Sorprendici ancora, Achille
Ad un certo punto lo sguardo di Lauro si fa inaspettatamente serio e triste. Il rapper si ferma a bordo del palco, immobile, gettando la testa all'indietro e sollevando il braccio per indicare il cielo con un dito: "Innalzato a morire su un colle / trafitto nel costato a Vigne / perito e intombato a Sempione / risorto da qualche parte lì / a Monte Sacro / pe' i miei ragazzi, pe' sempre", recita, declamando i versi della poesia dedicata a tutti i Cristi di periferia come lui, soprattutto a quelli che a differenza sua non sono risorti e ora chissà dove vagano, povere anime in preda a chissà quali sofferenze e tormenti. È il momento più intenso del concerto e l'interpretazione di Lauro lo sottolinea: in questi pochi versi, a metà strada tra Pasolini e il Caligari di "Amore tossico", il ragazzo di periferia che ha visto le fiamme dell'inferno, tra spaccio di stupefacenti, furti e rapine a mano armata, si redime trasformandosi nell'artista che oggi, tutina fucsia e piume di struzzo come ali (un omaggio neanche così implicito al Renato Zero degli esordi), sul palco ringrazia la potenza salvifica della musica.
È uno spettacolo davvero sorprendente quello che Achille Lauro sta portando in scena nei club italiani per far ascoltare dal vivo il suo ultimo album, "1969", anticipato dalla partecipazione al Festival di Sanremo con quella "Rolls Royce" che - polemiche a parte - gli ha aperto le porte del mainstream permettendogli di arrivare a un pubblico più ampio rispetto a quello che lo aveva seguito finora, come testimonia anche il variegato parterre dell'Atlantico di Roma (dove il tour è arrivato ieri sera, per la prima di due date), che mette insieme persone di tutte le età: dai bambini ai sessantenni. Solamente un anno fa sullo stesso palco Lauro portava in scena il concept show "La morte del cigno", con cui festeggiava la fine del suo ultimo progetto musicale, l'apocalissi del ciclo dedicato a quella che lui stesso aveva definito la "sambatrap": un anno dopo eccolo di nuovo lì, ma con una pelle nuova, diversa, in linea con la sua identità attuale.


(foto di Luigi Orru)
Quella che ha scelto di indossare per il disco uscito lo scorso aprile è ispirata all'immaginario connesso a quell'anno glorioso che fu il 1969, dalla Luna (è il conto alla rovescia di "Space Oddity" di David Bowie ad accompagnare l'ingresso dei musicisti sul palco, mentre sullo schermo vengono mostrate le immagini del Saturn V che decolla dal Kennedy Space Center lanciando in orbita la navicella spaziale Apollo 11) a Woodstock: "Esistono delle regole, questa sera. La prima è una di quelle che preferisco: cortesemente, mettete tutti i cellulari in tasca. Questa è una festa, siamo noi la festa", dice l'ex trapper invitando il pubblico a godersi lo spettacolo, subito dopo aver presentato la band (Nicola Iazzi al basso, Mattia Tedesco alle chitarre, Marco Lanciotti alla batteria e naturalmente l'inseparabile Boss Doms).
In scena la parola d'ordine è imprevedibilità. È tutto curato nei dettagli tra luci, scenografia ("Welcome Rolls Royce tour", recita un'insegna luminosa mostrata sullo schermo, stile Las Vegas) e abiti. Si spazia da momenti di follia estrema (come l'apertura con il rock anni '70 di "Cadillac", "Thoiry" e "1969") ad altri più intimi ("Zucchero", "Penelope"), con Lauro che da vero trasformista riesce a passare con credibilità da un genere musicale all'altro: samba, ballate, trap, rock'n'roll e punk. Non farà piacere ai puristi sapere che gli riesce davvero molto bene. Perché Achille Lauro è tutto e niente: è il trapper dal passato oscuro cresciuto nei cortili delle palazzine popolari tra Monte Sacro e il Tufello ma è anche quello che si diverte a imitare le rockstar, e che quando s'appassiona a un genere o a uno stile riesce a sposarlo completamente, facendolo suo.



di Mattia Marzi
SCALETTA:
"Cadillac"
"Thoiry"
"1969"
"Zucchero"
"Sexy ugly"
"Ulalala"
"Maledetto lunedì"
"Amore mi"
"Roma"
"Mamacita"
"Bvlgari"
"Maharaja"
"Delinquente"
"Je t'aime"
"Rolls Royce"
"Penelope"
"Ragazza di periferia" (con Anna Tatangelo)
"Ammó" (con Clementino e Rocco Hunt)
"Ballo del blocco" (con Og Eastbull)
"Scusa"
"Thoiry" (con Gemitaiz)
"Keanu Reeves" (con Gemitaiz)
"Ulalala" (con Gemitaiz)
"La bella e la bestia"
"C'est la vie"