Sheppard, la favola pop di “Geronimo” dall’inferno di Port Moresby - INTERVISTA

Sheppard, la favola pop di “Geronimo” dall’inferno di Port Moresby - INTERVISTA

Tre fratelli cresciuti in un’isola esotica e pericolosa. Una mamma amorevole. Un manager potentissimo. Una canzone intitolata “Geronimo” che fa il giro del mondo. L’ultima favola pop è ambientata a Brisbane, la città dell’Australia dove fanno base gli Sheppard. Li incontriamo a Milano dove hanno parlato coi giornalisti, girato per radio, postato su Twitter foto del piatto di prosciutto e melone mangiato in Corso Como. Il più loquace è il cantante George Sheppard. Al suo fianco è seduta la sorella minore Amy, aspetto grazioso e capelli tinti color verde acqua. La più piccola della famiglia è Emma, una bambolina bionda dall’aspetto dolce e indifeso. Con loro c’è il chitarrista e co-autore Jay Bovino, il cui cognome tradisce origini calabresi. Più che una band sembrano una piccola azienda familiare. Girano il mondo accompagnati da mamma Linda Sheppard che ha speso i risparmi di una vita per permettere ai figli di coltivare il sogno di diventare star. L’investimento sta fruttando: grazie al lavoro del manager Michael Chugg, una piccola leggenda in patria, il singolo "Geronimo" ha scalzato "Happy" di Pharrell dal primo posto in classifica australiana. “Dicono che facciamo feel good music e mi sta bene”, afferma George. “Vogliamo rendere la gente felice evocando il pop che ascoltavano i nostri genitori, cose come Beatles, Cat Stevens, Van Morrison, Fleetwood Mac”.

Dietro a questi ragazzi apparentemente spensierati, tutti fra i 20 e i 26 anni, c’è un’infanzia perlomeno singolare. George è nato in Australia, ma Amy ed Emma sono venute alla luce in Papua Nuova Guinea, dove il padre avvocato si era trasferito per lavoro portando con sé la famiglia. I ragazzi hanno vissuto l’infanzia e parte dell’adolescenza nella capitale Port Moresby, prima di trasferirsi verso i 14 anni d’età in Australia. "A Papua c’è un clima tropicale e un’aria rilassante", spiega George, "credo che si rifletta nella nostra musica, specie nelle armonie vocali". In realtà Port Moresby è un posto piuttosto pericoloso. La Papua Nuova Guinea ha il tasso di omicidi più alto dell’Oceania, dieci volte superiore a quello dei Paesi occidentali. "Vivevamo chiusi in un complesso di edifici protetto da recinzioni di filo spinato", rammenta Amy. "La vita si svolgeva tutta all’interno. Potevamo spostarci giusto sulle isole, che non erano considerate rischiose. Solo quando mi sono trasferita in Australia ho potuto fare un’esperienza del tutto nuova per me: camminare per strada".

Non è la prima volta che gli Sheppard vengono in Italia, dove torneranno per esibirsi al Tunnel di Milano il 12 novembre. Lo scorso maggio hanno fatto una visita lampo alla sede italiana della Universal. Sono atterrati, hanno suonato cinque canzoni nella reception e sono tornati in aeroporto, convincendo i dirigenti dell’etichetta a lanciare come primo singolo non il previsto “Let me down easy”, ma “Geronimo” che oggi staziona al terzo posto della classifica Earone dei più programmati dalle radio italiane. La canzone non ha niente a che vedere col leggendario capo Apache: "Geronimo" e "Bombs away" – lo slogan scandito da Amy e titolo dell’album in uscita il 28 ottobre – sono grida di battaglia coi quali il protagonista della canzone cerca di farsi coraggio prima di buttarsi in un’impresa ardita. Arrivano già parodie e cover, tra cui una versione in gaelico con duecento ragazzi che cantano e ballano abbigliati come indiani d’America. Il futuro? Intanto l’inedita “Shine my way” è stata inclusa nella colonna sonora del film “The giver”. E poi… “Come dice la mia canzone preferita del disco, il meglio deve ancora venire”, afferma sicura Amy. Di tempo ce n’è, anche per crescere. Lo si capisce chiedendo a Emma quando ha scoperto la musica. “Beh, non l’ho scoperta. Tre anni fa papà è venuto da me e mi ha detto: vuoi imparare a suonare il basso ed entrare nel gruppo dei tuoi fratelli?”.

(Claudio Todesco)

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