Fabrizio Moro, il racconto del concerto alla curva dello Stadio Olimpico (che potrebbe diventare un disco dal vivo)

Fabrizio Moro, il racconto del concerto alla curva dello Stadio Olimpico (che potrebbe diventare un disco dal vivo)

Lo Stadio Olimpico sogna di riempirlo tutto, prima o poi. Intanto, però, Fabrizio Moro si "accontenta" della curva sud. E di fronte a circa 20.000 spettatori traccia un bilancio di quella che è stata la sua carriera fino ad oggi: dalla vittoria tra "giovani" al Festival di Sanremo 2007 con "Pensa" (anche se il suo primo album risale in realtà al 2000) a quella di quest'anno tra i "big" con Ermal Meta. Dieci anni fatti di alti e bassi, tra piccoli traguardi e qualche incidente di percorso, riassunti in un concerto lungo due ore e mezza e una trentina di canzoni in scaletta.

Il cantautore ripercorre la strada lunga e tortuosa che dalle prime demo e i primi concerti lo ha portato all'Olimpico e sul palcoscenico allestito davanti alla curva dello stadio capitolino racconta i primi capitoli della sua storia musicale. Partendo dal presente, con "Tutto quello che volevi" (una delle canzoni contenute nel suo ultimo album di inediti, uscito lo scorso anno). Una sorta di meta psicologica da cui ripartire: "Parla di tutti i sogni che sono andati infranti nel mio passato e che poi, con fatica, siamo riuscito a ricostruire. Fin da quando avevo 16 anni ogni volta che ci passavo davanti mi giravo a guardare lo stadio, sognando di suonarci. Se sono arrivato qui è soprattutto grazie agli errori. Prima mi dannavo l'anima se sbagliavo. Adesso non ho più paura di sbagliare", confida in camerino, poco prima di salire sul palco. "È solo amore", "Il peggio è passato" e "La complicità" danno il via ai flashback di un percorso durato già una ventina d'anni. Passato e presente, alternandosi, ne riepilogano le tappe principali: ci sono i suoi cavalli di battaglia ("Eppure mi hai cambiato la vita", "Pensa", "Portami via", "Parole rumori e giorni", "Libero"), le canzoni scritte per altri interpreti e delle quali Moro si è successivamente "riappropriato" ("Sono solo parole" e "Un'altra vita", originariamente interpretate da Noemi e Elodie), ma ci sono anche pezzi con i quali rispolvera i suoi esordi ("Ognuno ha quel che si merita", ad esempio, pescata dall'omonimo album del 2005).

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Moro gioca in casa: Roma è lo zoccolo duro della sua fan base (lui stesso, in alcune recenti interviste, ha ammesso di avere qualche difficoltà con i concerti al nord). Di fronte al suo pubblico è particolarmente energico e come lui anche i suoi musicisti: Andrea Ra al basso, Alessandro Inolti alla batteria, Roberto Maccaroni e Danilo Molinari alle chitarre, Claudio Junior Bielli alle tastiere e programmazioni. Peccato che in curva il suono si disperda un po' e la qualità, a livello di audio, non sia delle migliori. Di tanto in tanto il cantautore si ferma a pensare, a riflettere, come su "21 anni" e "Portami via": "Mi piace raccogliere e tenere integri i momenti più importanti della mia vita nella mia mente", spiega. Il concerto è pensato come una festa per incorniciare una fase positiva della carriera del cantautore, che con la vittoria al Festival di Sanremo sembra aver ritrovato la sua strada dopo anni di incertezze e dubbi: "Ma lo avrei fatto comunque, a prescindere da Sanremo. L'ho saputo l'anno scorso e abbiamo chiuso il contratto a settembre. Questa è una meta che va al di là di tutto", precisa lui.

Come ogni festa, non mancano ospiti: sul palco si alternano Ultimo, Fiorella Mannoia e Ermal Meta, tre artisti con i quali Moro ha avuto in qualche modo a che fare nel corso degli ultimi anni. Insieme a Ultimo canta "L'eternità", una dedica che i due fanno alla loro San Basilio, il quartiere della periferia romana dove entrambi hanno trascorso l'infanzia e l'adolescenza, e "Melodia di giugno". Con Fiorella Mannoia duetta su "I pensieri di Zo" (scritta da lui e incisa da lei per il suo ultimo album) e "Acqua" (Moro l'aveva scritta qualche anni fa pensando proprio alla Mannoia, ma la demo si perse tra i tanti cd di provini ricevuti dalla cantante). Ermal Meta, invece, sale sul palco per "Non mi avete fatto niente", accolta dal boato della curva.

Il concerto romano potrebbe diventare un disco dal vivo: "Lo registriamo. Ma se uscirà un cd non lo so, dipende da come viene". Sul futuro Moro non si sbilancia. Dopo il concerto all'Olimpico si prenderà un mese, prima di tornare ad esibirsi dal vivo: il 13 luglio partirà infatti il tour estivo, che lo terrà impegnato sui palchi fino alla fine di agosto (qui tutte le date). "I miei collaboratori si lamentano sempre, dicono che non riesco mai a godermi quello che costruiamo", ammette.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Tutto quello che volevi"
"Soluzioni"
"Tu"
"È solo amore"
"Alessandra sarà sempre più bella"
"ll peggio è passato"
"La complicità"
"Fermi con le mani"
"L'essenza"
"L'eternità" (con Ultimo)
"Melodia di giugno" (con Ultimo)
"Sono anni che ti aspetto"
"L'inizio"
"Ognuno ha quel che si merita"
"Sono solo parole"
"Giocattoli"
"Da una sola parte"
"L'indiano"
"Intanto"
"I pensieri di Zo" (con Fiorella Mannoia)
"Acqua" (con Fiorella Mannoia)
"Eppure mi hai cambiato la vita"
"Sangue nelle vene"
"21 anni"
"Babbo Natale esiste"
"Pensa"
"Non mi avete fatto niente" (con Ermal Meta)
"Portami via"
"Parole rumori e giorni"
"Un'altra vita"
"Libero"
"Sono come sono"
"Pace"

Dall'archivio di Rockol - I Campioni del 68° Festival: Ermal Meta e Fabrizio Moro con "Non mi avete fatto niente"
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