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NEWS   |   Recensioni concerti / 13/07/2019

Muse, il debutto italiano del tour di ‘Simulation Theory’: il report del concerto a San Siro

Matt Bellamy e compagni si sono esibiti allo Stadio di San Siro di Milano per la prima tappa italiana del "Simulation Theory Tour". Abbiamo provato a raccontarvi com'è andato questo primo concerto dei Muse nella Penisola, che li aspetta per altre due date

Muse, il debutto italiano del tour di ‘Simulation Theory’: il report del concerto a San Siro

Doveva essere un tour sobrio, che si proponeva di mettere la tecnologia in un angolo a favore del contatto umano. Niente da fare, però, perché per quanto i virtuosismi del “Drones World Tour” siano un ricordo, a essere semplici i Muse non ci riescono proprio. E così ecco che anche la tournée a supporto di “Simulation Theory”, l’ultimo capitolo discografico della band, nella sua prima tappa italiana andata in scena ieri sera, 12 luglio, allo Stadio di San Siro di Milano, non manca di una non trascurabile scenografia, con ballerini mascherati, grafiche elaborate, un gigantesco scheletro in movimento a sovrastare la band, occhiali futuristi e luci reticolari. È vero dunque che Matt Bellamy e soci hanno messo da parte un po’ di tecnologia, ma non certo il senso dello spettacolo, che scorre delle vene del terzetto britannico indipendentemente da qualsiasi dichiarazione d’intenti la band possa fare. Ma quello che rende i Muse una vera band da palcoscenico è il fatto che nessun effetto scenico è mai in grado di mettere in secondo piano la musica e le canzoni, il motore primario del set di questa sera nello storico stadio meneghino: l’origine della potenza espressiva dei Muse resta quella.

Il Meazza è ancora illuminato dalla luce delle sere d’estate quando la band nata a Devon attacca gli strumenti. I magnifici tre saranno soli per buona parte del concerto, accompagnati solamente su alcuni brani da due percussionisti posizionati ai lati del palco. L’impresa non è da poco, ma la mancanza di altri strumenti – specie di una seconda chitarra – non si fa sentire e il connubio tra le sei corde di Bellamy, il basso di Chris Wolstenholme e l’impalcatura ritmica della batteria di Dominic Howard rende il giusto onore al repertorio dei Muse, che lascia spazio alle canzoni di “Simulation Theory” – per il tour che ha fatto il suo debutto a Houston lo scorso mese di febbraio la band ha scelto “Algorithm”, “Pressure”, “Break It to Me”, “Propaganda”, “The Dark Side”, “Thought Contagion” e “Dig Down” –, e ai già collaudati brani meno recenti. E se il calore con il quale il pubblico dei Muse accoglie classici come “Time Is Running Out” o “Plug In Baby”, che fanno prontamente esplodere la folla, non è lo stesso riservato alle canzoni più nuove è pur vero che di adepti che ballano e cantano sulle note, ad esempio, del singolone “Pressure” ce ne sono parecchi, così come non mancano luci di cellulari e sospiri a incorniciare un pezzo come “Dig Down”, proposto al pubblico con Matt Bellamy al pianoforte e i due compagni di band raccolti intorno a lui nell’esagono che chiude la passerella. Anche l’amore per i brani di “Black Holes and Revelations”, uno dei dischi più apprezzati della band, è indiscusso, con cori e ovazioni su brani come “Supermassive Black Hole”, “Starlight” e, in chiusura, “Knights of Cydonia”. I Muse hanno trovato posto in scaletta anche per il pezzo solista del frontman della band, “Pray (High Valyrian)”, che Bellamy ha composto per l’album collaborativo ispirato alla saga “Game Of Thrones” uscito lo scorso mese di aprile. 

Dopo la furia del medley che mette in fila “Stockholm Syndrome”, “Assassin”, “Reapers”, “The Handler” e “New Born”, quando anche le file della tribuna stampa di San Siro ondeggiano, poco prima delle 23.30 i tre Muse prendono commiato sulle note battagliere di “Knights of Cydonia”. Sospeso tra virtualità e realtà, tra simulazioni e concretezza, tra potenza e fragilità, il gruppo britannico saluta il suo pubblico esortandolo, sulla scia delle parole di “Knights of Cydonia”, a non perdere tempo, “altrimenti il tempo perderà te”. Forse raccontandoci di buchi neri e fine del mondo i Muse è proprio questo che cercano di dirci, di essere dentro al nostro tempo. Una condizione mai scontata, che come per i cavalieri di Cydonia richiede di imbracciare le spade e alzarle al cielo con un grido: “You and I must fight for our rights, you and I must fight to survive”.

di Erica Manniello

Scaletta:

Algorithm
Pressure 
Psycho 
Break It to Me 
Uprising 
Propaganda 
Plug In Baby 
Pray (High Valyrian)
The Dark Side 
Supermassive Black Hole 
Thought Contagion 
Interlude 
Hysteria 
Bliss
The 2nd Law: Unsustainable 
Dig Down 
Madness 
Mercy 
Time Is Running Out 
Houston Jam
Take a Bow 
Prelude 
Starlight 

Bis:
Algorithm
Stockholm Syndrome / Assassin / Reapers / The Handler / New Born
Knights of Cydonia 

 

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