Michael Jackson, la corte d’appello U.S.A.: la Sony e gli eredi non hanno colpa per i presunti falsi

Michael Jackson, la corte d’appello U.S.A.: la Sony e gli eredi non hanno colpa per i presunti falsi

I giudici della corte d’appello americana hanno sollevato la Sony e gli eredi del Re del pop dall’accusa, portata avanti dalla fan di Michael Jackson Vera Serova, relativa ai tre presunti falsi presenti nell’album postumo “Michael” (2010), nel quale non è chiaro se la voce dei brani “Breaking News”, “Keep Your Head Up” e “Monster” sia effettivamente quella di Jackson o quella di un imitatore. La decisione della corte arriva dopo che la Sony, nei giorni scorsi, aveva negato, con un comunicato ufficiale, di aver mai confermato che i tre brani erano stati incisi da un imitatore dell’artista statunitense. “Nessuno ha ammesso che Michael Jackson non abbia cantato le canzoni”, aveva fatto sapere la major, lasciando in realtà – ancora oggi – in sospeso la paternità della voce dei pezzi.

Nei documenti presentati da Serova, che hanno portato all’apertura delle indagini, la donna puntava il dito contro gli amici di vecchia data di Jackson, Eddie Cascio, James Victor Porte e la sua società di produzione, Angelikson Productions LLC, che avrebbero creato e venduto musica attraverso Sony. Quanto stabilito dai giudici mette al riparo l’etichetta decretando che essa non poteva sapere, come anche non potevano saperlo di eredi di Jackson, se le incisioni prodotte da Cascio e Porte per la Angelikson Productions LLC contenessero o meno la vera voce del Re del pop.

Superata la questione legale, resta l’interrogativo circa la natura del cantato dei tre pezzi, un mistero che s’infittisce volgendo lo sguardo alle dichiarazioni del presunto imitatore, Jason Malachi, che sette anni fa dichiarò sul suo profilo Facebook di essere stato lui a cantare i tre brani, per smentire poi tutto quanto.
 

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