Rodrigo D'Erasmo, l'intervista: la prima colonna sonora, gli Afterhours e X Factor

Rodrigo D'Erasmo, l'intervista: la prima colonna sonora, gli Afterhours e X Factor

Rodrigo D'Erasmo, già membro degli Afterhours e collaboratore di svariati artisti della cosiddetta scena "indipendente" italiana, firma per la prima volta in oltre vent'anni di carriera la colonna sonora di un film. La pellicola in questione è "Terapia di coppia per amanti" di Alessio Maria Federici, tratta dall'omonimo libro di Diego De Silva, una commedia con protagonisti Ambra Angiolini, Sergio Rubini e Pietro Sermonti. Il disco della colonna sonora è stato pubblicato il 26 ottobre, giorno di uscita del film nelle sale italiane, e contiene 14 tracce che spaziano dal folk al blues, passando per episodi più pop e rock: "È un lavoro da 'one man soundtrack band'", spiega Rodrigo D'Erasmo.

Nel senso che hai fatto tutto da solo?
Sì, ho suonato e registrato tutto da solo. Gli unici apporti esterni sono stati quelli di Daniele Tortora (mio collaboratore di lunga data e, da qualche anno, anche degli Afterhours) e di Giovanni Versari, che hanno curato rispettivamente il missaggio e il mastering. Inizialmente pensavo di far suonare i brani da altri musicisti, quindi in un primo momento ho composto per praticità, per realizzare provini da fare poi ascoltare agli altri. Ad un certo punto, però, mi sono reso conto che quello che stavo componendo stava diventando proprio il suono del film, che la band ero io e dovevo portare avanti questo lavoro per conto mio.

Ma come è nato questo progetto?
È stato il regista a cercarmi, dopo la fine della scorsa edizione di "X Factor": da fan della trasmissione, si era appassionato all'arrivo mio e di Manuel al talent. Alessio non voleva l'ennesima colonna sonora dell'ennesima commedia italiana - diciamo così - "standard". C'è stato uno scambio alla pari e reciproco rispetto.

Il film è una commedia: difficilmente verrebbe da associare il tuo mondo musicale con questo genere.
In effetti è stato difficile unire il mio mondo musicale al genere della commedia, inizialmente: anche il regista sapeva che era un azzardo. Ma io amo le sfide e ho sentito subito che c'era una buona energia intorno a questo progetto.

Ti sei ispirato a qualche altro lavoro in particolar modo?
Ci ho messo un po' a trovare la mia chiave, il mio suono. Pensavo alle colonne sonore di film come "Juno" e "About a boy". Ho fatto ascolti che potevano aiutarmi a individuare la direzione: "Waiting on a song" di Dan Auerbach, ad esempio. Per me è il disco pop del 2017, fatto da un artista come Auerbach, metà dei Black Keys, che viene dal rock e che vuole cercare il modo di fare del "pop" contemporaneo con riferimenti vecchi e vicini ai miei.

Paradossalmente, negli arrangiamenti è poco presente il tuo primo strumento, il violino. Come mai?
Lavorare a questa colonna sonora mi ha fatto capire che sì, è vero che un musicista ha strumenti in cui si muove più a suo agio e che tecnicamente domina meglio, ma la musica è una: e se hai un'esigenza espressiva e comunicativa, riesci a tirare fuori qualcosa di buono da ogni cosa su cui metti le mani.

La colonna sonora si compone di soli brani strumentali: non c'è una canzone. È stata una tua scelta, quella di non coinvolgere qualche cantante?
Guardando "X Factor" il regista si era incuriosito dei Diana Lou, il duo che in una puntata si era auto-eliminato, e mi aveva chiesto di metterlo in contatto con loro. La sua idea era quella di chiedere dei brani ai Diana Lou, ma io preferivo puntare su pezzi originali. Alla fine, abbiamo commissionato tre canzoni ai Diana (hanno scritto pezzi davvero azzeccati e li abbiamo prodotti insieme): sono nel film, insieme a "Figli delle stelle" di Alan Sorrenti e a un pezzo dei Kool & The Gang, ma non fanno parte del disco della colonna sonora.

Questo progetto è un episodio isolato o si tratta solamente della prima tappa di un nuovo percorso musicale?
C'è già un'altra colonna sonora in cantiere: Alessio mi ha chiesto di essere al suo fianco anche per il suo prossimo film, già in lavorazione. Le riprese cominceranno il prossimo anno. Questo lavoro mi ha divertito e stimolato e spero sia solo il primo di una serie: mi piacerebbe sondare tutte le possibilità della musica per film.

Tu sei un musicista di formazione classica: sei diplomato al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e a quello di Ekaterinburg in Russia. Come mai ad un certo punto ti sei allontanato dalla musica classica?
Non trovavo più stimoli: era un ambiente professionale vecchio, legato ad una quotidianità che mi ricordava quella dei lavoratori di fabbrica. Non era esattamente quello che sognavo, quando mi ero messo in testa di fare il musicista. Avevo cominciato a sentirmi come dentro una gabbia, una sensazione forse legata al fatto di dover suonare sempre musica altrui: non potevo esprimere la mia creatività ed ero circondato da persone non felici di quello che stavano facendo.

E al rock come ci sei arrivato?
Prima di arrivare al rock ho provato a sperimentare tutti i generi sul mio strumento: dalla pizzica alla musica elettronica, dal jazz al folk irlandese. Non sono stato io ad andare da lui, non l'ho inseguito io: è stato il rock a venire da me. È successo quando ho cominciato a frequentare la scena milanese. Nel 2008 suonavo con Cesare Basile: avevamo fatto un disco insieme a John Parish, il produttore di PJ Harvey. Quell'esperienza mi ha aperto le porte degli Afterhours: subito dopo l'uscita di Dario Ciffo dal gruppo, Manuel Agnelli e Giorgio Prette sono venuti a sentirmi in concerto a Milano, insieme a Basile. E alla fine del concerto mi hanno chiesto di entrare negli Afterhours.

Nel corso degli anni sei diventato una sorta di alter ego di Manuel: quest'estate avete festeggiato i trent'anni di carriera del gruppo in tour, nelle ultime settimane avete seminato sui social una serie di indizi relativi ad un nuovo progetto (si parla di un "best of") e ora avete pubblicato la nuova versione di "Bianca" insieme a Carmen Consoli. Cosa avete in serbo?
Non posso anticipare nulla, al momento. L'unica cosa certa è proprio la collaborazione con Carmen Consoli, che in questo momento di festeggiamento è una chiusura del cerchio. Carmen ha viaggiato spesso su binari paralleli rispetto a quelli su cui viaggiavano gli Afterhours, ma non c'era mai stata occasione di fare qualcosa insieme. Nell'ultimo anno ci siamo incontrati spesso perché Carmen ha scelto Eva, una delle ragazze che io e Manuel abbiamo seguito lo scorso anno ad "X Factor", come artista d'apertura dei suoi concerti e io sono andato più volte a darle una mano sul palco. Sono felice che abbia accettato di incidere questa nuova versione di "Bianca": ha fatto un lavoro splendido con le voci. E sono contento di come è uscito l'arrangiamento: toccare un pezzo di vent'anni fa e farne una versione 2.0 con suoni più freschi non è facile.

Quest'anno ripeti la tua esperienza ad X Factor come aiutante di Manuel: com'è lavorare in quel talent?
In questa edizione siamo favoriti dal fatto di avere le band: Manuel le ha selezionate con grande occhio e fiuto. È gente che scrive, che non si limita a interpretare le cover, e questo fa la differenza: significa che hai a che fare con persone che approcciano le cover in modo particolare e che tendono a stravolgere quello che gli viene proposto. Quando abbiamo incontrato i ragazzi in sala prove prima che cominciasse la trasmissione ci hanno fatto ascoltare i loro pezzi: sono interessanti, materiale su cui investire nel futuro. Sono ragazzi giovani: hanno un margine di crescita gigantesco.

A proposito di giovani: spesso, nel corso della tua carriera, hai collaborato come musicista con artisti di nuova generazione. Diodato o Vasco Brondi, ad esempio. Hai mai pensato di metterti al servizio di un altro artista come produttore?
Fino a questo momento non è mai capitato. Sì, certo, ho lavorato come co-produttore per gli ultimi dischi degli Afterhours (produttore aggiunto, per essere più precisi), ma è stato piuttosto facile perché ho lavorato su materiale "mio". Sarebbe curioso poter toccare il materiale di qualcun altro: ma tra me e l'altra persona dovrebbe crearsi dell'empatia, del feeling. Non lo escludo, però.

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