Gli Editors raccontano: "La nostra musica deve avere un impatto emotivo"

Tom Smith ed Elliott Williams raccontano a Rockol "Black gold", il primo "best of" pubblicato dalla band di Stafford - che il prossimo mese di febbraio sarà in Italia per tre concerti

Gli Editors raccontano: "La nostra musica deve avere un impatto emotivo"

Lo scorso 25 ottobre Tom Smith e compagni hanno pubblicato il loro primo greatest hits dal titolo “Black Gold : Best of Editors” (qui la recensione). Il disco si presenta come un’istantanea della carriera gli Editors - come ha raccontato il frontman della band britannica a Rockol durante l’intervista. Questa antologia tira le fila degli ultimi quindici anni che per il gruppo di Stafford sono stati caratterizzati, tra le altre cose, dalla pubblicazione di sei album, tre dei quali (“The back room”, “An end has a start” e “In this light and on this evening”) con il chitarrista Chris Urbanowicz - in formazione fino al 2012 - e gli altri (“The weight of your love”, “In dream” e “Violence”) con i due nuovi membri, Justin Lockey ed Elliott Williams.
Tom Smith, introducendo “Black gold”, ​ha spiegato:

“Dal punto di vista creativo abbiamo sempre cercato di spingerci oltre e fare cose nuove. Siamo una band che confonde. È stato bello mettere insieme una raccolta che fosse come un’istantanea di tutto; così, se non si conoscono i nostri album o non si ha familiarità con il nostro lavoro, questo è un buon punto di partenza.”

La parola “gold”, contenuta nel titolo, suona come il termine giusto per un “best of” per la cui realizzazione, ha detto il frontman degli Editors: “Si rispolvera l’intera discografia cercando una perla nascosa, o semplicemente una perla, o ciò che ha avuto l’impatto più forte sui tuoi fan”. D’altro canto il termine “black” riprende un po’ l’essenza della band che, come ha precisato il cantante: “Ha anche un lato più oscuro, opera con una certa serietà.”

“Black gold” è anche il titolo di uno dei tre inediti inclusi nella raccolta che sono, oltre alla title-track,"Upside down” e “Frankenstein”. Gli Editors, ha spiegato Tom, hanno lavorato a queste tre canzoni dopo la pubblicazione dell’album “Violence” del 2018, senza avere in mente l’idea di realizzare un “best of”. Il gruppo ha registrato le tre tracce con Garrett “Jacknife” Lee in California e ha lavorato ai brani cercando di, ha sottolineato il leader della band: “Assecondare la spontaneità delle canzoni, vedere quanto potessero spingersi oltre ogni limite e quale sarebbe stato il risultato. Se fossero uscite bene, una delle opzioni era di includerle nel ‘best of’. Ma è una cosa che non puoi programmare, devi solo seguire la corrente e vedere dove ti porta.”

La raccolta pubblicata dalla formazione britannica, ha poi precisato Elliott Williams durante l’incontro, è stato pensato per presentare sì ogni album degli Editors in una forma condensata ma anche per ripercorrere momenti importanti per il gruppo. A questo proposito la band ha scelto canzoni legate a episodi significativi della carriera di Tom Smith e compagni, e non necessariamente i brani più noti. Elliott ha citato la traccia “Sugar” che, nel periodo in cui si è unito alla formazione di Stafford, è stato il pezzo di apertura di molti loro concerti. Ecco che “Black gold”, che non si presenta come una semplice raccolta di singoli, è una testimonianza dell’intera storia del gruppo perchè, ha detto il chitarrista e tastierista degli Editors, “Ha una propria identità, come album. Può essere ascoltato non solo come un “best of” ma come un punto di partenza, un libro guida sulla band”.

"Black gold" ripercorre anche l’evoluzione stilistica e musicale degli Editors; a riguardo Tom ha spiegato: “Nel corso degli anni la natura espansiva del nostro lavoro è cresciuta un po’. I primi due album erano leggermente più intensi e introspettivi e, quando questi ragazzi si sono uniti alla band, il nostro lavoro si è aperto un po’, si è reso più fruibile e più melodico, con più punti di riferimento di quanto avessimo impiegato nella musica stessa.”
Il frontman della formazione inglese ha raccontato:

“Abbiamo sempre cercato di comporre musica che avesse un impatto emotivo sul nostro pubblico, di scrivere canzoni che magari indagassero più in profondità, sicuramente a livello di testi.”

Tom Smith ha poi aggiunto: “Spesso si enfatizza l’oscurità della band e della sua natura forse triste, e di certo noi ci collochiamo all’interno di questo mondo. Ma penso che scrivere canzoni che colpiscano un po’ più nel profondo sia sempre stato importante, indipendentemente dallo stille o da quante chitarre o tastiere si usano.”
Durante l’incontro con Rockol Elliott Williams ha indicato la voce di Tom come uno degli aspetti che più caratterizzano il lavoro degli Editors e il leader della band ha ribadito: “Senza dubbio dalla mia voce dipende un po’ tutto il resto: per cominciare inizio e scrivo le canzoni io, poi lavoriamo tutti insieme per ultimarle.”

Il prossimo mese di febbraio gli Editors saranno in Italia per tre concerti con una data il 10 febbraio all’Atlantico di Roma e due all’Alcatraz di Milano, previste per l’11 e il 12 febbraio. In vista del tour a supporto di “Black gold”, Elliott Williams ha raccontato che il gruppo non stravolgerà il proprio lavoro sull’attività dal vivo; la band è abituata a presentare durante i suoi show canzoni tratte da tutti gli album pubblicati e non solo dalla più recente fatica discografica. Il chitarrista e tastierista della formazione britannica ha poi aggiunto : “Penso che ci saranno alcune sorprese e ci prenderemo del tempo a gennaio per provare e capire come possiamo rilanciare alcune canzoni che sono state messe da parte per un po’; vogliamo risporverarle e vedere se riusciamo a riattualizzarle.” E ha aggiunto: “Sarà eccitante. Quando andiamo in tour normalmente tendiamo a fare un solo grande show, perciò venire qui e fare più serate sarà sicuramente divertente.”

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