Litfiba, i diavoli del rock italiano

Litfiba, i diavoli del rock italiano

Ironia, provocazione, trasgressione, liti, successo. Il rock, in tutte le sue caratteristiche e anche in tutte le sue contraddizioni. E se c'è una via italiana alla musica del Diablo, negli ultimi 35 anni ce l'hanno mostrata i Litfiba. Piero "El diablo" Pelù, e il suo contraltare Ghigo Renzulli, e Ringo De Palma , Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi. Un grosso pezzo di storia della musica italiana.

Una storia che nasce a Firenze, in via De' Bardi (da cui il nome L'ITalia, FIrenze e BArdi), nel 1980: dopo alcune pubblicazioni di ep e singoli e mutamenti della formazione iniziale, incidono nel 1985 "Desaparecido" per l’IRA, storica etichetta da cui nasce il nuovo rock italiano di quel periodo. E' il primo atto della Trilogia del Potere che prosegie con il doppio album "17 re" (1986) e che si chiude con "Litfiba 3" (1988), con cui il gruppo esce definitivamente dall’ambito underground per palesarsi come la realtà più interessante dell’intero panorama italiano, grazie alla raggiunta maturità compositiva e all’esperienza raccolta in molti anni di concerti in Italia, in Europa e Oltreoceano.

L’album "Pirata" (1989), realizzato in parte dal vivo e in parte in studio, consacra definitivamente la band. La formazione subisce un  mutamento con l’uscita di Gianni Maroccolo, attratto dalla passione per la produzione artistica, e l’abbandono di Ringo De Palma, dovuto a una noiosa forma di tendinite. L’innesto di Daniele Trambusti, Roberto Terzani, Federico Poggipollini e Candelo Cabezas contribuisce all’arricchimento del nuovo sound dei Litfiba, ispirato al latinismo del rock con canzoni come "Tex", "Santiago", "Amigo" e "Cangaceiro". Su queste basi, Pelù e Renzulli rinnovano lo spirito dei Litfiba e sbancano le classifiche con "El diablo" (1990), album dedicato al fuoco e manifesto antireazionario a difesa della cultura del rock. A gioire di questo successo non ci sarà Ringo De Palma, fermato per sempre da un arresto cardiaco. Gli anni '90 sono quelli del successo del rock roboante e ispirato alle vicende politiche e sociali, come "Terremoto" del '93, cui segue "Spirito" album approntato con la collaborazione di Rick Parashar, già al lavoro con i Pearl Jam di “Ten”. La tetralogia degli elementi si completa con "Mondi sommersi" del '98, seguito da "Infinito", nel '99. Ma a quel punto la coppia scoppia: l'album è accompagnato da voci sempre più insistenti che parlano di divorzio tra Pelù e Renzulli. Al termine del tour Pelù abbandona per davvero, e Renzulli torna in sala con un nuovo cantante, Gianluigi Cavallo detto Cabo, al quale si accoda presto la nuova ritmica (già nei Malfunk) composta da Gianluca Venier e Ugo Nativi; Pelù si dedica alla carriera solista.

Ci vogliono più di 10 anni per il ritorno: dopo diversi avvicinamenti, la reunion si concretizza nel 2010 con cinque concerti ad aprile, preceduti da alcune date di riscaldamento all'estero, e seguiti da un tour più esteso in estate. In tarda primavera esce anche "Stato libero di Litfiba", a cui seguono due dischi di inediti, "Grande nazione" (2012) ed "Eutopìa" (2016), intervallati da tour che celebrano la trilogia e la tetralogia, con i membri fondatori Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi.

Oggi, la storia dei Litfiba, continua: il fuoco del Diablo del rock non si è spento, continua a bruciare e ad infiammare gli animi.

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Dall'archivio di Rockol - Le pillole di saggezza dei Litfiba
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