NEWS   |   Pop/Rock / 12/10/2017

Carla Bruni - la recensione di "FRENCH TOUCH"

Carla Bruni - la recensione di "FRENCH TOUCH"

Il "tocco francese" di Carla Bruni trasmette un senso di distacco estetizzante. Imbeccata dall'ex presidente dalla Verve, la supermodella ha messo assieme brani pop di grande successo (“Enjoy the silence”, “Miss you”), classici d'altri tempi (“Moon river”, “Crazy”), pezzi che non t'aspetti cantati da lei (“Jimmy jazz”, “Highway to hell”). Ma a volte la forza degli originali è neutralizzata a favore di un cliché fatto di morbido intimismo.

Lei dice che queste sono le canzoni che amava suonare alla chitarra, dai 9 ai 29 anni. C’è di tutto, dai Clash agli ABBA passando per Patsy Cline e Holly Golightly – il personaggio, non la rocker. Pare che l’idea di un album cantato da Carla Bruni in lingua inglese sia venuta a David Foster, all’epoca presidente dell’etichetta Verve. Canzoni nuove non ce n’erano, s’è ripiegato su una dozzina di pezzi di varia provenienza. Eppure, dopo avere sperimentato il tocco dell’ex supermodella, diventano materia omogenea. Come se il “French touch” evocato nel titolo – un’espressione molto usata ai tempi del boom di Air e Daft Punk – consistesse nel ridurre le canzoni a cartoline sonore languide e soffuse.

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