I Marta sui Tubi presentano dal vivo “Lostileostile” - recensione del concerto

I Marta sui Tubi presentano dal vivo “Lostileostile” - recensione del concerto

“Oggi è la prima volta che facciamo quasi tutto il disco dal vivo. Abbiamo provato a Milano, in un locale a porte chiuse, per l’allestimento. Lo facciamo sempre quando iniziamo una tournée. Però una cosa è suonare a porte chiuse e una cosa è avere gli occhi della gente che ti guarda”. Giovanni Gulino racconta così, prima del concerto, la data romana al Quirinetta. E’ la prima data del tour de “Lostileostile”, uscito settimana scorsa.

Alle 22:45 la platea è piena, almeno fin dove si riesce ad osservare. Il pubblico è carico e piuttosto giovane in età. Tutto intorno una distesa di energetici studenti universitari, intervallata da sporadici visi stanchi di generazioni precedenti, attende trepidante l’esordio del trio folk-rock-hardcore. La scenografia è rappresentata da un gigantesco telo con il disegno della copertina dell’album e dalle innumerevoli aste, piatti e tamburi del batterista Ivan Paolini. Guardando il palco, alla destra è situata la postazione del chitarrista Carmelo Pipitone, che a sua volta orienta il microfono così da poter guardare verso la sinistra di chi guarda il palco, cioè dove ha il microfono Giovanni Gulino. Fino qui tutto chiaro, ne sono certo. Con l’imperturbabile sicurezza dovuta a centinaia di concerti tenuti un po’ ovunque, dalla fredda Val Senales fino al gelido pubblico di Sanremo, i tre salgono sul palco e raggiungono i propri strumenti.

“Il sano pepe al culo rimane sempre, e ci sta. Deve essere così”, ci ha raccontato Gulino prima, nel pomeriggio. C’è molta tensione prima del concerto, durante e dopo il concerto, perché il nostro è un lavoro artigianale. È un lavoro dove ogni cosa deve essere incastrata bene. Bisogna essere lucidi fin nei minimi dettagli, bisogna curare anche l’empatia tra di noi. Non è una cosa da sottovalutare. Se siamo nervosi, o qualcuno di noi ha dei problemi personali, viene fuori. Anche durante il concerto. Capita, può capitare.”

Il brano con cui ufficialmente inizia il tour è “Qualche kilo da buttare giù”, tratto dal nuovo album. Un sapore elettronico e sperimentale caratterizza l’esecuzione, straniante nei suoni e nelle atmosfere. Azzeccata come scelta introduttiva se immediatamente seguita dall’allegria ritmica di “Amico Pazzo”. Il pubblico si scioglie e canta, è un pubblico innamorato, una infatuazione che porta a conoscere le parole della canzone anche se pubblicata solo nelle due settimane precedenti. L’amore che c’è nell’aria oltre a sentirsi in maniera tangibile, è contagioso. Non è la prima volta che i Marta Sui Tubi tornano a suonare in trio, dai cinque visti sul palco del solito concorso canoro, ma rispetto al precedente tour, in cui riproponevano in grande sostanza brani dai loro primi album, adesso si mettono in gioco in maniera decisa.

“È una scommessa per noi, perché portare in giro un nuovo spettacolo è sempre qualcosa di molto impegnativo. Non c’è la sicurezza di portare canzoni che suoni da dieci anni e che conosci a memoria, così anche se non senti quello che fanno i tuoi compagni sul palco riesci comunque a portare a casa il risultato. Quando hai un disco nuovo con tredici pezzi e li devi suonare tutti, anche se li provi alla morte, quando ti trovi sul palco è un altro discorso. Ci metti un bel po’ di tempo per fare arrivare l’esecuzione dei pezzi nuovi allo stesso livello di quelli vecchi. Parliamo di livello di consapevolezza, sicurezza, lucidità.”

Per quanto riguarda il risultato che giunge in platea, in una zona piuttosto centrale, qualche calibrazione ancora da quadrare si sente. Non tanto nell’esecuzione, parliamo di musicisti che sanno il fatto loro, ma quel che lascia perplessi è il bilanciamento di alcune sonorità. Talvolta il riverbero della voce di Giovanni sembra eccedere sacrificando un timbro caldo e riconoscibile, la profondità di tamburi e cassa di Ivan a tratti sovrasta la chitarra di Carmelo sporcandone la melodia. È una data zero e comunque nessuno intorno sembra accorgersene, questo va detto. Probabilmente coloro che ne hanno consapevolezza saranno anche contenti di esserne partecipi, perché tutte le volte che sentiranno l’esecuzione perfetta dei nuovi brani, ricorderanno di aver vissuto insieme alla band un momento di passaggio fondamentale, un po’ come studiare insieme.

“Questo album è venuto fuori in tre mesi. Ci siamo messi lì a scrivere senza pensare a niente, senza fare troppi ragionamenti su dove sarebbe dovuto andare il disco, che tipo di musica sarebbe dovuta venir fuori, o magari cercare di scrivere a tavolino un singolo che funzionasse. Tutto è scaturito in maniera molto veloce e istintiva.”

Se non tutti, gran parte dei brani del nuovo disco si candidano a diventare nuovi classici dei Marta Sui Tubi. Ad esempio “Spina Lenta”, per quanto ricordi o forse proprio ricordando “Vecchi Difetti”, è il tipo di canzone capace di entrare in testa al primo ascolto migliorandosi nella modalità concerto, quando alle note si aggiungono le vibrazioni del pubblico. Nel complesso si nota una spostamento verso una ulteriore maturazione melodica, con sapori che riportano agli antichi fasti della musica italiana. Intervistando Giovanni, mi sono permesso un’osservazione nata dall’ascolto del nuovo album, ma che in qualche maniera ho ritrovato anche in piccole atmosfere del concerto. Questa la sua riposta.

“Certe influenze ti rimangono dentro e decidono loro quando venire fuori. Quindi non lo escludo ma non posso nemmeno dirti: sì, è così. Probabilmente ci saranno dei riferimenti, o delle influenze, ma probabilmente ci sono sempre state.”

Cosa sarà?
A mezzanotte circa, i Marta Sui Tubi escono di scena. Si crea della suspense perché, nonostante abbiano fatto i saluti di rito e ringraziato più volte pubblico e città, qualcosa lascia crescere l’attesa di doni preziosi: un altro paio di canzoni. Le luci rimangono basse e la speranza nei presenti comincia a salire. Poi, come accade nella vita, dalle casse parte una musica di sottofondo e tutto si accende, mostrandoci il vero volto delle cose: è finita così. Per ora.

(Giorgio Collini)

Setlist

Qualche kilo da buttare giù
Amico pazzo
La calligrafia di Pietro
Il primo volo
Spina lenta
Da dannato
+D1H (Più di un’ora)
Un pizzico di te
Un amore bonsai
Cromatica
Dispari
Il Delta del poi
Rock + roipnoll
Post
Di vino
Vorrei
Niente in cambio

BIS
Dio come sta?
La spesa
Coincidenze
 

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