Jack Garratt al Fabrique di Milano: la recensione del concerto

Jack Garratt al Fabrique di Milano: la recensione del concerto

«Ragazzi ma state scherzando?! State veramente battendo le mani? - Jack Garratt guarda divertito il pubblico, dopo aver improvvisato un valzerino da festa di paese al piano – siete troppo simpatici!» e chiude questo momento con una risatina acuta, quasi da cartone animato, che fa a sua volta ridere i presenti. La caratteristica più bella dell’artista inglese è che sa come intrattenere divertendosi, mentre si cimenta nel ruolo piuttosto complicato di One man band. Proprio così: nessun musicista sul palco, dove al centro troneggiano il set di batteria acustica ed elettronica da un lato e il set di tastiera e sampler dall’altro.

Il giovane pubblico del Fabrique viene scaldato dal falsetto folk di Martin Luke Brown, cantante e polistrumentista talentuoso, altrettanto bravo a gestire il palco in completa autonomia. Biondo, con un accento marcatamente british, Brown chiude lo show di apertura con il suo più famoso singolo “Knife edge” e nel buio della sala si scorgono persone che annuiscono compiaciute.

Cade il buio all’improvviso sul palco per accogliere un Garratt gasato e impaziente di iniziare: con il pezzo di apertura “Coalesce” si crea la giusta atmosfera di attesa, che sfocia in un crescendo emozionante della voce sul ritornello e sul finale alla batteria acustica. Si resta stupiti di fronte all’agilità della voce del cantautore, che riesce a essere tanto graffiante e rauca sui bassi quanto intima e struggente sul falsetto in brani come “Breathe Life” o “Surprise yourself”.

Proprio quando si inizia a pensare che suonare con una mano la tastiera e con l’altro i pad della batteria elettronica sia già abbastanza complicato, Garratt tira fuori la fender e introduce con un arpeggio la ballad elettropop “Weathered”, confermando di essere un artista ricco di risorse. Non mancano le cover, da “Baby one more time” abbozzata per gioco fino al più ambizioso mash-up di “7 days” di Craig David con “Senorita” di Justin Timberlake. Garratt si emoziona nel ringraziare tutto il suo staff per il duro lavoro e la collaborazione, e il calore resta nell’aria mentre intona “My house is your home”, unico brano in scaletta eseguito solo con piano e voce, a dimostrazione che i pezzi proposti dalla giovane promessa inglese funzionano a meraviglia anche con un set ridotto al minimo. Chiude il concerto l’attesissimo singolo “Worry”, anticipato da un solo di chitarra che già di per sé riesce a soddisfare, e conferma la convinzione che di Jack Garratt sentiremo parlare sempre di più.

(Vittoria Polacci)

SETLIST:
Coalesce (Synesthesia, Pt. 2)
Breathe Life
Weathered
Far Cry
Baby one more time
7 days / Senorita
The love you’re given
Fire
Surprise yourself
My house is your home
Worry

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