Buddy Holly, si riapre l'inchiesta sulla sua tragica morte?

Sono da poco - il 3 febbraio - passati 56 anni dall'incidente aereo in cui perse la vita, appena ventiduenne, l'occhialuto musicista di Lubbock, Texas (perirono con lui, nello schianto dell'aereo, Richie Valens, il cantante di "La bamba", allora diciassettenne, e Big Bopper, all'epoca il più anziano dei passeggeri - e aveva solo 28 anni!
Quel che accadde quel giorno del 1959, "the day the music died", come canta Don McLean nella sua "American Pie",  

fu naturalmente oggetto di un'inchiesta: la conclusione fu che la responsabilità dell'incidente aereo ricadeva sul pilota, il ventunenne Roger Peterson, giovane e inesperto, che a causa del disorientamento provocato da una forte nevicata portò il Beechraft Bonanza su cui viaggiavano i tre musicisti a precipitare in un campo di granturco a Mason City, qualche miglio a nord di Clear Lake.

Ma la spiegazione sembrò fin da subito troppo semplicistica, e da allora si sono moltiplicate le ipotesi, le teorie anche complottistiche, fomentate da voci incontrollate e non verificate (si disse che nei pressi dei rottami dell'aereo era stata rinvenuta una pistola forse appartenente a Buddy Holly, e che il sedile del pilota presentava un foro, e che dalla pistola mancavano due proiettili.
Oggi pare che l'FBI sia disponibile a riprendere il caso per riesaminarlo con una nuova inchiesta. La richiesta è partita da LJ Coon, un pilota che ha svolto una sua indagine privata e sostiene che addossare la colpa dell'incidente all'inesperienza di Roger Peterson (anche lui morto nello schianto) sia stata un'ingiustizia. Coon ipotizza altre cause: uno sbilanciamento nella distribuzione dei pesi sul piccolo aereo (Peterson e Holly, seduti davanti, pesavano molto meno di Valens e Big Bopper, seduti dietro), un problema negli strumenti di volo, appena installati, o un litigio fra i passeggeri appena dopo il decollo.

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