Radiohead e il concerto in Israele, parla Phil Selway: 'Ci è sembrata la cosa giusta da fare'
Il batterista dei Radiohead Phil Selway ha difeso, nel corso di un'intervista al New Musical Express, la decisione di esibirsi in Israele, scelta che rese la band di Oxford bersaglio di critiche da parte di numerosi e autorevoli esponenti del mondo dell'arte e della cultura britannico - tra gli altri, il registra Ken Loach e l'ex Pink Floyd Roger Waters, coi quali il frontman Thom Yorke ebbe vivaci scambi di vedute al proposito.
Lo show presentato lo scorso 19 luglio al pubblico di Tel Aviv è stato decisamente più lungo rispetto alla media di quelli portati sui palchi dal gruppo britannico. Ma, assicura Selway, non c'è nessun retropensiero dietro a questo aspetto: "Credo che [la lunghezza extra] sia dovuta al fatto che sarebbe stato il nostro ultimo concerto per un po', davvero", ha spiegato il batterista, "Sembrava più che altro la festa per la fine del tour. Guardavo la scaletta e pensavo: 'Voglio suonare questa. E ancora questa. E ancora questa'".
Possibile che il gruppo si sia isolato, a livello nazionale e non solo, andando contro al suggerimento di realtà come Artists For Palestine UK, che auspicavano l'annullamento della data come parte di un boicottaggio per contrastare le scelte del governo israeliano riguardo soprattutto la questione palestinese? "Onestamente non saprei", ha risposto Selway: "In ogni caso non ci siamo basati su quello nel prendere la nostra decisione. Non abbiamo niente da aggiungere, di nuovo: [suonare in Israele] ci è sembrata la scelta giusta".