NEWS   |   Italia / 23/10/2018

“Anema e core”, De Gregori incontra Paladino: un gesto artistico arcaico contro la musica liquida

“Anema e core”, De Gregori incontra Paladino: un gesto artistico arcaico contro la musica liquida

Un’opera fatta di solchi e incisioni, materia modellata dalla sensibilità di un musicista e di un artista, quasi un piccolo atto di protesta poetica contro la digitalizzazione dell’arte. “Anema e core” unisce il lavoro di Francesco De Gregori e Mimmo Paladino. È un vinile in 10” contenente la canzone reinterpretata dal cantante con la moglie Francesca “Chicca” Gobbi negli studi Real World di Peter Gabriel, in versione acustica e orchestrale, e una xilografia contenuta in una teca di plexiglas realizzata da Paladino. L’oggetto, numerato e firmato, è messo in vendita in esclusiva su Ibs.it e Feltrinelli.it  in 99 esemplari, a 1200 euro l’uno (ma tra un mese uscirà un'edizione commerciale di "Anima e core" in 500 copie numerate e con una copertina differente). Il progetto è stato presentato stamattina alla Triennale di Milano di fronte a una folta platea di giornalisti a cui non è stata concessa la possibilità di fare domande.

Questa “Anema e core” non è solo una canzone e nemmeno un disco con la copertina realizzata da un artista. È esso stesso un’opera d’arte, anzi l’unione di due forme d’arte. Il critico Vincenzo Trione, che ha moderato l’incontro, ha sottolineato l’unicità del progetto. “È un gesto artistico che mette assieme due amici ed è approdo di due differenze: De Gregori incarna la purezza, la sobrietà e il rigore, Paladino è caratterizzato dalla capacità di essere sempre impuro. La canzone è un soggetto attorno a cui Paladino ha costruito una drammaturgia nella quale reinterpreta i due cantanti e mette una galassia di segni con riferimenti alla canzone e a De Gregori. È un’opera d’arte che avvolge e protegge un’altra opera d’arte, fondendosi con essa”.

L’idea, spiega De Gregori, è nata per caso. “Ero a Napoli con Chicca, in un ristorante di fronte al mare. Di solito c’era un posteggiatore che cantava ‘Anema e core’. Quel giorno non c’era e cominciai a canticchiarla io Lei mi è venuta dietro. Ci sono piaciuti il suono delle nostre voci e la drammaticità del testo. Con una certa incoscienza, abbiamo cominciato a cantarla davanti al pubblico in Europa e negli Stati Uniti e ci siamo accorti che la gente si commoveva. Da lì è nata l’idea di fissarla su disco”. De Gregori ne ha parlato con l’amico Paladino che si è proposto di fare qualcosa assieme. Una copertina non bastava. “Non volevamo una riproduzione seriale di un’immagine. Volevamo creare un’opera d’arte che è l’involucro di un’altra opera d’arte. È un esperimento. Rischiare fa bene specie in un mestiere come il mio in cui si lavora sulla prevedibilità, su quello che si pensa che il mercato voglia”.

Paladino, che in passato ha collaborato con Brian Eno per un’installazione all’Ara Pacis di Roma, che ha firmato la copertina di “Henna” di Lucio Dalla e le scenografie di “Work in Progress”, che ha collaborato con gli Almamegretta, ricorda che “Francesco voleva che la musica uscisse su vinile, che è un microsolco iscritto sulla materia, non un suono elettronico astratto. Bisognava perciò che tutto diventasse microsolco, si doveva incidere qualcosa. E così nell’antica bottega romana dei fratelli Bulla, dove pare di tornare nell’Ottocento, abbiamo inciso lastre di linoleum stampate a mano, con in mente l’esempio del libro imbullonato di Depero. E poi c’è tutta una tradizione di incontro fra pittori e musicisti, come Picasso e Satie. È una tradizione che si è persa”. L’idea centrale del progetto era lavorare su un’idea arcaica del fare, mettendo assieme manualità e attenzione estrema a particolari in un’opera estranea al mondo iperdigitalizzato in cui viviamo.

“Anema e core”, nota Trione, non è un episodio, ma il punto d’arrivo di un lungo percorso di avvicinamento di Francesco De Gregori al mondo dell’arte a cui ha dedicato canzoni e copertine degli album, e a cui si è poi accostato prima con interesse da collezionista, poi attraverso il rapporto con alcuni artisti e la collaborazione all’installazione di Lucia Romualdi “Soundings”, che prevedeva alcune variazioni di “Cardiologia”. È anche un modo, per De Gregori, di affrancarsi dall’aspetto industriale della produzione dei dischi e dedicarsi alla pratica dello sconfinamento artistico. “Mi piace invadere invadere altri campi e lasciarmi invadere. Mi considero un amante dilettante dell’arte, una vittima del bello. Se rinascessi potrei fare il pittore. Chissà che non mi dedichi in futuro a un lavoro artistico più complesso e sganciato dalla musica. Alla mia età si è abbastanza incoscienti per farlo”.

Paladino ha spiegato che negli anni ’70 gli artisti della scena italiana pre-transavanguardia ascoltavano musica per lo più colta. Fu il critico Tommaso Trini a spiegargli che i cantautori come De Gregori stavano sperimentando con il linguaggio qualcosa di simile a quel che facevano loro avanguardisti. “Probabilmente è vero”, commenta De Gregori, “ma non ne eravamo consapevoli. Avevamo però intuito che le canzoni potevano esprimere qualcosa che andasse oltre il puro intrattenimento. A quarant’anni di distanza, eccoci a riconoscere questa parentela. Se l’avessi saputo allora mi sarei sentito convalidato culturalmente”.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi
De Gregori in tour
Scopri qui tutti le date!