Pink Floyd, i 50 anni di “Atom Heart Mother”: una canzone al giorno. “Atom Heart Mother” - parte 2

“Atom Heart Mother” dei Pink Floyd è stato pubblicato il 2 ottobre del 1970. E’ un album epocale, e per celebrarne il compleanno abbiamo deciso di presentarvelo integralmente, canzone dopo canzone.
Pink Floyd, i 50 anni di “Atom Heart Mother”: una canzone al giorno. “Atom Heart Mother” - parte 2

A partire dal 10 giugno il gruppo lavorò negli studi EMI sulla base originale, apportando alcune modifiche a quanto registrato in aprile: in particolare furono eliminati i vocalizzi in falsetto di Gilmour e Wright, in previsione della sezione affidata al coro. Il 16 e il 17, invece, le otto tracce del nastro interamente occupate furono condensate su quattro piste. Lasciati gli opportuni canali a orchestra e coro si giunse al 19 giugno, il gran giorno in cui gli orchestrali fecero il loro ingresso nello Studio 2 di Abbey Road: si trattava di dieci fiati e di un violoncello, quest’ultimo suonato dallo stesso musicista impiegato per la colonna sonora del film “The Body”. Le operazioni furono tutt’altro che indolori e degenerarono drammaticamente: Geesin si scontrò con un certo sussiego dei musicisti classici, poco inclini a lasciarsi dirigere da un direttore che non proveniva da un conservatorio e in alcuni casi manifestamente ostili. La situazione si scaldò al punto di rischiare la rissa in studio.

Il 21 giugno la band aggiunse altri contributi alla suite e fu registrato il coro diretto da John Alldis; prima di contattarlo, Geesin aveva pensato di coinvolgere la cantante soul americana Madeline Bell, tuttavia l’idea fu subito accantonata. Non mancarono difficoltà nemmeno in queste sedute.

La scarsa precisione ritmica, dovuta alla monotraccia incisa in origine da Waters e Mason, non contribuì certo ad alleviare le difficoltà generali. Quando il brano fu completato, fra tormento e sollievo, mancavano soltanto quattro giorni alla prima performance dal vivo con orchestra (diretta dallo stesso John Alldis), prevista al Festival di Bath. Come se non bastasse, non c’era ancora il titolo definitivo. La suite seguiva l’evoluzione di quanto registrato in studio fino a quel momento; servirsi dell’opera dello stesso direttore durante le esibizioni dal vivo dell’estate 1970 garantì ai Pink Floyd una sorta di continuità nell’esecuzione.

La versione orchestrale fu registrata dal vivo il 16 luglio e trasmessa da BBC Radio 1 nel programma “In concert” di John Peel, che la presentò come “The Atom Heart Mother”.

Prima della pubblicazione O’Rourke chiese a Geesin di pensare ad alcuni titoli per dividere la suite in varie sezioni, un espediente dell’epoca per aumentare i diritti d’autore. La florida fantasia del compositore partorì le seguenti proposte, poi accettate: “Father’s Shout”(2:52; “Il grido del padre”, riferito al pianista jazz Earl Hines di cui Geesin era appassionato), “Breast Milky” (2:30; “Latte materno”), “Mother Fore” (4:49; “Madre alla ribalta”), “Funky Dung” (4:45; “Sterco funky”), “Mind Your Throats Please” (4:15; “Pensa alla tua gola, per favore”) e infine “Remergence” (4:32; “Riemersione”).

Domani scriveremo di “If”.

Leggi qui la scheda di “Atom Heart Mother” – parte 1

I testi sono tratti dal libro di The Lunatics “Pink Floyd. Il fiume infinito”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione degli autori e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Atom Heart Mother” e di tutti gli altri album del gruppo.

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