I Saint Motel accendono la ‘Saintmotelevision’, un viaggio nel pop cinematico – INTERVISTA

I Saint Motel accendono la ‘Saintmotelevision’, un viaggio nel pop cinematico – INTERVISTA

I Saint Motel hanno la capacità di far suonare famigliare una canzone che senti per la prima volta. Era accaduto due anni fa con il superhit “My type”, una dichiarazione ammiccante mossa da un riff di sassofono che s’imprimeva nella memoria. Accade oggi con “Move”, che è un po’ la sorella minore di “My type”, una canzone fatta apposta per riprendere il discorso là dove era stato interrotto. “Move” è il singolo apripista del nuovo album “Saintmotelevision” dove la band californiana si misura con la sua specialità: divertirsi. “Se facessimo solo canzoni tristi la gente non verrebbe a vederci”, dice ridendo il cantante A/J Jackson al telefono mentre viaggia verso Boston, dove terrà un concerto del tour americano (in Italia verranno il 21 febbraio 2017, al Fabrique di Milano). “L’album non è stato ancora pubblicato, stiamo suonando le canzoni nuove e la gente le impara sul momento. Davvero, le canta senza nemmeno conoscerle”. Appunto.

Nati in seno a una scuola di cinema, prima di centrare il successo con quel riff scritto su una tastiera MIDI i Saint Motel hanno suonato nelle situazioni più bizzarre, cercando di declinare in ogni modo la loro idea di pop cinematico. “Una di queste situazioni”, racconta A/J, “prevedeva uno show multimediale in un capannone di Los Angeles. L’avevamo chiamato ‘Saintmotelevision’ e prevedeva musica, danza, teatro, installazioni. Una miscela folle e divertente di varie forme d’arte, unite a formare un’esperienza unica. Sfortunatamente i proprietari non avevano chiesto i permessi necessari, venne la polizia e chiuse tutto prima di andare in scena. Ci è rimasto quel titolo, che ora abbiamo usato per l’album”. Perché ascoltare questo disco è un po’ come fare zapping? “Beh, in un certo senso sì. L’album è la tv, le canzoni sono i canali. Ognuna è unica, a modo suo. Non ci si può annoiare”.

Replicare il successo di “My type” sarà difficile, ma se non altro i Saint Motel hanno riempito l’album di storie interessanti. Come “Born again”, una canzone su un cristiano rinato fanatico arricchita da un coro gospel. “La gente reagisce in maniera forte”, spiega A/J. “È uno dei momenti più intensi dello show, tocca una qualche corda. È una storia ispirata a un amico d’infanzia con cui sono cresciuto. Fu spedito in un posto remoto in cui divenne cristiano rinato. Per molti anni gli fu proibito persino di parlarmi. La canzone si fa beffe dell’idea di essere rinato, ma la propone anche come una possibilità piena di speranza. È ambigua”. Altri due pezzi forti sono “Destroyer”, con un ritornello (“Non spezzo cuori, li distruggo”) proveniente da una vecchia canzone di A/J, una ballata lenta e triste che non ha mai pubblicato, e “For Elise”, un viaggio fra le muse dei musicisti, a partire da Beethoven. “Elisa è la musa definitiva perché nessuno sa chi fosse. La canzone si basa sugli accordi di ‘Per Elisa’ e poi cita le figure femminili che hanno ispirato i grandi rock’n’roller, da Candy Darling a Patty Boyd fino a Carole King, che era la musa di Neil Sedaka”.

Fedeli alla loro idea di pop cinematico, orgogliosi di avere pubblicato un disco con un video per ogni canzone prima che lo facesse Beyoncé, i Saint Motel hanno presentato le prime tre canzoni dell’album attraverso video girati con una tecnica chiamata Virtualizer che permette di esplorare il clip a 360°. “È un modo per fare dei lyric video più sofisticati, una maniera per far immergere l’ascoltatore dentro il mondo della canzone”. Legarsi saldamente alla dimensione video è il futuro della musica? “Oh no, è il passato. Vogliamo ricreare la sensazione di ascoltare un vinile, quando ti sedevi sul divano e sentivi le canzoni tenendo in mano la copertina”.

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