Guccini comunista? ‘Macché, ero pure antisovietico’
Sarà anche vero che Francesco Guccini canta di giustizia sociale, uguaglianza e libertà ma, nonostante l’eskimo e l’Emilia rossa, il cantautore ha raccontato, in un’intervista di Marco Ascione per Il Corriere della Sera, che il comunismo è parecchio lontano dal suo posizionamento politico. “Comunista? Macché. Ero pure antisovietico”, risponde la voce di “L’avvelenata” chiacchierando di politica con il quotidiano di via Solferino. E poi spiega: “Cinque anni fa feci un endorsement per un consigliere di Leu, Igor Taruffi. Una persona che stimo molto. È di Porretta. Lui sì, viene dal Pci. Una sera gli ho detto che non sono mai stato comunista. Ha fatto una faccia…”. E l’anarchia? Niente da fare: “L’anarchia non esiste più. De André è stato anarchico”, racconta Guccini, che motiva così la scelta di comporre uno dei suoi classici, “La locomotiva”: “Quella è una storia che ho voluto raccontare. La storia del macchinista Pietro Rigosi”.
Dopo aver fatto piazza pulita di ciò che non lo rappresenta, Francesco Guccini dà però anche qualche punto di riferimento. “Forse libertario... Io sono sempre stato un azionista. I miei riferimenti erano Giustizia e libertà, i fratelli Rosselli”, dice. E alla domanda su quale sia oggi il suo partito risponde: “Il Pd. Meglio Zingaretti, ma lo votavo anche quando c’era Renzi. La sinistra ha sempre questo dramma, seimila correnti, è così dal congresso di Livorno”.
Lo scorso 15 novembre Guccini ha pubblicato “Note di Viaggio-Capitolo 1”, il disco tributo a lui dedicato realizzato in collaborazione con Mauro Pagani. Nell’album è presente anche un inedito, “Natale a Pavana”. Se vi fosse sfuggito potete recuperare qui.