Quando le chiacchiere stanno a zero: mini-pedia su 'Talk Is Cheap' e Keef

Quando le chiacchiere stanno a zero: mini-pedia su 'Talk Is Cheap' e Keef

A 31 anni dalla sua pubblicazione originale, è riemerso “Talk is cheap”, primo album solista di Keith Richards riproposto in un’edizione rimasterizzata e con bonus track (lo recensiamo a parte).

E’ quindi l’occasione adatta per contestualizzarlo: come prese forma il disco? Quali sono le informazioni fondamentali da conoscere a riguardo? Come sta e cosa fa Keith?

Ecco 9 punti di vista sull’album e sull’artista, da “cucire” alla tracklist di “Talk is cheap” e, possibilmente, da leggere mentre si ascolta su vinile questo piccolo classico.

Keith Richards oggi

Cominciamo con il localizzare l’artista:

  • Il chitarrista dei Rolling Stones vive in una villa nel Connecticut da decenni
  • Il suo buen retiro è Parrot Cay, nell’arcipelago di Turks and Caicos
  • E’ sposato con Patti Hansen dal 1983: la coppia celebrò le nozze con una cerimonia a Cabo San Lucas, in Messico, ed ha due figlie: Alexandra e Theodora
  • L’altra donna della sua vita è Anita Pallenberg, da cui ha avuto i figli Marlon, Dandelion e Tara Jo; Keith è nonno di Ella Rose, figlia di Marlon
  • Keith è stato per anni un testimonial spontaneo pro bono del Jack Daniels, di cui ha abusato a livelli sconosciuti ai maggiori epatologi del pianeta; nell’ultimo decennio è poi passato alla vodka, spesso allungata con succo d’arancia. La notizia? Attualmente non beve più superalcolici, qualcosa che ha commentato dicendo “l’esperimento è terminato” (frase già sentita a proposito della rinuncia agli oppiacei)

The X-Pensive Winos:

E’ il nome della band che ha suonato in “Talk is cheap”.

Il suo nome è un gioco di parole che allude a un gruppo di avvinazzati (Winos) da intendersi simultaneamente come una masnada dai gusti etilici molto costosi (expensive) ma anche come un manipolo di sbronzi senza più pensieri (ex pensive).

La formazione ruota intorno alla figura centrale del batterista Steve Jordan, al tempo leader della house band del Saturday Night Live: sarà lui il co-autore dei primi pezzi che Keith Richards scriverà non in partnership con Mick Jagger. Il gruppo avrebbe poi incluso Charley Drayton al basso, Waddy Watchel alla chitarra e Ivan Neville (il figlio di Aaron dei Neville Brothers) alle tastiere, arricchiti dalla presenza del leggendario Bobby Keys al sassofono. Gli X-Pensive Winos si sarebbero confermati quella band stellare in termini di tecnica, fondamentali e amalgama che Richards aveva immaginato assemblandola a tavolino con Jordan.

Mick Jagger

Perché parlare di Mick a proposito del primo disco solista di Keith? Perché fu proprio lui, suo malgrado, l’ispiratore della carriera solistica del gemello che, dopo averlo insultato profusamente sui media lungo l’intero triennio nel quale il suo Glimmer Twin aveva pubblicato due album solisti tradendo per sempre l’idea di gruppo di Keith (che usava dire “nessuno lascia i Rolling Stones, se non in orizzontale”), passò alle vie di fatto.

Alle scelte artistiche di Jagger, che con “She’s the boss” e “Primitive cool” aveva ammiccato in maniera a tratti imbarazzante alle tendenze del momento meritandosi da Keith il soprannome dispregiativo di “disco boy”, Richards replicò  con un album solido, grezzo, verace, quasi di roots music, nel quale persino la sue non proprio eccelse doti vocali trovarono una collocazione perfetta.

Gli Ospiti dell’album – 1/3

Come se i Winos non fossero abbastanza qualificati, la serie di guest star che arricchì il suono e i pezzi di “Talk is cheap” attingendo agli unici connotati che contava no per Keith – cioè: qualità e credibilità – è impressionante.

Primo della lista per gradi e anagrafe è Johnnie Johnson: pianista eccelso, costui era stato principalmente due cose: (1) colui il quale nel 1953 aveva ingaggiato nel suo gruppo di St Louis un promettente chitarrista di nome Chuck Berry, e (2) colui in onore del quale Chuck Berry avrebbe scelto il titolo di una sua canzone di discreta popolarità – “Johnny B Goode”. Keith lo recuperò grazie a una dritta di Ian Stewart, tastierista meglio noto come il “sesto Stone”, che gli ricordò che quel gran musicista caduto in disgrazia dopo la rottura con Berry negli anni ’70 lavorava nella natia St Louis come autista di autobus.

Gli Ospiti – 2/3

Altri ospiti dell’album in ordine sparso sono: Maceo Parker, Sarah Dash delle Labelle, Patti Scialfa della E Street Band, Bernie Worrell, Bootsy Collins, Chuck Leavell (session man di famiglia con gli Stones), Memphis Horns, Willie Mitchell, Mick Taylor (ex Stone).

Tuttavia – dovendo scegliere uno tra tutti – bisogna ammettere che il vero ospite d’onore fu…

Gli Ospiti – 3/3

Bert.

Erano stati due estranei per oltre vent’anni, durante i quali non si erano rivolti la parola. Di recente, tuttavia, si erano riappacificati.

E fu così che Bert, padre di Keith, diventò quasi parte dell’arredamento durante le session di registrazione di “Talk is cheap” (che, per la cronaca, vide la luce tra Canada, New York e Memphis).

Gli Stones prima di “Talk is cheap”

Il risentimento di Richards nei confronti di Jagger e l’intersezione tra le loro carriere soliste non sono elementi estranei alle vicende della loro band.

Nel 1985 Keith è convinto che Mick si sia tenuto i pezzi migliori per i suoi due album solisti (salvo deturparli con eccessi di ricorso a sintetizzatori ed elettronica e dubbi arrangiamenti), depotenziando così le chance di “Dirty work”: registrato a Parigi all’insegna del malumore e sotto l’egida di un disperato Steve Lillywhite incapace di mettere pace tra i due, oggi è  riconosciuto come il peggiore album della carriera degli Stones – e, a posteriori, può interpretarsi come una delle molle che hanno spinto Richards ad andare “solo”.

“Talk is cheap”, nel 1988, finì per stagliarsi “the real thing” rispetto al più recente album della band, fuori fuoco e senza direzione: ecco tornare i riff, ecco riemergere quella meravigliosa carenza di immaginazione di chi ha in mente solo il rock and roll. Più stonesiano dei Rolling Stones.

Gli Stones dopo “Talk is cheap”

“Talk is cheap” esce, la critica lo acclama, Keith viene indicato come “il vero Rolling Stone”.

Forse, quindi, non è casuale che a questo punto, dopo anni di gelo siderale e solo tre mesi dopo la sua pubblicazione, Mick si ricongiunge in studio con Keef: a Barbados gettano le fondamenta di un grandissimo ritorno con l’album “Steel wheels”, che segnerà il ritorno alla forma dei Rolling Stones e, di fatto, sarà anche il template sul quale avrebbero costruito le loro immense fortune live nei quasi trenta anni successivi: megaproduzioni, fiumi di denaro e show di nuovo molto credibili.

Mille citazioni, una frase per tutte

Anche prima che uscisse la meravigliosa autobiografia “Life”, densa di aneddoti e frasi esilaranti, erano decine le citazioni di Keith Richards che hanno fatto epoca.

Qui pescheremo una sola perla, tratta da un’intervista concessa a Mojo nella quale, dopo avere affermato “Ho detto alcune delle mie cose più sagge quando ero giovane”, risponde così alla domanda del giornalista: “… E quale potrebbe essere un esempio di una frase saggia detta da te da giovane?”:

“NON COLPEVOLE, VOSTRO ONORE!”

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