NEWS   |   Recensioni concerti / 01/09/2016

Eric Burdon & The Animals live a FestaReggio: la recensione

Eric Burdon & The Animals live a FestaReggio: la recensione

La vita artistica di Eric Burdon è stata una successione di alti e bassi che hanno contribuito in maniera determinante a plasmare il rock per come oggi lo conosciamo. Prima negli Animals, precursori del punk e del garage, band della quale si è detto tutto e il contrario di tutto. Poi nei War, gruppo soul funk che conobbe il suo periodo di massimo splendore negli anni settanta. Burdon si è riaffacciato sulle scene musicali solamente da qualche anno, prima timidamente a fianco di artisti che lo idolatravano da sempre come Bruce Springsteen e i Greenhornes (band del giro di Jack White), poi con la pubblicazione di nuovi album e successivi tour che lo stanno portando in giro per il mondo ormai da qualche anno.

L'unica data italiana del tour 2016 si tiene a FestaReggio, all'interno del Campovolo di Reggio Emilia, ed è un piccolo evento, perché le apparizioni di questo leggendario artista inglese nel nostro paese si contano col contagocce, a discapito della sua ultra cinquantennale carriera.

Il cantante arriva sul palco poco dopo le 22 insieme alla sua band, per lo più formata da giovani musicisti di talento che si fanno chiamare The Animals, anche se in realtà della formazione originale – dopo una battaglia legale con gli ex compagni sull’utilizzo del nome, vinta ovviamente da Burdon – non è rimasto più nessuno. Davey Allen (hammond), Johnzo West (chitarra), Dustin Koester (batteria), Justin Andres (basso), Ruben Salinas (sax) e Evan Mackey (trombone) trattano il materiale con rispetto, portando una ventata di freschezza negli arrangiamenti di brani che non sembrano affatto dimostrare i loro cinquant’anni.

S’inizia sulle note della funk “Spill The Wine”, che risale ai tempi dei War, in una versione estesa che mette in luce tutto lo spirito del personaggio. Vestito in total black, con i capelli bianchi e un paio di occhiali neri che non si toglie nemmeno per un attimo, Burdon dimostra di avere ancora una grande voce e sembra contento di essere sul palco. Alternate alle hit del suo periodo più psichedelico (“When I Was Young” e “Monterey”), non possono mancare i cavalli di battaglia dei “vecchi” Animals: “See See Rider”, “Don't Bring Me Down”, la celebre “Don't Let Me Be Misunderstood” e “House Of The Rising Sun”, che chiude il set principale. Particolarmente apprezzati sono i tributi agli artisti che Burdon ama di più: si va dalla trascinante “Mama Told Me Not To Come”, scritta nel 1966 da Randy Newman proprio per Eric, fino a un’emozionante versione di “In The Pines” di Lead Belly. Menzione d'obbligo per la contagiosa “Bo Diddley Special”, brano meno noto tratto dal suo ultimo disco solista “’Til Your River Runs Dry” (assolutamente da recuperare). All’inizio del primo bis c’è anche spazio anche per una bella dedica alle vittime del terremoto, che precede l’immancabile “We've Gotta Out Of This Place” cantata da tutto il pubblico. Acclamato a gran voce, Eric si concede anche per un secondo bis, la classica cover soul di “Hold On, I'm Comin'” di Sam & Dave, che chiude la serata con un tocco di classe.

Gli occhi sono tutti puntati sul monumentale (in ogni senso) Burdon, una delle migliori voci che il rock abbia mai conosciuto – blues, sporca, graffiante – che per un’ora e mezza conquista il pubblico nonostante il fare goffo che l'ha sempre contraddistinto sin dai tempi in cui militava con gli Animals (quelli originali), quando in piena British invasion cantava in giacca e cravatta con occhi penetranti e voce potente immerso nel bianco e nero di uno studio televisivo.
Certo, siamo di fronte ad una leggenda vivente di settantacinque anni che a volte pare non ricordare del tutto i testi e perdersi un po' troppo nella musica che i suoi comprimari stanno suonando, ma in questo momento storico per la musica dal vivo – l'ultimo valzer per vedere certi personaggi che hanno contribuito a creare il rock – gli si può perdonare anche qualche momento di stanchezza, soprattutto verso la fine.

Un bel ritorno per un artista con la A maiuscola, che ha deciso di riprendere un discorso interrotto tanti anni fa, ma quanto mai necessario per far capire quanto le canzoni scritte e interpretate da lui siano ancora oggi l'ABC per ogni rocker che si rispetti. Un ritorno che mette in chiaro quanto senza le sue canzoni il destino di tanti artisti sarebbe stato del tutto diverso, compreso quello di gente che il Campovolo lo riempe con centocinquantamila presenze. Chapeau Eric, e lunga vita al vecchio leone.

Come diceva il Boss (dal discorso inaugurale all’SXSW, Austin, Texas, 15 marzo 2012).:

Il mio gruppo fondamentale di quel periodo furono gli Animals: energia, coscienza di classe, era la prima volta che m’imbattevo in qualcosa di simile. “We've Gotta Get Out Of This Place” era tutto quello che serviva. Mi colpirono profondamente. E poi erano un gruppo senza membri carini, erano la band più brutta del mondo. Nessuna simpatia. Tipo: è la mia vita e faccio quello che mi pare.
 

(Luca Villa)

SETLIST

Spill The Wine
See See Rider
When I Was Young
Monterey
Don’t Bring Me Down
In The Pines
Bo Diddley Special
Mama Told Me Not To Come
Don’t Let Me Be Misunderstood
House Of The Rising Sun

Encore
Sinner’s Please
We’ve Gotta Get Out Of This Place

Encore 2
Hold On I’m Coming

 

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