I talent show stanno davvero distruggendo la musica italiana?

I talent show stanno davvero distruggendo la musica italiana?

Dal boom di Giusy Ferreri sono passati quasi dieci anni, nel corso dei quali i talent si sono trasformati da fenomeno a realtà. Marco Mengoni, Alessandra Amoroso, Emma, Francesca Michielin, Noemi: gli alfieri del nuovo pop italiano vengono tutti da lì. È vero, prima della Ferreri c'erano stati i vari Dennis Fantina, Giulia Ottonello, Federico Angelucci e Antonino Spadaccino, ma nessuno di questi aveva avuto un simile impatto: i loro dischi venivano lasciati a raccogliere la polvere sugli scaffali dei negozi di musica, le radio si rifiutavano di trasmettere le loro canzoni e i giornalisti non avevano alcuna intenzione di parlarne. E così, uno alla volta, finivano dritti dritti nel dimenticatoio. Poi, però, qualcosa è cambiato: il pubblico da casa non si è più limitato a "televotare", ma ha cominciato anche a comprare i dischi dei campioni dei talent e gli addetti ai lavori hanno messo da parte i pregiudizi che nutrivano nei confronti di questi programmi.

In questi (quasi) dieci anni da Amici, X Factor e dintorni sono usciti cantanti le cui carriere sono ormai consolidate, non lo si può negare: secondo le stime raccolte dal sempre informato forum RealityHouse, i principali reduci di questi programmi avrebbero venduto dal 2008 ad oggi oltre 10 milioni di copie tra album e singoli. Eppure, ancora oggi c'è chi guarda con sospetto ai talent show, accusandoli di sfornare artisti incapaci di durare nel tempo e di distruggere la musica italiana. Ma è davvero così?

È troppo facile dire che Amici e X Factor stanno distruggendo la musica italiana senza approfondire almeno un po' il discorso, magari con qualche dato alla mano. E allora, la parola ai numeri di quelli che ce l'hanno fatta e che, a distanza di anni dalla partecipazione al talent, sono ancora sulla cresta dell'onda: Giusy Ferreri avrebbe venduto dal 2008 ad oggi 1,7 milioni di copie complessivamente; Alessandra Amoroso e Marco Mengoni, dal 2009 ad oggi, sarebbero riusciti a vendere rispettivamente 1,2 milioni e 1,6 milioni tra album e singoli; Emma, a distanza di sei anni dalla vittoria ad Amici, viaggerebbe invece sul milione di copie. E ancora: Noemi, 600.000 copie vendute dal 2009 ad oggi, si è ritagliata un proprio spazio nell'angolo delle interpreti raffinate e ricercate, mentre Francesca Michielin si è rivelata come una promessa mantenuta e dal 2012 ad oggi avrebbe venduto più di 500.000 copie. Numeri da non sottovalutare, insomma. Per Lorenzo Fragola e i Kolors (saliti alla ribalta rispettivamente nel 2014 e nel 2015) è presto per tracciare un bilancio, mentre Chiara Galiazzo, a distanza di quattro anni dalla vittoria ad X Factor, avrebbe raggiunto quota 300.000 copie complessive.

Se i dati relativi alle vendite sono dalla parte dei reduci dei talent, però, un paio di stereotipi e luoghi comuni derivanti da pregiudizi e valutazioni a volte troppo affrettate continuano ad alimentare le tesi di quelli che sostengono che "i talent show stanno distruggendo la musica italiana".

Il primo: le case discografiche vogliono controllare e gestire a proprio piacimento le carriere degli ex talent, senza lasciare a questi ultimi la possibilità di scegliere cosa fare delle rispettive carriere. Ora, non è una novità dell'era dei talent show che le case discografiche cerchino di imporre agli artisti determinate scelte e decisioni: si potrebbero fare tantissimi esempi di artisti che, negli anni, si sono trovati a discutere con i propri discografici o con i propri produttori, anche prima dell'avvento di questi programmi. Non è vero, però, che i cantanti lanciati dai talent sono burattini in mano alle case discografiche, anzi. Una cosa che spesso non viene considerata è che ai talent non partecipano solo cantanti improvvisati, ma anche artisti con alle spalle anni di gavetta e porte sbattute in faccia dalle stesse etichette. Gente con carattere, insomma: Noemi, ad esempio, che con il suo ultimo album se ne è fregata di dover raggiungere a tutti i costi il successo pop e ha preferito pubblicare un disco che, anche se non è stato premiato dalle vendite, la rappresenta perfettamente come interprete di un certo spessore. Oppure Emma, che dopo la fine del sodalizio artistico con il suo ex produttore Brando, ha deciso di prendere in mano la produzione dei suoi stessi dischi: il suo ultimo album, "Adesso", se l'è prodotto da sé e recentemente ha anche lavorato come produttrice all'album d'esordio di Elodie. Oppure, ancora, una come Nathalie, che dopo la vittoria ad X Factor, la partecipazione a Sanremo e la pubblicazione di due album per la Sony, è tornata ad esibirsi nei club e nei locali, quasi fuggendo dal successo popolare: il suo prossimo album, in uscita nel 2017, sarà prodotto da Francesco Zampaglione, nome di punta della scena cantautorale romana anni '90.

Il secondo: i talent show sfornano solamente interpreti e pochissimi cantautori. Non è proprio così: diciamo che i cantautori che questi programmi hanno lanciato non sono riusciti ad imporsi sul mercato, ma di questo non possiamo incolpare i talent - magari della (s)fortuna dei cantautori contemporanei italiani ne parliamo un'altra volta, ché le cose da dire sono parecchie. Ad ogni modo, molti cantautori che in passato hanno partecipato ad Amici o a X Factor oggi sono autori per le principali voci del pop italiano. Tony Maiello, Emanuele Dabbono, Daniele Magro, Francesca Xefteris, Edwyn Roberts, Gerardo Pulli, Virginio Simonelli e Piero Romitelli: le loro canzoni sono state cantate da gente come Patty Pravo, Laura Pausini, Tiziano Ferro e Francesco Renga.

Insomma, i talent stanno davvero distruggendo la musica italiana? Alla luce di tutto questo bel discorsetto si direbbe di no. Possono piacere o meno, ma non si può non riconoscere ai reduci di Amici, X Factor e dintorni l'importanza che da qualche anno a questa parte stanno rivestendo non solo sulle vendite dei dischi, ma anche sul ricambio generazionale della musica italiana: considerando che i giovani che si sono imposti all'attenzione del grande pubblico negli ultimi cinque anni senza passare per Amici o X Factor si contano sulle dita della mano, se non ci fossero Alessandra Amoroso, Emma, Mengoni e gli altri, oggi - probabilmente - staremmo ancora ascoltando Al Bano e Toto Cutugno. Due pezzi da 90, eh, ma era pure arrivato il momento di fare largo ai giovani, non trovate?

E dunque, più che i talent è la mancanza di ricerca e di curiosità a distruggere la musica italiana. L'errore delle case discografiche? Quello di non aver fatto più scouting, di essersi affidate solamente ai talent e di non aver affiancato a questi ultimi altri canali: è l'alternativa ai talent che non esiste. E più che Amici e X Factor, a distruggere la musica italiana sono i prezzi altissimi dei dischi (che spesso si spingono oltre i 20 euro), l'avvento del digitale e lo streaming (che fa guadagnare tutti tranne che gli artisti). Il colpo di grazia? Lo sta per infliggere un altro - spaventoso - fenomeno: quello delle webstar che si mettono a fare canzoni.

di Mattia Marzi

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