La fabbrica di cioccolato di Willy Wonka è in città stasera. Solo che lui ha cambiato nome in Wayne Coyne, di primo lavoro canta nei Flaming Lips, ha una capigliatura pericolosamente (ma inconsapevolmente) simile a quella di Beppe Grillo, e al posto dei dolciumi la sua produzione è specializzata in stelle filanti, lustrini e luci stroboscopiche che divampano ad un cenno della sua mano. Proprio così si presenta sul palco dell'Alcatraz, come uno stralunato direttore d'orchestra, alle dieci in punto di un freddo lunedì milanese.
L'orchestra di Coyne annovera molte facce giovani, parecchio più di lui; il componente forse più importante - dopo il frontman, ovviamente - siede dietro il mixer, e non è il fonico. Già, perché i visual sono la componente più virtuosistica e debordante dei Flaming Lips dal vivo, e a raccontarli non rendono l'idea del tutto: si comincia con una cascata di luci colorate che salta verso l'alto ad ogni colpo di piatto di "Race For The Prize", la tradizionale opener, poi si accende un megaschermo ad effetti psichedelici e partono le accecanti luci strobo; poco dopo arriveranno i pupazzi gonfiabili e l'arcobaleno gigante, mentre i coriandoli argentati sono una costante di tutto lo show, così come i due mastodontici funghi che troneggiano a lato palco. Per non parlare dei palloni colorati, dell'unicorno con cui Coyne si concede un bel giretto in mezzo al pubblico, della sfera trasparente che dal palco lo fa arrivare a centro sala a metà concerto. E sicuramente dimentichi qualcosa.

In primis la musica. Perché effettivamente la prima sensazione che uno show del genere ti dà è quella di un circo allucinato, dove le canzoni sono tutto fuorché l'attrazione principale; ma a ripensarci le trovate visuali non basterebbero, da sole, non sono certo il motivo per cui un nutrito numero di persone si è riunito in via Valtellina in un'ex officina riadattata a club. E brani come "The Observer", "What Is The Light", "Yoshimi Battles the Pink Robots, Pt. 1", "Feeling Yourself Disintegrate" sono la risposta. I nuovi "There Should Be Unicorns", "How?" e soprattutto "The Castle" (che Coyne introduce dicendo: "questa è una canzone triste, ma voi non vi dovete intristire, continuate ad essere su di giri, ci intristiamo noi per voi") non sfigurano assolutamente, favoriti da un impianto strumentale e da un mix che preme forte sul pedale dell'elettronica, con i synth a palla e il basso inteso come sorgente primaria di rumore.
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La scaletta è sbilanciatissima verso la seconda parte di carriera, dal 1999 (l'anno di "Soft Bulletin", di cui eseguono ben sei brani su quindici) in poi, unico salto vero e proprio nel passato (ma forse no) è l'omaggio a David Bowie con "Space Oddity" ("la suoniamo da un anno, da quando è morto. Ogni giorno pensavo a quando sarebbe stato il momento giusto per smettere di farla, ma ora sto pensando che dovremmo continuare, che dobbiamo essere noi a portare questa canzone sul palco ogni sera"); la voce di Coyne va e viene, ben coperta però dai backing vocals del tuttofare Steven Drozd (nella band dal 1991, unico membro di vecchia data eccezion fatta per il cantante e Michael Ivins, al basso sin dalla fondazione) e dagli altri strumentisti che si danno il loro bel daffare, in particolare dietro le pelli della batteria - ce ne sono due, per non farsi mancare niente.

Poi quando salgono sul palco a ballare i pupazzoni a forma di occhio, o il megaranocchio e il pescegatto con il cappello da marinaio, prestare attenzione solo alla musica diventa alquanto difficile: un concerto dei Flaming Lips è da questo punto di vista un'esperienza totale, che coinvolge tutti i sensi e in cui, come nella "Fabbrica di cioccolato", bisogna un po' mettersi in gioco e molto fidarsi di chi la fabbrica la dirige. Se non sospendi l'incredulità, se non ti arrendi al baraccone freak che i Nostri hanno messo in piedi, se non accetti di tornare bambino e di volare al fianco di un cantante truccato d'argento che indossa una giacca (e un sospensorio) di peluche non arriverai alla fine del tour della fabbrica, quando a portarti verso il cielo sarà un ascensore di cristallo trasparente.

(Silvio Bernardi)
SETLIST
Race for the Prize
Yoshimi Battles the Pink Robots, Pt. 1
There Should Be Unicorns
Pompeii Am Götterdämmerung
What Is the Light?
The Observer
How??
Space Oddity
Feeling Yourself Disintegrate
The Castle
Are You a Hypnotist??
The W.A.N.D.
A Spoonful Weighs a Ton
BIS:
Waitin' for a Superman
Do You Realize??