Beatles, parla il tecnico del suono Glyn Johns: ''Let It Be'? E' spazzatura'

Beatles, parla il tecnico del suono Glyn Johns: ''Let It Be'? E' spazzatura'

Che la genesi di "Let It Be", l'ultimo album pubblicato dai Fab Four nel 1968, sia stata particolarmente complicata non è una novità: le tensioni tra i Beatles affiorarono già durante le session di registrazione presso gli studi di Twickenham, dalle quali George Harrison si allontanò temporaneamente in seguito a un litigo con Paul McCartney per fare ritorno solo a patto che i lavori si spostassero presso altre sale, quelle di Savile Row, a Mayfair.

Anche la postproduzione, tuttavia, non fu rose e fiori. Frustrati da session di registrazione particolarmente difficili, i quattro di Liverpool affidarono i mixaggi al tecnico del suono della EMI Glyn Johns, che poi venne esautorato da John Lennon in favore del più blasonato Phil Spector, allora sulla cresta dell'onda con il suo "wall of sound". Il passaggio di consegne, stabilito unilateralmente da quello che di lì a poco sarebbe diventato il marito di Yoko Ono non mandò su tutte le furie solo McCartney, ma amareggiò molto anche lo stesso Johns, che a mezzo secolo di distanza dai fatti - nella sua autobiografia "Sound Man" - ha raccontato la sua versione dei fatti.

"Li ho visti diventare normali l'uno con l'altro", ha raccontato il tecnico del suono: "Una cosa che nessun altro ha visto, e della quale nessuno ha un'idea. Così la mia idea per il disco diventò: non sarebbe fantastico fare un album con loro che suonano dal vivo, tutti nella stessa stanza, scherzando l'uno con l'altro e facendosi una risata?".

Concetto esattamente opposto - evidentemente - a quello immaginato da Lennon, che passando i nastri a Spector consegnò il frutto delle riprese all'inventore del "muro di suono", che lavorò per massiccia addizione calcando le mani su doppiaggi, arrangiamenti e orchestrazioni.

"Rimasi male quando Lennon diede i nastri a Spector, e rimasi ancora peggio quando sentii il lavoro di Spector", ha ammesso Johns: "Non aveva niente a che fare con quello che erano i Beatles. 'Let It Be' è un mucchio di spazzatura. Lo dico, nel libro: è come se ci avesse vomitato sopra. Non l'ho mai sentito tutto intero. Ho solo ascoltato le prime battute di qualcosa e ho subito pensato: lasciamo perdere. E' ridicolmente, disgustosamente melenso".

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