Il quinto album di Leslie Feist è nato dopo un periodo di depressione. La cantautrice espone la sua vulnerabilità passando dal folk al blues ad echi PJ Harvey. Niente a che vedere con l'hit “1234”: “Pleasure” sembra influenzato dal tour solista della cantautrice, è un disco scarno e crudo, registrato come se fosse un demo, con tanto di fruscio vintage di sottofondo.
Qui il disclaimer ci sta: in questo disco non troverete la Feist di “1234” o “Mushaboom”. Non ci sono ritornelli facilmente cantabili, niente atmosfere giocose, nessun arrangiamento amabile. Registrato nel corso dello scorso inverno in modo crudo e disadorno, senza levigarne le piccole imperfezioni, “Pleasure” è un viaggio nella psiche dell’artista canadese. I testi scavano nel suo vissuto cercando di trovare un pizzico di verità sotto la superficie dei sentimenti, gli arrangiamenti scarni contribuiscono a stabilire un’atmosfera tesa e confessionale. S’intitola “Pleasure”, piacere: è un’auspicio per il futuro più che una descrizione dei sentimenti che esprime.