Nel 1978, la famosa pagina della fanzine punk “Sideburns” spiegava: “Questo è un accordo, questo un altro e questo è il terzo. Ora fonda una band”. E, in effetti, a volte l’unica cosa che manca per mettersi a suonare è il calcio nel sedere giusto, la scintilla per prendere in mano uno strumento e provare. A venirci in aiuto ci sono molti brani (alcuni epocali, altri classici minori, altri perle nascoste per conoscitori) che ci possono stimolare a compiere il primo passo. Eccone un altro…
Dopo “Louie Louie” e “Wild Thing”, continua la sfilata di meraviglie minimaliste, quasi a costo zero da imparare a suonare, ma fondamentali per addentrarsi territori più seminali, pericolosi e stuzzicanti del rock'n'roll.
Questa volta apparentemente avremo vita facile, visto che il brano è in sostanza mononota – già, ci aveva pensato qualcuno ben prima di Elio e le Storie Tese. Si tratta di “Mona” del leggendario Bo Diddley, un brano coverizzato da tantissimi, non ultimi i Rolling Stones.
La versione di Diddley è questa:
Qui, invece, quella degli Stones:
Ascoltandole vi sarà divenuto subito chiaro il motivo dell’avverbio “apparentemente”, utilizzato nel poco più sopra: il fatto è che tutti sono in grado di fare un accordo di FA alla chitarra, con un allenamento minimo. Ma per tramutarlo in una simile perla di blues/R&B primordiale, ci vogliono un ritmo e una capacità interpretativa non comuni. Come dire: non bastano le note a fare le canzoni. E meno ne utilizzi, più difficile è.
Il punto chiave, in “Mona” (come in tutti i pezzi di Diddley) è il famoso “Bo Diddley beat”, quello speciale ritmo che inietta sangue, adrenalina ed eccitazione anche nel riff più minimale e banale dell’universo, fino a farlo divenire un’esplosione di ormoni che investe il cervello. In pratica questo:

Questa volta è durissima. Bastano un FA (ma la tonalità la aggiustate a piacere, suvvia), una chitarra e un amplificatore carico di tremolo/riverbero. Ma voi ci dovete mettere l’anima. Siete pronti a suonare così?
[a.v.]