Salmo, il ritorno, con "Hellvisback": "Porto nel rap lo spirito di Elvis" - VIDEOINTERVISTA
Salmo è morto e finisce all’inferno. Lì incontra Elvis, in lotta contro Lucifero. Salmo rifiuta l'alleanza con il Re; ma un incidente con la Cadillac guidata da Elvis fonde le due persone. Nasce così, da questo prologo, “Hellvisback”, il personaggio che dà il titolo al nuovo album, l’atteso seguito di “Midnite”, in uscita il 5 febbraio per SonyMusic.
Il rapper olbiese l’ha presentato oggi, 29 gennaio, alla stampa e ai fan in una maniera inusuale e spettacolare: un piano di un albergo milanese è stato allestito come una sorta di caccia al tesoro che parte dalla camera mortuaria di Salmo (con tanto di santini con la scritta “Salutava sempre”) e passa di stanza in stanza, tra un laboratorio di maschere, il santuario di un fan ossessivo, ad una stanza di cimeli di Elvis. 50 fan (scelti tramite il partner Red Bull e la piattaforma Red Bull Followers tra tremila candidati) seguono il percorso per arrivare ad un concerto in cui Salmo presenta i brani del nuovo album.
“Il concept di base del disco è unire una cosa storica, Elvis, ad una cosa attuale, il mio personaggio con la maschera. Sono un fan di Elvis, fin da ragazzino - anche per via delle basette", scherza. "Di sicuro con lui non condivido il conto in banca, ma magari lo spirito rock ’n’ roll. Per me lui è il rock ’n’ roll”, spiega Salmo.
Il prologo è raccontato in un fumetto scritto con l’amico Fr3nk della crew Machete, autore anche della copertina, contenuto in un’edizione limitata dell’album; un progetto ambizioso, per cui il rapper ha avuto carta bianca dalla Sony - è il primo disco di inediti per la major. “Ho sperimentato parecchio, in questo album: è anche un disco molto suonato, con batteria, chitarra, tastiere che ho inciso io. L’idea di unire le cose vecchie con le cose nuove è anche nella musica. Ho cercato di fare un album molto da live”, spiega.
“Sono consapevole che vado spesso fuori dagli standard, non faccio le cose classiche della musica italiana e del rap, e quindi forse questo disco non è per tutti. Il mio lavoro è diverso da quello degli altri rapper che partono da basi già fatte. Io parto dal beat, lo equalizzo, ci scrivo, lo taglio, ci faccio il video. Faccio un lavoro maniacale. Quando ho finito di incidere non riesco ad ascoltare la mia musica perché ne sono davvero stufo”. Salmo ascolta poco rap italiano, dice, “per non farmi influenzare”. Ma tra i colleghi cita Marracash e ricorda con affetto Primo Brown, recentemente scomparso: “Mi sono ispirato in lui a tutto - era un fratello grande”.
Salmo è una persona di poche parole e moltissime idee. Racconta in maniera schietta la collaborazione con Travis Barker dei Blink-182, presente in due brani: “L’ho conosciuto tramite Luca Izzo, abbiamo fatto prima una collaborazione prima sul suo brand Famous: hanno usato la mia faccia su una T-shirt. Poi siamo passati alla musica: sono andato in California gli ho dato 10 beat, ne ha scelti 2 e ha improvvisato. E’ stato incredibile”. E racconta anche l’esperienza con Jovanotti, per cui ha aperto i concerti negli stadi quest’estate dopo avere diretto il video di “Sabato”: “E' stata una delle cose più difficili della mia vita. I primi live sono stati assurdi, volevo smettere, è stato frustrante. Poi è andata meglio. Ma l’ho fatto proprio per mettermi alla prova di fronte a trentamila persone che non mi conoscono”.
E ribadisce di non sentirsi mainstream nonostante questa esposizione degli ultimi anni: “Cos’è ora mainstream? C’è uno standard italiano, certo… Dipende come fai musica: se entri in questo standard ad hoc, allora diventi mainstream. Ma per vivere con la musica, oggi, non si è obbligati a seguire queste regole. Per quello mi sono tenuto lontano dai media: voglio evitare che il mio personaggio prenda il sopravvento, che diventi mainstream, con la TV per esempio. Voglio parlare con la mia musica".