Biagio Antonacci, il nuovo album: “È un lavoro intimo e cantautorale”

Il cantante presenta “Chiaramente visibili dallo spazio”: “Sogno un disco solo chitarra e voce”

Biagio Antonacci, il nuovo album: “È un lavoro intimo e cantautorale”

Biagio Antonacci sceglie la strada più difficile e inaspettata. Il suo nuovo album, “Chiaramente visibili dallo spazio”, in uscita il 29 novembre, ha due facce: quella pop ed elettronica, tipica dell’artista di Rozzano, e quella più intima e scarna, quasi minimalista. In questo nuovo volto, Antonacci si rivede più che mai. “Il nuovo progetto è più cantautorale e acustico in molte sue parti – sottolinea Antonacci – forse è una fase di passaggio: da tempo infatti sogno di realizzare un disco solo chitarra e voce. È un modo per creare maggiore empatia con il pubblico. Dentro l’album ci sono tanti colori e un nuovo modo di mettermi a nudo. Questo equilibrio fra quello che sono sempre stato e quello che sto tentando di essere, è stato possibile grazie alla produzione curata da Taketo Gohara e Placido Salamone. Alcune parti sono state registrate a New York”.

Gohara, che ha lavorato anche con Motta e Vinicio Capossela, sottolinea: “Biagio ha voluto realizzare un disco cantautorale in tutti i suoi aspetti. Spesso quando si lavora con gli artisti non ci si diverte perché si è sotto pressione e si pensa sempre al risultato. Con lui, invece, è stato diverso. Collaborare insieme è stata un’esperienza di vita a tutti gli effetti”. La copertina è strettamente legata ai temi del disco. “Non è un’immagine precisa, ha più dimensioni: è frutto di un servizio fotografico in America – continua Antonacci – ci sono io con la chitarra, affianco a una struttura che sembra una chiesa. C’è qualche cosa di mistico. Compaio, ma non del tutto. L’essere visibili è uno dei temi portanti del disco. Siamo in un mondo in cui il controllo delle nostre vite è sempre più invasivo. Ci sono telecamere ovunque, spiano la nostra quotidianità. E più si ha personalità, maggiore è il rischio di essere controllati. Ma non dobbiamo per questo nasconderci. L’immagine che diamo di noi stessi sarà sempre fondamentale, sempre di più. Dobbiamo raccogliere la sfida tenendo alta la guardia e affiancando a questo apparire azioni lodevoli e un modo di comportarsi degno”. Una visione, in parte distopica, che può portare anche a uno smarrimento. “L’amore muore”, brano di apertura del disco, è una fotografia nitida del percorso e delle idee di Antonacci. “È un pezzo chitarra e voce, penso sia una delle più belle canzoni che abbia mai scritto – dice il cantante – racconta di un uomo abbandonato a se stesso, che non chiede neppure più aiuto. Vede con i suoi occhi i bar che fanno politica e chi ci dovrebbe rappresentare che fa politica da bar. Contrasti e disillusioni si mischiano. E qui si torna al discorso precedente: quest’uomo deve risvegliarsi dal torpore e difendere l’amore. O il rischio è che questo sentimento muoia”.

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Fra le dodici canzoni anche “Parigi sei tu” con l’inconfondibile richiamo della voce di Edith Piaf, campionata, si distingue dalle altre. “È una donna che non molla, che combatte – spiega Antonacci – la canzone parla del non pentirsi mai e delle difficoltà della vita. Mi ricordo quando un giorno sono andato a fare colazione in un bar e una donna di 43 anni mi ha raccontato che non aveva i soldi per andare a vivere da sola e che per questo divideva l’affitto con un’amica, come ai tempi dell’università. Ci sono tante donne che lottano nella quotidianità, anche per le piccole cose. È un brano dedicato a loro”. C’è la parte intima, ma anche quella più suonata e dalle tinte calde, basta ascoltare “Non è sbagliato dirsi ciao”. Merito dei tanti musicisti coinvolti: il percussionista Mauro Refosco (David Byrne, Red Hot Chili Peppers), il bassista Spencer Zahn (Charlie Haden, Kimbra), i chitarristi Massimo Varini e Placido Salamone, oltre alla partecipazione di una vera e propria orchestra, l’EdoDea Ensemble. “Non riesco ancora a immaginarmi totalmente da solo, senza musicisti o accompagnatori, per questo ho voluto grandi professionisti al mio fianco – conclude Antonacci – sarà interessante capire come strutturare il tour. Non mi dispiacerebbe presentare questo nuovo disco nei teatri”.

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