Roy Paci parla di "Valelapena": "E' l'album più internazionale degli Aretuska"

Roy Paci parla di "Valelapena": "E' l'album più internazionale degli Aretuska"

Sette anni, tanto è il tempo trascorso da “Latinista” nel 2010, l’ultima pubblicazione di Roy Paci & Aretuska. Sette anni per un nuovo album. Sette anni per regalare al mercato “Valelapena”.  Abbiamo raggiunto telefonicamente Roy Paci per farci presentare questo sesto album della sua band prodotto dallo spagnolo Dani Castelar (al lavoro con Paolo Nutini in “Caustic love”) che ha donato al disco un suono più internazionale e ‘diverso’ rispetto agli standard al quale erano abituati gli Aretuska e con il quale si augura di poter lavorare nuovamente anche in futuro.

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“Sono trascorsi sette anni dall’ultimo album ma gli Aretuska ci sono sempre stati. Siamo stati impegnati in centinaia di concerti in giro per il mondo” dice Paci, “fino che a un certo punto ho iniziato ad appuntarmi spunti armonici e idee per nuove canzoni. Una volta deciso che era giunto il momento di mettersi al lavoro ho messo insieme tutti i pezzi e non avendo fortunatamente l’agenda dettata da una major, mi sono preso tutta la calma del mondo per confezionare il miglior prodotto possibile”.

Il singolo che ha anticipato l’uscita di “Valelapena” è “Tira”, brano firmato da Daniele Silvestri, così come anche “No stop”. Sulla modalità con cui è nata la collaborazione con il cantautore romano Paci dichiara:

“Con Daniele ci conosciamo veramente da molto tempo. E’ un’amicizia vera, profonda, abbiamo uno splendido rapporto umano prima che professionale. Ritengo che Daniele oggi sia tra i migliori, se non il migliore scrittore di canzoni italiano. Mi ha insegnato molto sullo scrivere canzoni. Di “Tira” non solo ha scritto il testo, mi ha proprio spiegato come cantarla, era lì con me a cantarla. Ho curato i fiati del suo ultimo album (“Acrobati”, 2016), diciamo che mi ha reso il favore”.

Quest’anno cade il ventesimo anniversario della attività di Roy Paci & Aretuska, chiediamo a Roy se – come, soprattutto, negli ultimi tempi è abitudine di molti artisti – è prevista una qualche celebrazione di un qualche tipo per questa ricorrenza. Roy ricorda:

“Formai gli Aretuska proprio nel settembre del 1997. I nostri venti anni felicemente li festeggiamo con l’uscita di “Valelapena”. Tra l’altro il disco era pronto e doveva uscire già lo scorso anno, poi ho avuto dei problemi in famiglia che hanno fatto slittare la pubblicazione, quindi l’album, sembra un segno del destino, esce proprio a venti anni dalla nascita del gruppo”.

Il disco sarà promosso con un instore tour che prevede questa programmazione: 29 settembre Eataly Smeraldo a Milano, 2 ottobre LaFeltrinelli Stazione di Porta Nuova a Torino, 3 ottobre LaFeltrinelli a Roma, 4 ottobre LaFeltrinelli a Napoli, 5 ottobre LaFeltrinelli a Bari, 6 ottobre LaFeltrinelli a Catania, per chiudere il 7 ottobre LaFeltrinelli a Palermo. Da sempre la dimensione live è quella che ha sublimato il successo degli Aretuska. Sul palco il gruppo riesce ad esprimere a pieno tutte le proprie potenzialità, coinvolgendo e trascinando il pubblico come accade a pochi altri. Abbiamo quindi chiesto a Roy se, oltre agli appuntamenti ricordati più sopra, era previsto anche un tour per promuovere dal vivo “Valelapena”. Ci ha risposto così: “Il tour non è ancora stato annunciato ma sicuramente non rinunciamo ad andare in concerto, quindi più avanti ci saranno sicuramente una serie di live nei club italiani. E anche fuori dall’Italia”.

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Prima di arrivare ai saluti formuliamo un’ultima domanda. Nel brano che chiude l’album, l’autobiografica “Augusta” (la cittadina in provincia di Siracusa dove è nato Rosario Paci), canta ‘Passa la banda del paese…’, e allora gli si chiede se è da quei momenti, dalla fascinazione per la banda che è di molti bambini, che è nata la passione per la musica e per la tromba. Racconta Roy che è stata la sua famiglia a volere che lui si avvicinasse allo studio di uno strumento, perché sia mamma che papà si sono sempre dilettati con musica e canzoni.

“Ho iniziato a quattro anni a studiare pianoforte perché dietro casa mia abitava un professore di quello strumento. Purtroppo qualche tempo dopo questa persona perse la vista a causa del diabete e non poté più seguirmi. Provai un dispiacere così grande che non ne volli più sapere della musica. Verso i 9 anni mio padre, dispiaciuto per questa mia decisione, mi consigliò di recarmi alla banda del paese a provare qualche strumento. Quando imbracciai la tromba fui folgorato, come quando John Belushi vide la luce in chiesa nel film “The Blues Brothers”. Nel giro di un mese la sapevo già suonare e nel giro di un anno ero la prima tromba della banda. A casa ascoltavo il jazz, soprattutto Louis Armstrong. Poi mio padre mi regalò un vinile di Roy Eldridge e a me parve anche migliore di Satchmo, tanto che – ed è una cosa che non racconto spesso – il mio soprannome Roy è dedicato a lui”.

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