Roger Waters e i conti in sospeso con i suoi fantasmi per 'The Wall'

In occasione del quarantennale del capolavoro disco dei Pink Floyd, ripeschiamo dagli archivi l'intervista alla mente dell'opera, che quattro anni fa ci disse che...

Roger Waters e i conti in sospeso con i suoi fantasmi per 'The Wall'

"The Wall" - del quale in questi giorni si celebra il quarantennale della pubblicazione - è un'opera che trascende persino i Pink Floyd, che giusto quarant'anni fa spedirono sul mercato uno di quei dischi destinati a segnare un prima e un dopo nella storia della musica. Quattro anni fa Rockol incontrò a Londra Roger Waters, la mente che partorì il fondamentale concept album del gruppo di "Comfortably Numb", in occasione della presentazione di "Roger Waters - The Wall", rockumentary che oltre a testimoniare lo show messo in piedi dall'artista britannico per il tour "The Wall Live" tenuto tra il 2010 e il 2013 apre uno squarcio sui tormenti più intimi e profondi dello storico sodale di David Gilmour, che perse il padre - senza nemmeno mai riuscire a conoscerlo - nello sbarco alleato di Anzio del 22 gennaio 1944.

"Non è stato difficile mettermi così a nudo", ci ha spiegato Waters, "Dopotutto tutto lo show 'The Wall' parla di me, della mia anima. Esprimo quello che penso della politica, dell'amore, della morte, della famiglia. Più rivelo di tutto questo, meglio è. Non avrei potuto fare altrimenti".

"Harry Shindler è un signore inglese che vive da qualche parte sulla costa adriatica, che adesso ha 94 anni. E' andato alla televisione italiana e ha deciso di scoprire dove fosse morto mio padre", ha proseguito Waters riguardo la perdita del genitore: "E' entrato in contatto con me, e adesso siamo molto amici. La sua teoria è stata: 'Devi essere portato sul luogo dove tuo padre è stato ucciso, in modo da chiudere una volta per tutte questa storia. E probabilmente ha avuto ragione".

"Chiaramente la Seconda Guerra Mondiale, dove è morto mio padre, e la Prima, dove è morto mio nonno, mi perseguiteranno fino al giorno in cui morirò", ha ammesso Waters, da sempre pacifista più che convinto: "La guerra è lo stesso trauma capitato a tante generazioni, in particolare quella del post-Vietnam: ci sono state delle vittime, 70mila tra gli americani e molte di più tra i vietnamiti, ma rimane ancora oggi un'esperienza molto traumatica. Credo che in qualsiasi circostanza, chiunque sia aperto a questa ricerca, possa trovare tantissime esperienze traumatiche ancora in corso. Essere ispirati dalla rabbia contro qualcosa o piuttosto informare. Ecco, se vuoi scrivere canzoni, è questo quello che fai".

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