna via ferrovia (erano o non erano quelli di "Trans Europe Express"?).
Beh, quando seppi che invece volevano andare a Venezia in aereo (da Milano?) ci rimasi male. Poi capii il motivo della scelta. Era l'anno di "The Man Machine", e Florian Schneider, Ralf Hutter, Karl Bartos e Wolfgang Flür viaggiavano accompagnati dai loro "doppi": quattro manichini con le loro sembianze che venivano trasportati in casse di legno in tutto e per tutto simili a bare. Più pratico caricarle su un aereo che su un Intercity...
Feci il viaggio in aereo con loro, che parlavano un inglese scolastico ma efficace più del mio: però ci si intendeva. Durante il breve viaggio aereo preparai la strategia, e arrivato a Venezia raccontai ai miei dirigenti la mia rivoluzionaria idea. Avremmo fatto salire sul palcoscenico i manichini, e i quattro Kraftwerk sarebbero rimasti seduti in platea. L'idea fu presentata a Pippo Baudo, conduttore della manifestazione, che (naturalmente) la rifiutò; il compromesso che riuscimmo a fargli accettare fu quello di sistemare in platea, in prima fila, i quattro manichini, che sarebbero stati inquadrati mentre i Kraftwerk in carne ed ossa avrebbero mimato (in playback) "The Robots". Ho alcune fotografie delle prove, in cui io e i tre dirigenti EMI (Danilo Ciotti, Bruno Tibaldi e Alberto Pasquini) siamo seduti in prima fila vicino ai quattro manichini, tutti con l'espressione attonita da robot (è uno dei miei ricordi più divertenti di quell'edizione - meno divertente lo scazzo con Ian Dury, ma questo ve lo racconterò un'altra volta).

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Posso dire che con i Kraftwerk diventammo amici? No, naturalmente, anche perché il giorno seguente all'esibizione i quattro tornarono in volo a Dusseldorf e non ci furono più contatti - e io due anni dopo lasciai la EMI, mentre loro rimasero con l'etichetta.
Però, quando vennero nel 2005 a suonare a Villa Arconati, a Milano, andai doverosamente ad ascoltarli insieme alla mia fidanzata di allora, oggi mia moglie  - serata memorabile - e a fine spettacolo riuscii a raggiungere il camerino. Lì mi (ri)presentai a Ralf Hutter e Florian Schneider, esibendo come biglietto da visita una fotografia scattata insieme a loro a Venezia 27 anni prima... fu un breve saluto, cordiale ma distaccato, il tempo di due chiacchiere e una stretta di mano.
La volta dopo, nel 2016, quando andai ad ascoltare i Kraftwerk all'Arena di Verona, ci portai mio figlio, che allora aveva sei anni e mezzo (e ancora conserva gli occhialini 3D che furono consegnati agli spettatori in quell'occasione). Ma Florian Schneider nel gruppo ormai non c'era più da un bel po'.
Gli mando adesso l'ultimo auf wiedersehen.
(Franco Zanetti) 

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