Arcobaleni e cuori infranti: la recensione del concerto di Sam Smith al Forum di Assago
L’effetto speciale è la sedia. Nel senso che ieri sera, al Forum d’Assago, Sam Smith è sbucato da una botola sotto il palco e, puf, eccolo seduto su una sedia, piegato su sé stesso, intento a cantare “Burning”, la canzone in cui racconta il dolore per la fine di una storia e il tentativo di superarlo a forza di sigarette, un pacchetto al giorno. È una delle poche concessioni allo spettacolo della performance del cantante inglese. Pur essendo uno da 12 milioni di copie vendute – ma “The thrill of it all” non ha bissato il successo del debutto “In the lonely hour” – Smith non cerca l’effetto-wow di altre pop star, ma costruisce uno spettacolo piuttosto tradizionale, anche musicalmente. Niente oggetti volanti, palchi che si scompongono e ricompongono, zero visuals, ma un palco originale e affascinante.
Sam Smith dev’essersi trovato di fronte a un problema: come portare nei palasport canzoni che lui stesso ha definito un whisky bevuto da solo, in una stanza buia, di notte, mentre si rimugina sulla propria vita? L’ha risolto facendo risaltare la doppia anima dell’ultimo album “The thrill of it all”: da una parte le ballate drammatiche e lievemente teatrali, le più applaudite, e dall’altra le cose più festose, che strizzano l’occhio ai vecchi soul e rhythm & blues. La gente pensa a questo come a un concerto deprimente, dice a un certo punto, e perciò invita il pubblico a lasciare pene e cuori infranti fuori dalla porta e mettersi a ballare. “Vogliamo che usciate di qui sentendovi felici”. Funziona.



SET LIST:
Burning
One Last Song
I'm Not the Only One
Lay Me Down
His Eye Is on the Sparrow
Omen
Nirvana
I've Told You Now
Writing's on the Wall
Latch
Money on My Mind
Like I Can
Restart
Baby, You Make Me Crazy
Say It First
Scars
Midnight Train
HIM
Too Good at Goodbyes
Palace
Stay With Me
Pray