Francesco Baccini: "De André diceva che assomigliavo a Luigi Tenco"

Il cantautore genovese ha parlato del suo rapporto con Fabrizio De André e dello stato della musica italiana oggi.
Francesco Baccini: "De André diceva che assomigliavo a Luigi Tenco"

Il cantautore genovese Francesco Baccini è stato ospite della trasmissione radiofonica di Rai Radio2 'I Lunatici' condotta da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Durante il suo intervento, come riporta il sito Dagospia, Baccini ha avuto modo di parlare della sua amicizia con il più celebre concittadino Fabrizio De André.

Ha detto del suo rapporto con De André:

"Quante notti passate con Fabrizio. Lui era un animale notturno come me. Anche più esagerato di me. Arrivavo a casa sua a cena e lui faceva colazione. Come reagirebbe alle celebrazioni postume che gli stanno attribuendo? Non ci crederebbe nemmeno lui. Era molto schivo, faceva le interviste via fax, era terrorizzato, e infatti ci sono pochissime interviste di Fabrizio. Passavamo la notte a parlare, sentire canzoni, scambiarci idee, opinioni. Diceva che assomigliavo tantissimo, proprio fisicamente, a Tenco. Qualche volta mi chiamava Luigi. Ricordo la notte in cui mi fece ascoltare in anteprima “La domenica delle salme” (dall'album "Le nuvole" del 1990). Ci eravamo conosciuti alla presentazione del mio album. Lui venne perché mi vide una notte in tv in un programma di Vincenzo Mollica. De André di notte lasciava la tv accesa senza volume. Mi vide e mi scambiò per Luigi Tenco. Colpito dalla mia somiglianza con Tenco, prese appunti sul mio nome e qualche giorno dopo me lo trovai davanti in un locale di Milano mentre presentavo il mio disco. Arrivò con Dori. Mi invitarono a cena. Praticamente ci siamo conosciuti tramite Mollica. De André chiamò Vincenzo e lui gli disse che ero forte, che mi avrebbe dovuto ascoltare".

Stimolato ad esprimere una opinione sulla musica di oggigiorno dice:

"Prima di parlare di musica gli italiani dovrebbero imparare ad ascoltarla. E' da metà degli anni '90 che la musica è partita in un binario morto. I musicisti non fanno più musica. Siamo sostituiti dalla macchina, dal computer, dalle sequenze. E alla fine poi si sente. Io son cresciuto con i cantautori storici genovesi, il testo e la musica erano cose importanti. Io poi vengo dalla musica classica, il mio primo concerto da spettatore fu quello di Uto Ughi. Se la scuola genovese rinascesse oggi rischierebbe di rimanere fenomeno di nicchia. Ma non solo la scuola genovese. Oggi chi conoscerebbe Guccini o Battiato? Nessuno. Oggi si parla di musica solo come un'industria per far soldi. I ragazzi oggi hanno l'unico fine di diventare ricchi e famosi. Non gliene frega nulla di cosa rimanga. Pensano solo ai soldi. E allora davanti a questa argomentazione mi arrendo".

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