Gli ultimi giorni di David Bowie, la lotta contro la malattia, e quelle voci sulla salute che lo perseguitavano da anni

Gli ultimi giorni di David Bowie, la lotta contro la malattia, e quelle voci sulla salute che lo perseguitavano da anni

Il senso di sorpresa - nell'accezione peggiore del termine - che stamattina ha colto il mondo intero all'annuncio della scomparsa del Thin White Duke l'ha colto il corrispondente del Guardian da New York, precipitatosi qualche ora fa al 285 di Lafayette Street, a Manhattan, dove David Bowie viveva da ormai più di vent'anni, per intervistare portinaio del lussuoso stabile: "Lavoro qui dal 2001 e non sapevo nemmeno che fosse malato".


Per la verità, che Ziggy Stardust avesse avuto qualche problema di salute non era un mistero dal 2004, quando durante una tappa in Germania del tour in supporto a "Reality" fu costretto a un ricovero d'urgenza per sottoporsi a un intervento di angioplastica. Da allora, la voce di "Space oddity" centellinò le proprie apparizioni dal vivo, senza però dare segni di particolari sofferenza, se non altro dal punto di vista fisico: i fan, non a caso, si preoccuparono più del fatto che avesse scelto la via della pensione piuttosto che temere - nell'allontanamento dai riflettori - una ragione connessa a una qualsiasi condizione medica, anche se indiscrezioni puntualmente smentite di problemi più o meno gravi - nel 2008 si parlò addirittura di un tumore al fegato - continuarono a tenere banco.


Nemmeno il rientro in grande stile sulle scene, con "The next day", nel 2013, placò la ridda di voci relative a possibili condizioni critiche di salute dell'artista. Anzi, la pubblicazione del disco a sorpresa, il rifiuto di qualsiasi attività promozionale, sia sotto forma di interviste o conferenze stampa sia come apparizioni dal vivo, e l'avversione nei confronti dell'ipotesi di un rientro sulle scene live - pur caldeggiato da parte del suo entourage - portarono diversi tabloid ad alimentare le voci relative a una diagnosi di Alzheimer. Voci immediatamente smentite al Telegraph da Tony Visconti, il collaboratore chiave nella fase conclusiva della carriera di David Bowie:


"E' in perfetta forma. Anzi, più in forma che mai. Questo ragazzo non ha perso un singolo neurone in tutto il corso della sua vita. Non avrebbe potuto lavorare per due anni di fila se fosse stato malato. Sta benissimo. Ha avuto un'operazione al cuore, tutto qui, ma si è già ripreso da tanto tempo"


Eppure Bowie dopo "The next day" proseguì a lavorare, nonostante una malattia l'avesse colpito, questa volta per davvero: "Blackstar", quello che rimane ormai il suo testamento spirituale, riletto dopo la notizia della sua morte assume contorni estremamente definiti, se non addirittura espliciti. Basti pensare a "Lazarus", il suo ultimo video, che lo ritrae fragile, in un ospedale, cantare "look up here, I’m in heaven/I’ve got scars that can’t be seen" ("Guarda quassù, sono in Paradiso / Ho cicatrici che non possono essere viste"). Tony Visconti ha detto bene, quando ha parlato della sua ultima fatica sulla lunga distanza come "un regalo d'addio", una morte "non diversa dalla sua vita: un'opera d'arte". E per rendersene conto basta guardare, a questo indirizzo, l'ultima foto scattata a Bowie in pubblico, lo scorso 12 dicembre, al Theatre Workshop di New York, in occasione della presentazione proprio della piece teatrale "Lazarus", per la quale aveva scritto musiche inedite: abbronzato, sorridente e rilassato, non esattamente - di fatto - l'immagine di un uomo fiaccato da un male ormai incurabile. Ma le "cicatrici che non si possono vedere", Bowie, le aveva davvero, anche prima di alzare lo sguardo lassù per tornare a vederlo...

Caricamento video in corso Link
Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.