Eros Ramazzotti racconta il nuovo album ‘Vita ce n’è’ al Castello Sforzesco: videointervista

Eros Ramazzotti racconta il nuovo album ‘Vita ce n’è’ al Castello Sforzesco: videointervista

Eros Ramazzotti ha tutte le intenzioni di tornare in classifica: il suono, i temi, gli autori, i featuring del quindicesimo album “Vita ce n’è”, in uscita venerdì 23 novembre in quasi 100 paesi, sono pensati per tornare a vincere.  Per raccontare tutto questo, Eros ha convocato la stampa mondiale a Milano, nel bel mezzo della Music Week, al Castello Sforzesco - in una serata condotta da Pippo Baudo. I giornalisti sono stati accolti in un Castello illuminato con il nome di Eros, come vedete in questa foto, e condotti attraverso il museo degli strumenti musicali fino alla stupenda  sala degli arazzi. Dopo i saluti istituzionali del Comune con l'assessore Del Corno - che ha fortemente voluto questa location - Baudo presenta la serata, ed esordisce raccontando dal primo incontro dei due, nell'81, a Castrocaro: poco dopo Ramazzotti venne messo sotto contratto da Galanti, si trasferì a Milano, che da allora è diventata la sua città d'adozione.
Baudo ripercorre la storia di Eros, dal famoso Sanremo dell'84: alla fine, su richiesta di un giornalista, il presentatore ammette: "L'ho inventato io". Si arriva al presente, con Baudo che riflette sul fatto che oggi Eros racconta l'amore come ancora di salvezza.

“Più passa il tempo e più sento il bisogno d’amore e positività”, spiega il cantante romano nel raccontare lo spirito dell’album. “In un momento in cui altri cantano cose frivole o dicono parolacce e sono terra terra, c’è bisogno di una ventata di vita”. La produzione, curata dal cantante con Antonio Filippelli e Celso Valli, dà al sound un tocco di contemporaneità pop assente da “Perfetto”, l’album di tre anni fa. “Ho voluto fare il giovane”, dice ridendo. “Il suono è molto schiacciato perché oggi i dischi li si ascolta col telefonino”. La parola che usa più spesso, parlando del disco, è ripartenza. “C’è stato un momento della mia vita in cui faticavo a portare avanti la parte artistica e quella gestionale. Avevo persino meditato di ritirami, qualcuno avrà pensato: finalmente. E invece, eccomi qua a fare interviste: ho ancora voglia di far musica”. E risponde a Salmo: “Ma come fa a sapere che siamo scoreggioni?, dice scherzando su un verso di “Stai zitto” in cui il rapper fotografa, a modo suo, il passaggio epocale che viviamo: il rap italiano è diventato il nuovo pop e “i vecchi scureggioni della pop music” si vedono superati in classifica dai “rappusi”. Eros, con questo album sembra invece voler ricordare al pubblico che pop significa popolare e che non è stato superato dal rap. “Seriamente, non mi piace l’idea di mettere in competizione gli stili. Non rinnego certo il pop, che è una musica tradizionale che arriva al cuore, né disdegno il rap. Penso, anzi, che i rapper siano i nuovi cantautori. Raccontano la realtà, tirano fuori i problemi, arrivano alla gente. A volte predicano bene e razzolano male, sono incazzati con il mondo e se ne vanno in giro in Ferrari. Bisogna vedere chi veramente vive quella vita. Salmo mi piace per i testi, Ghali è uno che davvero è passato dai palazzi ai palazzetti. Credo ci sia spazio per tutti. Sta poi alla gente decidere chi vince e chi resta fermo al palo”.

Per scrivere le canzoni del disco, Ramazzotti ha coinvolto Federica Abbate (in sette pezzi), Cheope - presenti al Castello - Dario Faini, Paolo Antonacci ("Un bravissimo autore: inizialmente scriveva cose molto lunghe, delle suite; gli ho spiegato come lavorare per fare canzoni pop - mi ha portato 'Due volontà', pensava di inciderla lui, ma l'ho voluta io") , Enrico Nigiotti, Fortunato Zampaglione, Bungaro, Cesare Chiodo, Stefano Marletta, Edwyn Roberts, Mario Lavezzi e Mogol, un mix di autori del nuovo pop nazional-popolare e classici. Fra questi ultimi rientra Jovanotti “‘In primo piano’ è nata da un provino che Lorenzo mi ha inviato due anni fa. Testo e melodie erano perfetti e li ho tenuti. L’arrangiamento l’ho rifatto molto pop. Gli è piaciuto”. "Mi sono commosso ascoltando la versione finale", dice Lorenzo, in un video proiettato in sala.

La canzone a cui Ramazzotti tiene di più s’intitola “Dall’altra parte dell’infinito”, una lettera a un figlio morto. “È nata dopo avere letto sul Corriere la storia di un padre che ha perso il figlio a causa della leucemia. Il bambino aveva 10 anni. Per tenerne in vita la memoria, gli scrive una lettera al giorno su Facebook. È una canzone strappalacrime, ma descrive una realtà che purtroppo vivono in tanti”. La canzone più personale è invece “Buonamore”, una nuova “L’aurora” dedicata alla figlia oggi ventunenne. “Ha finalmente messo la testa a posto. Mi piaceva l’idea di dedicarle una canzone nel momento in cui vive l’amore vero”.

“Vita ce n’è” è dedicato all'amico fraterno Pino Daniele e contiene tre featuring che sembrano scelti in base ai segmenti di mercato a cui l’artista intende rivolgersi. Del resto il mercato internazionale vale per il cantante all’incirca il 70% del totale. A un certo punto Ramazzotti aveva pensato di includere nell’album altri duetti con cantanti provenienti dai paesi per lui più importanti. “Da dieci anni, oramai, se non metti almeno un featuring il tuo lavoro passa inosservato. Qui ci sono Alessia Cara, che è una giovane italo-canadese piccolina e dotata di una voce bellissima, Helene Fischer, che è molto famosa in Germania e Luis Fonsi, uno che mi chiama maestro”.

Il tour mondiale di Ramazzotti inizierà nel 2019. Sul palco ci saranno Eric Moore (batteria), Luca Scarpa e Giovanni Boscariol (tastiere), Corey Sanchez e Giorgio Secco (chitarre), Paolo Costa (basso), Scott Paddock (sassofono), Monica Hill, Christian Lavoro e Giorgia Galasso (cori). “Per ora sono concentrato sulla promozione dell’album. Una cosa la posso dire: ho sempre cercato di migliorare la parte musicale e sarà così anche in questo tour. A livello di spettacolo stiamo lavorando con una struttura a Londra. Chi paga il biglietto deve uscire soddisfatto”.

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