Roberto Kunstler presenta il suo quinto album

Roberto Kunstler presenta il suo quinto album
Roberto Kunstler molti lo conoscono soltanto come il co-autore delle canzoni di Sergio Cammariere. In realtà, la sua carriera artistica affonda le radici nel 1979, anno in cui (ancora liceale) si esibì al Folk Studio, entrando in contatto con i cantautori della scuola romana. Oggi torna a pubblicare un album interamente suo, l’eponimo “Kunstler”, il quinto lavoro dopo “Gente comune” del 1985, “Mamma, Pilato non mi vuole più” del 1989, “Eclettico ecclesiastico” del 1991 e “I ricordi e le persone” del 1993 (accreditato a Kunstler-Cammariere e cantato a due voci). “Kunstler” è un album prettamente chitarristico, in cui il pianoforte – a differenza di quanto ci si attenderebbe, trattandosi del co-autore di Cammariere – non riveste il ruolo principale. “Sarebbe stato troppo semplice cavalcare il successo delle canzoni mie e di Sergio. In questo caso si potrebbe parlare di un album di ritorno, visto che i miei primi lavori hanno sempre privilegiato la chitarra rispetto al pianoforte”. Certo che è difficile crearsi una propria credibilità quando tutti ti associano ormai a Cammariere… “Da una parte è vero, ma è altrettanto vero che il successo di ‘Dalla pace del mare lontano’ e ‘Sul sentiero’, assieme anche al terzo posto sanremese di ‘Tutto quello che un uomo’, ha permesso a me e Sergio di raccogliere i frutti di anni e anni di duro lavoro e gavetta”. Ma come nascono le vostre canzoni? “In una piccola stanza-studio di Roma che ho adibito per le registrazioni. In pratica Sergio fa delle cover di pezzi scritti da me in passato, oppure ripesca fra i miei appunti alcuni testi e li musichiamo assieme. La nostra formazione musicale è molto simile e ci troviamo subito d’accordo su quale vestito musicale dare alle parole. Ad esempio, il ritornello di ‘Dalla pace del mare lontano’ è ripreso da un mio vecchio brano, ‘Poeti del 900’”. Kunstler si è laureato all’Università di Roma in “Storia delle religioni del Vicino Oriente Antico”. Una formazione filosofica che si ritrova anche nelle tue canzoni? “Tutti abbiamo dei modelli di riferimento. I miei sono sicuramente Rimbaud, sulla cui definizione di ‘io è un altro’ ho fondato molte scelte di vita, così come nel concetto di rapporto sciamanico con l’arte. Un altro autore prezioso è stato Michelstaedter, che ha scritto ‘Il mio Carso’”. Dopo la partecipazione nel 1985 a Sanremo tra le nuove proposte con la canzone “Saranno i giovani”, che opinione hai del festival nazionale? “La prima volta che vi ho preso parte rimasi scioccato perché veniva richiesta l’esecuzione in playback. Ho partecipato anche in altre edizioni, ma solo come autore. Ricordo con piacere l’edizione del 1995 con la canzone ‘Amore e guerra’ scritta per Francesca Schiavo. Quest’anno non mi sono neanche candidato perché mi avevano detto che nella categoria uomini erano già stati scelti quattro nomi su cinque”. Ma Kunstler non è solo autore di Cammariere. Nella sua carriera ha composto anche per Paola Turci (“Mentre piove”), Ornella Vanoni (“L’azzurro immenso”) e Alex Britti (“Esci piano”). “Quella con Alex è stata una bellissima collaborazione, con un brano che tirava fuori la sua anima più 'benharpiana', scelto anche per la colonna sonora del film ‘Stressati’. In genere non mi piace dire che ‘scrivo per altri’. Mentre componevo queste canzoni non ho mai pensato a chi le avrebbe poi interpretate, quindi non c’è stato alcun tipo di calcolo dal punto di vista creativo”. Tra i 12 brani inediti del disco, “Io so” scritto a quattro mani con Cammariere, che Kunstler definisce: “una canzone di redenzione". "Sottolinea come un cambiamento ‘fuori’ potrà avvenire soltanto attraverso un cambiamento ‘dentro’ ognuno di noi”, ci confessa l'artista.
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