NEWS   |   Italia / 12/09/2018

La (ri)generazione di Riccardo Sinigallia: 'Avevo pensato di smettere, a nessuno interessavano le mie cose. Questo disco è un nuovo esordio'

La (ri)generazione di Riccardo Sinigallia: 'Avevo pensato di smettere, a nessuno interessavano le mie cose. Questo disco è un nuovo esordio'

"Quella del cantautore, secondo me, non è un'attività che comprende la televisione, la radio e i giornali. È un'altra cosa", dice Riccardo Sinigallia, ad un certo punto della nostra chiacchierata. Non è snobismo, il suo. È che apparire a tutti i costi non gli interessa proprio. E infatti non lo si vede spessissimo in giro. Anzi, non lo si vede praticamente mai. L'ultima volta che ha avuto modo di esibirsi di fronte ad una platea vasta, "mainstream", è stato nel 2014, l'anno della sua partecipazione al Festival di Sanremo con "Prima di andare via". Fu squalificato, perché il brano non era inedito (lo aveva già fatto ascoltare a centinaio di persone, durante un concerto - "un peccato di ingenuità, in assoluta buona fede", commentò lui): "Quello che è successo è stato molto fastidioso. Forse è stata anche una questione di karma", ricorda il cantautore romano, "sento che il mio, di karma, è quello di essere l'escluso di questa storia della musica italiana degli ultimi vent'anni. Almeno, così è stato fino a questo momento. Ora forse potrei raccogliere di più, vuoi un po' per la Sugar [ha firmato per l'etichetta nel 2014, poco prima della partecipazione al Festival] e un po' per le cose che sto facendo. Ma anche se ciò non dovesse succedere, sarei comunque contento". "Ciao cuore", il nuovo album, suona come una ripartenza: "È un nuovo esordio, quello di un uomo che ha concluso la sua giovinezza e che entra nella fase adulta".

Il disco, nei negozi da questo venerdì, 14 settembre, è stato anticipato dall'omonimo singolo e arriva a ben quattro anni e mezzo di distanza dal precedente "Per tutti". Non sono poi così tanti, considerando che tra il disco del 2014 e quello ancora precedente, "Incontri a metà strada", di anni ne erano passati quasi otto: "Non mi piace pensare alla mia vita solamente come ad una pausa tra un disco e un altro. Cerco di fare anche altre cose, nel frattempo, che prendo sia come lavoro (vedi la produzione di dischi per altri artisti) sia come nutrimento", spiega, "mi permette di guardare fuori dalla mia finestra. Ci metto un po' anche a selezionare il materiale che reputo degno di essere pubblicato: non tutto merita di entrare all'interno di un disco. Alcune cose rimangono fuori, poi magari le ripesco dopo qualche anno". Lontano dai social network, dalla tv e dal bisogno di farsi notare a tutti i costi, in questi quattro anni Sinigallia ha firmato per Mina e Celentano "Amami amami" (l'adattamento in italiano di "Ma'agalim" del musicista israeliano Idan Raichel), ha ripreso il progetto dei Deproducers (il collettivo formato insieme a Max Casacci, Vittorio Cosma e Gianni Maroccolo), ha composto la colonna sonora di "I mille giorni di Mafia Capitale" e prodotto "La fine dei vent'anni" di Motta. Il cantautore toscano ha ricambiato partecipando alle registrazioni di parte dei brani contenuti in "Ciao cuore": suona la chitarra acustica in "Niente mi fa come mi fai tu", la chitarra elettrica in "Bella quando vuoi" e "Ciao cuore", la batteria (e il vaso) in "Backliner". Tra gli altri musicisti che suonano insieme a Sinigallia ci sono diversi punti di riferimento della scena romana, come la sua compagna Laura Arzilli (al basso), suo fratello Daniele e Adriano Viterbini (alle chitarre).

La copertina di "Ciao cuore":

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A detta del cantautore romano, "Ciao cuore" segna in parte un ritorno a quello che faceva negli anni '90 con la sua prima band, i 6 Suoi Ex. Rispetto ai precedenti dischi, le canzoni contenute nel nuovo album sono caratterizzate da un uso più massiccio dell'elettronica e da un modo di cantare meno intimista e più aperto: "Ho sempre lavorato molto con l'elettronica. Però, ad un certo punto del mio percorso, ho sentito la necessità di andare al nocciolo della scrittura. 'Incontri a metà strada', infatti, era un disco prevalentemente acustico", riflette Sinigallia, mentre rolla la cartina di una sigaretta, "Caterina Caselli [la sua discografica] un giorno mi ha detto: 'Se riesci a dimenticarti di essere un musicista e un appassionato di testi e a dare un po' più di importanza alla tua voce, il tuo lavoro può decollare'. Ho provato a seguire i suoi consigli. La mia vera passione è quella dell'editing, però utilizzando sempre diverse fonti: mi piace usare strumenti acustici, elettrici o analogici e poi sopra avere la possibilità di sperimentare con il digitale, anche selvaggiamente. È una tecnica mista, diciamo, e in questo disco si sente bene". La produzione delle nove tracce porta la sua firma e quella di Laura Arzilli: "È stata l'unico vero riferimento. Quando faccio qualcosa, il primo sguardo che cerco è il suo. A volte si vengono a creare situazioni divertenti", racconta il cantautore, "su questo disco, ad esempio, c'è stata una mezza discussione per l'arrangiamento di 'Ciao cuore'. Quello è stato un pezzo soffertissimo, ci ho lavorato per sei anni (a più riprese, ovviamente). Erano due canzoni diverse, molto simili. Ho provato ad unirle, ma mancava ancora qualcosa. Alla fine ho trovato quel riff che fa molto Joy Division e sono impazzito. Ho chiamato Laura, l'ho fatta scendere in studio e gliel'ho fatto ascoltare. Ma lei è rimasta impassibile. Ma come? A me sembrava una cosa straordinaria (ride)".

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"Ciao cuore" ha il sapore di una rigenerazione, per Sinigallia. Lavorare a questo disco gli ha permesso di tornare a credere davvero nella sua musica, dopo un periodo non molto felice della sua carriera: "Prima di Sanremo avevo pensato di smettere. Quell'album, 'Per tutti', era finito da due anni, ma a nessuna casa discografica interessavano le mie cose. Ai concerti venivano quindici persone, di cui otto annoiate. Mi sentivo amareggiato, mi sembrava ingiusto rispetto a quello che vedevo intorno a me", confessa, "al tempo stesso, però, mi dicevo che faceva parte del percorso che avevo scelto. Se ci ripenso, oggi, sono contento di essermi fatto anche due anni di tour da solo, in macchina, a quarant'anni. E se mi proponessero di fare gli stadi domani, sarei pronto".

La traccia che chiude "Ciao cuore" è "A cuor leggero", la canzone che accompagna i titoli di coda di "Non essere cattivo", il film di Claudio Caligari uscito nelle sale cinematografiche nel 2015, pochi mesi dopo la scomparsa del regista romano, con protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi: "Quel momento fu molto intenso. Avevo scritto 'A cuor leggero' un paio di anni prima, ma l'avevo tenuta fuori da 'Per tutti' perché mi sembrava la solita canzone in stile Sinigallia, con gli accordi in minore e il testo sentimentale. Fu Valerio Mastrandrea [che terminò il film dopo la morte di Caligari] a chiedermi una canzone per i titoli di coda. Voleva farmi fare una cover di 'Bankrobber' dei Clash. Ci provai, ma il risultato non mi entusiasmava. Laura mi suggerì di fargli ascoltare quella canzone. A dir la verità, non mi sembrava così attinente al film. Invece provammo a riguardare gli ultimi dieci minuti del film, facendola poi partire: effettivamente innescava tutta un'altra serie di significati. Ci fece commuovere". All'inizio dell'anno, invece, la sua "Prima di andare via" è stata inserita nella colonna sonora dell'ultimo film di Gabriele Muccino, "A casa tutti bene": "Ho molto riscontro da parte dei registi, degli attori e dei produttori. Evidentemente sentono una vicinanza culturale ed espressiva con la mia musica. Quando lavoro su una canzone la tratto un po' come fosse una cosa drammaturgica e forse loro riconoscono questa cosa, un po' old style".



Quando non si rifugia nel suo studio e ha un po' di tempo libero, a Sinigallia piace viaggiare sulle piattaforme di streaming alla ricerca di cose nuove da ascoltare: "Una delle ultime scoperte che ho fatto si chiama Aldous Harding, è una cantautrice neozelandese molto classica, ma al tempo stesso contemporanea e innovativa nel modo di scrivere e produrre le canzoni", racconta. E della nuova scena cantautorale italiana, quella del giro dell'"indie pop", cosa ne pensa? "Mi rifiuto. Non mi piace il linguaggio, che è molto omologato, non mi piace la matrice sonora. Il primo disco di Calcutta era una cosa che mi era suonata sicuramente non nuova, non rivoluzionaria, ma comunque ispirata. Le prime cose che facevano quelli della Dark Polo Gang erano fotografie nitide della realtà di oggi. Ma poi tutti si trasforma in cliché. Anche nei testi: ripetono tutti lo stesso slogan. Che è fondamentalmente: 'Sticazzi'. Sticazzi della poetica, sticazzi della politica, sticazzi di me, sticazzi di te. All'inizio poteva essere interessante, ma ora mi chiedo: 'É tutto qui? Possibile che sia tutta una gara a chi dice sticazzi più forte?'. Però non sono così stupido da pensare che faccia tutto schifo. Ho grande rispetto per progetto come quello di Brunori, Iosonouncane, Colapesce, Dimartino. E sicuramente dimentico qualcun altro. Nella musica di oggi devo fare lo slalom".

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