Elio, a trent’anni dal primo disco: 'Il mostro che combatto da sempre è la noia'

L’artista è in tour con lo spettacolo “Il Grigio” di Gaber e Luporini: “Non mi sento un attore, ma in questa Italia è necessario ridere su se stessi”.
Elio, a trent’anni dal primo disco: 'Il mostro che combatto da sempre è la noia'

Nel 1989 usciva il primo improbabile e geniale disco degli Elio e le Storie Tese: “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu". Sono passati trent’anni, la band si è sciolta l’anno scorso, eppure Elio quella voglia di superarsi e allo stesso tempo di capirsi non l’ha mai persa. Sta girando l’Italia con lo spettacolo “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, per la regia di Giorgio Gallione. Una produzione del Teatro Nazionale di Genova, in collaborazione con Fondazione Gaber, in cui recita e canta, affrontando con il ghigno le sue e le nostre paure.  

Elio, come stai?
Lo so che domanda vuoi farmi. Vuoi chiedermi se le mie sopracciglia sono vere. Sono quarant’anni che me lo chiedono.

Davo per scontato che fossero vere…
Infatti lo sono. Ora che lo abbiamo ribadito possiamo procedere.

Ti senti un attore di teatro?
No. E come ripeto spesso non mi sono neppure mai sentito un cantante. Il teatro, come il percorso intrapreso con il progetto Elio e le Storie Tese, sono esperienze che mi servono per crescere interiormente. Sto facendo tante repliche quindi è un esperimento che funziona. Sono continui tentativi di uscire dalla mia “comfort zone” come dicono oggi quelli fighi. Mi servono per mettermi alla prova, per combattere quei mostri che portiamo dentro e che spesso ci vorrebbero immobili davanti alla vita, gli stessi mostri che possiamo ritrovare nel “Grigio”.

Ormai non è banale dire “Gaber è attuale”?
Sì, lo è. Quando dico che questo testo e le canzoni di Gaber “sembrano essere stati scritti ieri”, però, intendo proprio ieri. Eppure “Il Grigio” ha trent’anni. Gaber è riuscito a guardarsi dentro e allo stesso tempo a guardarsi intorno: “Il Grigio” è proprio il mostro che ci portiamo dentro, un uomo che si allontana da tutto e da tutti. Credevo fosse un testo molto triste e cupo e invece fa ridere tantissimo. Per fortuna. C’è n’è bisogno. E sono felice di poter ancora far sorridere le persone.

Trent’anni fa usciva anche il primo disco degli Elii. Che cosa cercavate?
Io volevo combattere la noia, senza alcuna forma di ambizione. Mi muoveva la stessa voglia che mi muove oggi. Credo che anche gli altri componenti potrebbero darti la stessa risposta.

Perché oggi in Italia una certa ironia sembra scomparsa?
È un discorso complesso che si lega a tanti aspetti. Ci sono prove scientifiche e mediche che dimostrano come a un certo punto della storia recente il quoziente intellettivo dell’uomo sia andato a scendere, in picchiata. Il prendersi in giro, spesso, coincide con l’intelligenza. Non mi stupisco quindi che in questo Paese, oggi, non si riesca più a ridere su se stessi, prendendo di mira anche le proprie debolezze.

C’è chi dice che “Carote”, il tormentone di X Factor, sia geniale, addirittura “avanguardia”.
Vabbè, ma bisognerebbe prenderli e analizzarli tutti quelli che lo dicono. Chiunque può scrivere o dire qualunque cosa ormai. Mi piace tantissimo vedere ragazzi che sfornano nuova musica, ma sono sincero: ultimamente non vedo nulla di così interessante. Eppure cerco, ascolto quello che mi segnalano, ma vedo più una ricerca del successo a tutti i costi che una voglia di cercare se stessi. 

Eredi degli Elii non pervenuti?
Mi piace pensare di aver fatto qualche cosa di stranamente unico e che quindi non ci siano eredi. Se dovessero arrivare, però, sarei il primo a riconoscerli e a supportarli.

Hai un figlio autistico e cerchi di sensibilizzare sul tema. È una battaglia contro i mulini a vento?
In Italia non se ne parla, è come se le persone affette da questo disturbo fossero invisibili. Ma arriveremo a un punto in cui non sarà più possibile non parlarne. Questo, purtroppo, perché l’autismo, lo dicono i numeri, è sempre più in aumento e interesserà fette più ampie della popolazione.

Dopo tutti questi anni sei riuscito a tenere a bada quel “mostro” di cui parli, quello che ti vuole tenere giù?
Di una cosa sono certo: ho tenuto a bada la pancia. Con il teatro, per esempio, smaltisco tantissimo. Ho già perso quattro chili. Sincero eh: non ti sembro più in forma?

(Claudio Cabona)

Dall'archivio di Rockol - Elio si racconta: "Non sono un attore, e neanche un cantante"
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