Einsturzende Neubauten, intervista a Blixa Bargeld: "Lament, storia in musica"

Einsturzende Neubauten, intervista a Blixa Bargeld: "Lament, storia in musica"

Blixa Bargeld ti vuole guardare negli occhi, anche attraverso la telecamera di Skype. E vuole essere sicuro che tu abbia studiato. Perché il nuovo album e il nuovo spettacolo degli Einstürzende Neubauten è un libro di storia in musica. “Lament” esce come disco l’11 novembre. E non è il solito lavoro musicale, ammesso che la band tedesca abbia mai fatto un lavoro “solito”. E’ un’opera ispirata alla prima guerra mondiale, frutto di un lavoro di ricerca su registrazioni audio del periodo, svolto in collaborazione con la Humboldt University di Berlino, e trasformate in musica.

Il viso di Blixa arriva sullo schermo da Berlino, dagli uffici della sua casa discografica. Severo, sembra un professore austero, con quegli occhiali, con l'unico vezzo di un ciuffo argenteo di capelli. Si dice che abbia mandato a quel paese prima di noi un giornalista francese, che non si era preparato a sufficienza. Più che un’intervista a lui, sembra un’interrogazione me. 

La prima domanda è banale, e la accetta di buon grado. anche se butta lì un: “ma hai ricevuto e letto i materiali?” "Certo", mi affretto a dire. "Ma voglio sentire il racconto da te", mi salvo in corner, con un po' di mestiere. Abbozza e cominica a raccontare “E’ stato commisssionato in Belgio nel 2013 e la prima performance sarò Diksmuide l’8 novembre, come parte della commemarzione di una battaglia della prima guerra mondiale di 100 anni prima. “Lament” non è tecnicamente un disco dei Neubaten: sono andato dalla band, ho detto loro che c’era questo progetto e gli ho chiesto se volevano esserne parte, e hanno accettato. Non è un CD, non è una raccolta di canzoni. E’ qualcosa creato per il palco”, spiega. In Italia sarà presentato in tre date a fine mese (il 28 all’Auditorium Manzoni di Bologna, il 29 all’Auditorium RAI di Torino, il 30 all’Auditorium Parco Della Musica di Roma). 

100 anni dalla prima guerra mondiale: le celebrazioni saranno tante, e la storia è già stata scritta, provo timidamente ad obbiettare. Blixa non si scompone: “Abbiamo usato un punto di vista diverso: abbiamo fatto ricerche, usato registrazioni dell’epoca di prigionieri di guerra di tutto il mondo. Ma non volevo fare un lavoro didattico: per quello ci sono già i libri di storia. Volevo che fosse musicale. Originariamente volevo scrivere tre movimenti tranquilli, usando appunto la forma del lamento. Poi ho usato invece un mottetto di un compositore fiammingo del rinascimento, che è seppellito proprio a Diksmuide”.

Bargeld è serio, ma senza prendere tutto troppo sul serio. E infatti per la parte musicale i Neubaten si sono pure divertiti, come in “Hymnen”: “Riprendo God Save The Queen’, che molti pensano sia solo l’inno del Gran Bretagna. Al tempo era “God Save The King”, ma pochi sanno che era l’inno di una mezza dozzina di nazioni, con parole diverse: Danimarcia, Germania, Canada: ho messo assieme ogni versione che ho trovato, e il risultato è una una parodia di ogni inno”. E sempre in tema di divertimento, i Neubaten - loro, gli sperimentatori sonori - usano l’auto-tune. “Sì, in ‘The Willy – Nicky Telegrams’,  per enfatizzare il doppio gioco, le parole ingannevoli: sono due persone che parlano di come si può evitare la guerra, ma una sa già di volerla iniziare”.

Il futuro dei Neubauten? Qualche performance, qualche apparizione nei festival, e poi chissà. In ballo c’è sicuramente un altro album da solo con Teho Teardo (“Mi sono divertito un sacco con lui. Mi ha portato in posti come Schio, la Manchester d’Italia!”, dice). E poi altre performance da solo.

Noi, nel frattempo, abbiamo passato l’esame con il Prof. Bargeld. Ci saluta velocemente, chiude la conversazione, ma senza mandarci a quel paese. Non avremo preso 30, ma c’è sempre tempo per un ripasso e un’integrazione, andando a vedere “Lament” dal vivo.

(Gianni Sibilla)

 

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