Il caos organizzato di Frank Ocean: la storia di "Endless" e "Blonde"

Il caos organizzato di Frank Ocean: la storia di "Endless" e "Blonde"

Ricordate “Chinese democracy”? L’album dei Guns N’ Roses, ad un certo punto, era diventato una barzelletta, a forza di annunci e smentite: una telenovela durata anni. Poi, quando finalmente vide la luce nel 2008, ci si chiese: “Beh, tutto qui?”

Nelle ultime settimane abbiamo pensato che Frank Ocean facesse la fine di Axl Rose. “Channel orange”, nel 2012 aveva reso il cantante americano di uno dei nomi più rilevanti non solo della scena black, ma del nuovo pop. E il seguito a quel capolavoro di debutto è diventato una telenovela.
Finalmente si è conclusa, con la pubblicazione di “Blonde” . Ocean  per fortuna non è Axl Rose, la telenovela è durata "solo" un anno, ma il sospetto è che ci abbia trollato e che lo abbia fatto fino all’ultimo, anticipando il “vero” album con un “falso” album, “Endless”. Una sorta di caos più o meno organizzato. Della musica vi parleremo nei prossimi giorni, dopo un po’ di ascolti e lasciandola metabolizzare, per quanto sono densi gli album. Nel frattempo proviamo a riassumere cosa è successo e a fare qualche considerazione sul “metodo”.

La lunga attesa: Ocean ha usato il suo Tumblr per una serie di indizi. Quello più sostanzioso, un anno fa, luglio 2015: una sua foto, con due riviste dal titolo “Boys don’t cry” e la didascalia “I got two versions. I got twoooo versions”. E’ qua che iniziano le speculazioni. Due album? Quando? Niente, per un anno.

La prima trollata: Nel luglio 2016 pubblica una foto con una serie di date cancellate: le scadenze non rispettate. L'ultima è luglio 2016: forse è la volta buona, il disco esce entro il mese, si pensa. Finisce e il mese, e niente. Il 1° agosto apre un sito. http://boysdontcry.co, che trasmette uno streaming di una stanza, qualche frammento musicale in sottofondo. Ma, di nuovo, niente per quasi tre settimane.

Il falso arrivo (e la seconda trollata). Giovedì scorso, 18 agosto, arriva su Apple Music “Endless”. Viene definito un “visual album”, contiene 18 brani, tra cui una cover degli Isley Brothers (“At your best”, già ripresa da Aliyah). Si ascoltano guardando un video di 45 minuti: ripresa quasi fissa su un magazzino dove non succede quasi nulla, in stile Andy Warhol (qualcuno ricorda “Sleep” ed “Empire”?). Una cosa ben lontana dai visual album elaborati ed iper prodotti di Beyoncé. Molti sono frammenti, e il pezzo  finale è un brano elettronico, non cantato da Ocean, in cui parla di telefoni Samsung ed Apple - ma l’ “album” è in esclusiva su Apple Music. Non si può scaricare, né comprare, bisogna essere abbonati. Reazioni negative sui social e della stampa statunitense, miste a delusione: ma davvero questa cosa è il seguito di "Channel orange"?. Un rappresentante di Apple si lascia sfuggire che qualcos’altro è in arrivo nel weekend.

Il nuovo singolo (e la terza trollata). Tra venerdì 19 e sabato 20 esce “Nikes”, un videoclip vero e proprio di una canzone non contenuta in “Endless”. Nelle prime battute della canzone Ocean canta “I got two versions”: quindi la famosa frase era riferita alle scarpe che danno il titolo al pezzo, e non all’album? La canzone piace, ma le reazioni sono sempre più confuse.

Il doppio arrivo di “Blonde”. Nella notte tra sabato 20 e domenica 21 arriva un altro album, “Blonde”. Si compra e si ascolta su iTunes ed Apple Music e contiene 17 brani. Si apre con “Nikes”, ma in versione leggermente diversa: non si sente più la frase “I got two versions”, che in questa versione è stata rimossa. E’ il titolo non è quello atteso, “Boys don’t cry”, che è solo quello della rivista, distribuita in una serie di “pop-up store” poche città americane e Londra. La rivista contiene un CD, con tracklist diversa, meno canzoni di quella digitale e due brani esclusivi. E’ il disco vero, il degno successore di “Channel orange”, ma la confusione non è passata del tutto. E poi, come si intitola? La copertina dice “Blond”, ma il disco è listato come “Blonde”. L’etichetta è Boys don’t Cry e non si menziona Universal (che ha pubblicato l'album precedente, e che pubblicherà anche questo, una volta termintata l'esclusiva Apple).

In sostanza, il disco era effettivamente pensato in tre versioni, anzi due versioni e mezzo: "Endless", e le due di "Blonde" . Un caos organizzato, appunto.

Frank Ocean ha sostanzialmente replicato il modello di “The life of Pablo”, di Kanye West.  E' un segno dei tempi: la musica  distribuita come processo, piuttosto che come prodotto finito. La distribuzione digitale permette di mettere in commercio album che non sono mai finiti o quasi, che vengono aggiornati come dei software (come quello di Kanye), o distribuiti in forme alternative. Non c’è un solo album, ce ne sono diversi. Siamo lontani mille miglia dagli album a sorpresa di Beyoncé, operazioni pianificate al millimetro per ottenere la massima esposizione di un oggetto complesso, ma monolitico.

Ocean ha scherzato, dopo la pubblicazione dell’album, con un altro post su Tumblr:

I HAD THE TIME OF MY LIFE MAKING ALL OF THIS. THANK YOU ALL. ESPECIALLY THOSE OF YOU WHO NEVER LET ME FORGET I HAD TO FINISH. WHICH IS BASICALLY EVERY ONE OF YA’LL. HAHA. LOVE YOU.

I primi ascolti di “Blonde” dicono che è un gran disco - ma, come dicevamo, ci torneremo con calma.  Però il punto è lo stesso, da anni ormai: oggi, il  metodo di distribuzione dei dischi è importante quanto i dischi stessi. La forma è la sostanza, nella musica digitale: è impossibile separare le canzoni da come ci arrivano. E in questo caso, la sensazione è  la confusione abbia preso il sopravvento. Più che trollare noi ascoltatori, Ocean pare si sia un po' trollato da solo. Tutta questa telenovela ed “Endless" (che alla alla fine era una sorta di teaser/mixtape), hanno fatto più male che bene, a “Blonde”? Il tempo dirà se questo album è paragonabile a "Channel orange", ma per fortuna, la telenovela è finita e possiamo finalmente ascoltare la musica.

(Gianni Sibilla)

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