Amici 2019, il commento

Un'edizione travagliata: il ritorno di Peparini ha garantito lo spettacolo, ma il meccanismo ha reso tutto più complicato. Deludente Ricky Martin, pochi i talenti.

Amici 2019, il commento

La finale dell’edizione 2019 è stato il momento più bello di Amici. E non perché è la finale di un talent, con tutto il relativo portato di pathos e di racconto televisivo. Ma per come è stata costruita: un tutti contro tutti, basato solo televoto e giuria allargata: una sequenza di esibizioni, con una classifica aggiornata volta per volta, ed eliminazioni progressive. 

Insomma, ancora più della semifinale che ha adottato un meccanismo simile, c’era un meccanismo comprensibile e diretto, che ha valorizzato le performance, e soprattutto le belle scenografie: il ritorno di Giuliano Peparini e dei suoi “quadri” è stato uno dei punti forti di questa edizione (e le scenografia di Luca Tommassini erano state uno dei punti deboli di quello precedente).

E’ stata un’edizione travagliata: nella prima parte il ritorno al formato “Squadre+direttori artstici” ei un regolamento difficile da comprendere (e piegato di volta in volta alle esigenze del racconto). La presenza della star internazionale Ricky Martin è stata più debole del previsto, e quella dell'altro diretore artistico Vittorio Grigolo impalbabile, quando non imbarazzante.

Abbiamo visto le solite liti, quasi sempre centrate sul giudice unico Loredana Berté (e sui professori). Il cast di  “talenti” è parso non particolarmente forte: che Alberto fosse il più “da Amici” è parso evidente fin da subito, mentre Giordana - con già una storia importante alle spalle - sembrava ripetere il meccanismo del “cantante alla riscossa” di Irama nel 2018. Null’altro di musicalmente notevole, non i (t)rapper Mameli e Jefeo, non la voce di Tish - anche se il programma garantirà loro un buon traino.

 

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