Umberto Tozzi, ‘io, quinto Beatle’: il nuovo album ‘Ma che spettacolo’ e le origini di un ‘repertorio leggendario’ – INTERVISTA

Umberto Tozzi, ‘io, quinto Beatle’: il nuovo album ‘Ma che spettacolo’ e le origini di un ‘repertorio leggendario’ – INTERVISTA

“Se fossi nato a Liverpool sarei diventato il quinto Beatle”, dice Umberto Tozzi. Camicia a quadri aperta sul petto, occhiali e pantaloni scuri, il cantautore di “Gloria” e “Ti amo”, che dichiara 75 milioni di copie vendute, ha presentato oggi a Milano il nuovo disco “Ma che spettacolo”. “Lo dico senza presunzione: il mio è un repertorio leggendario. Canzoni di quella natura sono irripetibili e raccolgono il consenso di tre generazioni. Eppure in Italia non sono considerato quanto merito. Davvero, per le canzoni che ho scritto se avessi conosciuto i Beatles avrei potuto essere il loro quinto membro. E lo dico con tutto il rispetto e la stima che provo per colleghi come Vasco Rossi, uno dei primi a mettere la mia musica in radio. Mi consola sapere che lo status artistico che non ho in Italia l’ho ottenuto nel resto del mondo”. Tozzi loda la Francia, dove lo considerano “uno di loro”, e dice che in Italia siamo messi male in quanto a musica di qualità. “Non per demerito dei giovani, ma perché non esiste più la discografia. I ragazzi sono in mano a produttori che li portano a spasso per i programmi tv, ma se sbagliano il primo disco sono in mezzo a una strada. Quando mi trasferii da Torino a Milano la discografia era una grande famiglia gestita da gente competente, da direttori artistici come Alfredo Cerruti. Ci aiutavano, ci si confrontava, davano suggerimenti importanti e contribuivano a fare grandi le canzoni. Mica come oggi, che si pensa d’essere Michael Jackson solo per avere creato una base musicale al computer. Le vere canzoni sono quelle che puoi suonare alla chitarra o al pianoforte”.

“Ma che spettacolo”, che esce venerdì 30 ottobre lanciato da un tour instore, è il primo disco di inediti di Tozzi da “Yesterday, today” del 2012. Nell’edizione deluxe le 13 canzoni sono integrate da una versione in lingua spagnola di “Nel dire sì nel dire no” con Lucia Mendez e dal primo dvd live della sua carriera, il concerto del 1° dicembre 2012 al Gran Teatro Geox di Padova, “uno dei posti con l’acustica migliore d’Italia. L’album invece è nato tra febbraio e marzo. Erano anni che non mi succedeva di scrivere cose tanto ispirate”. Il disco è stato lanciato dal video di “Sei tu l’immenso amore mio” girato da Paolo Rossini a Venezia, con protagonista Elisabetta Gregoraci. “È amica di mia figlia Natasha e vive come me a Montecarlo. Lì ci si conosce tutti. Vista da fuori, Monaco sembra una grande città, in realtà è un villaggio”.

La copertina dell’album – il pubblico di un concerto, un megaschermo con l’immagine di Tozzi che canta – è fuorviante rispetto al significato del titolo “Ma che spettacolo”, tratto da una canzone sul pessimo spettacolo, appunto, offerto quotidianamente dalla nostra società. “Sono scosso da quel che accade nel mondo, specie quando ci sono bambini cui viene dato in mano un fucile. No, non è una nuova ‘Si può dare di più’: lì c’era speranza, qui no”. In un album composto sostanzialmente da canzoni d’amore, l’attualità torna in “Donne al potere”. “Ho grande considerazione delle donne, è il motivo per cui ho sempre scritto testi d’amore. Le donne sono più forti, ragionevoli e obiettive degli uomini. E in quanto madri, non manderebbero mai i propri figli a combattere contro altri ragazzi. Muscoli al potere ne abbiamo avuti tanti e ci hanno portato tante delusioni. Ora mi piacerebbe vedere un mondo gestito dalle donne, che hanno un cervello più sano”. La condizione femminile è sfiorata anche in “Hammamet”, il cui titolo cita la località tunisina dove Bettino Craxi si rifugiò nel 1994, in piena Tangentopoli, e dove morì sei dopo. “Ci vado da diversi anni, sono amico di Bobo Craxi, figlio di quel grande statista che fu Bettino. Bobo è un bravo chitarrista. Con lui non parlo di politica, si passano serate bellissime sulla terrazza a suonare assieme. Il testo nasce dall’immagine delle donne che vivono lì, obbligate a sopportare grandi sacrifici. C’è gente che vorrebbe una casa, un rifugio. E invece tutto lo spazio che c’è laggiù lo si adopera solo per costruire grandi alberghi”.

Tozzi ricorda con un filo d’amarezza l’esclusione da Sanremo nel 2005, dice che dai talent escono pochi veri talenti, ma non esclude di partecipare come giurato: “Se me lo chiedono, perché no?”. È raggiante perché alla fine del 2013 “Gloria” è stata inclusa nel film di Martin Scorsese “The wolf of Wall Street”, con Leonardo Di Caprio. “Mi ha sorpreso il fatto che abbiano scelto la versione italiana. Mi ha gratificato persino più di quando inclusero la versione di Laura Branigan nel film ‘Flashdance’”. Poi ricorda i primi passi nel mondo della musica: “Volevo fare il calciatore, mi avevano convocato a Coverciano. Mio padre disse di no perché non andavo bene a scuola. Mi dedicai alla musica per ribellarmi, ma non era il mio sogno. Ci ho messo un bel po’ ad accettare l’idea di cantare le mie canzoni. Con Gianna Nannini e altri si bivaccava sul divano della casa discografica Numero Uno in Galleria del Corso a Milano in attesa che qualcuno ci chiamasse per un turno di lavoro. Si mangiava un panino e si dormiva in due in camera, con una tenda a separare i due letti. Una vita da musicista zingaro. Quando ebbi successo molti giornalisti mi puntavano il dito contro, cercando di distruggermi. Dicevano che facevo canzonette. Si sono dovuti ricredere: le mie canzonette hanno fatto il giro del mondo”.

(Claudio Todesco)

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