Sanremo 2015, Claudio Cecchetto e la Giuria degli Esperti: intervista

Sanremo 2015, Claudio Cecchetto e la Giuria degli Esperti: intervista

Dopo la chiacchierata con Andrea Mirò, abbiamo intervistato Claudio Cecchetto, altro membro della Giuria Degli Esperti, composta anche Carlo Massarini, Massimo Bernardini, Camila Raznovich, Marino Bartoletti, Paolo Beldì e Giovanni Veronesi. La giuria pesa per il 30% complessivo sull'esito finale del Festival: ogni giurato avrà a disposizione 20 punti da distribuire sulle canzoni, con un massimo di 10 per una singola canzone e l'obbligo di votarne almeno dieci. Si riunisce oggi e votarà sia questa sera, sia domani sera alla finale.

Il disc jockey, conduttore e talent scout è già stato in quella che una volta si chiamava "Giuria di qualità", a partire dal 2002 (con Baudo) e ha condotto il festival tre volte, dall'80 all'82 (passato che ricorda con affetto nel suo recente libro "In diretta"). Anche in questa intervista, nessun commento sui singoli brani, ovviamente, ma risposte su metodo e scelte della giuria.  Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Che criterio userà nel valutare canzoni e cantanti?

Userò il mio solito criterio, quando ascolto le cose: se mi viene voglia di riascoltarla, bene. Se non mi vien voglia, vuol dire che non mi ha fatto effetto.

 

Senza entrare nello specifico dei singoli cantanti: ha seguito questo Festival finora, cosa ne pensa?

Ho seguito il Festival da casa con la mia famiglia, come fa la maggior parte degli italiani, ma senza tenere il fucile puntato, e anche senza estrema attenzione, guardando più che altro lo spettacolo. Quando ci si riunirà con gli altri membri, ascolteremo concentrati i brani.

 

Abbiamo fatto una chiacchierata con Andrea Mirò, sua collega in giuria: sostiene che questo è un Festival omogeneo senza grandi picchi in alto e in basso.

E’ quello che dico anche dei talent. Quando ero giovane c’erano i ragazzi brutti e i ragazzi belli; i ragazzi belli erano rari e facevano i fotomodelli. Adesso sono tutti belli. Se ci si pensa, è lo stesso per le canzoni, hanno subito lo stessa sorte: trovi soprattutto canzoni carine. Così come nei talent trovi il talento nelle persone, qua si tratta di trovare il talento nelle canzoni, ma questa omogeneità non facilita il nostro compito permettendo di dire: ecco quella brutta, fuori una. Sono tutte carine.

 

La vostra giuria pesa per il 30%, che non è poco. Siete in 8, individualmente pesate il 3,75%.

E’ una cosa equa, mi sembra; anche se noi decidessimo al contrario di quello decidono gli altri, non contiamo niente. E’ il rimanente 70% che decide.

 

Comunque inevitabilmente qualcuno penserà che siete influenzabili dall'esterno.

Penso proprio di no. Se ne parla perché è la prima cosa che ti viene in mente. L’industria discografica non è che viaggi nell’oro… Non riesco a capire a cosa serva influenzarci.

 

Ma vincere o piazzarsi bene al festival di Sanremo è una buona vetrina. Un valore non economico, ma simbolico importante per la carriera.

Si, ma, chi ha vinto l’anno scorso? Tu lo sai perché hai studiato… Diciamo che il Festival vive per questa settimana e il suo compito è di essere uno spettacolo televisivo. Se poi arrivano le vendite, tanto meglio. Ma non è più sufficiente il Festival di Sanremo. Diciamo che è appena poco sopra i talent: quando vinci è come se ti dessero una bicicletta nuova. Poi devi iniziare a pedalare.

 

L’età media della vostra Giuria degli Esperti è molto alta.

Eh, sì. E’ l’eta media del festival che è alta. I giovani hanno comunque il loro spazio: se dobbiamo vedere le app, il televoto e tutto il resto, quello è il loro territorio. Non è che non ci sia spazio per la loro opinione.

 

Lei devo molto al Festival. L’ha condotto per tre volte, dall’80 all’82, compreso l’anno di “Gioca jouer”, che fu la sigla dell’edizione dell’81. 

Io gli devo molto, sì. Di quegli anni mi ricordo la voglia di cambiamento: si usciva da un’edizione e tradizionale e stavano nascendo gli anni ’80, la musica stava cambiando, nel resto del mondo e in Italia. Gianni Ravera ebbe l’intuizione di affidare Sanremo ad un DJ: le radio libere erano nate da qualche anno e lui non voleva più un presentatore classico, ma uno veloce. Non uno che pensa a fare il suo spettacolo, ma uno al servizio della musica. E chi meglio di un disc jockey, che ogni giorno è al servizio della musica, in radio? Mi vide a “Discoring”, che conducevo in TV, e pensò che fossi quello giusto. Mi raccontò questo progetto: era il periodo da discoteca, lui voleva una scenografia di quel tipo, un ritmo da radio e una scelta dei cantanti un rinnovamento dal punto di vista musicale.

 

Conti si è presentato spesso usando il suo passato da DJ.

Mi viene in mente quando hanno chiamato me: è giusto che su quel palco vada uno che la musica l’ha frequentata per lavoro e per passione, piuttosto che uno che fa il presentatore, fa altro e viene chiamato per condurre quella che è una manifestazione musicale.  La scelta di un Disc Jokey, un personaggio cresciuto nelle radio e presentando musica, è giusta.

(Gianni Sibilla)

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