Robert Hunter (Grateful Dead) torna in tour: 'Mi ha ispirato Rodriguez'

A settantadue anni Robert Hunter, il "'paroliere" dei Grateful Dead che ha scritto - solitamente accompagnandoli alle musiche di Jerry Garcia - i testi di canzoni come "China cut sunflower", "Dark star", "Friend of the devil", "Ripple" e "Touch of grey", si prepara a tornare in tour da solo con la chitarra acustica (otto show sulla costa Est degli Stati Uniti con data inaugurale fissata il 10 ottobre alla Town Hall di New York).

Schivo e riservato,  in una rara intervista concessa a David Browne di Rolling Stone spiega scherzosamente (ma non troppo) di essersi rimesso in attività per pagarsi le spese mediche che prevede di dover affrontare nel prossimo futuro. "E' per questo che ho ripreso a lavorare", ha detto ridendo al giornalista americano raccontando del periodo trascorso lo scorso anno in ospedale per un ascesso del midollo spinale che avrebbe potuto risultargli fatale. "Mi hanno somministrato morfina per circa un mese e non avevo mai avuto a che fare con quella sostanza prima di allora. Non riuscivo più a distinguere le mie fissazioni dalla realtà. Chiamavo mia madre nel cuore della notte per dirle che mi avrebbero giustiziato". Durante quel periodo, rivela, ha anche scritto un paio di canzoni finite sul nuovo album dell'ex percussionista dei Grateful Dead Mickey Hart. .

"Sono molto felice di tornare alla mia musica e alla chitarra", racconta. "Mi sono reso conto di avere un pubblico e che dovrei suonare per lui. Ci sono un sacco di tipi della mia età in giro a fare concerti. Sono andato a vedere Rodriguez quando ha suonato a San Francisco. Ed è stato uno di quelli che mi ha spinto a chiedermi perché diavolo non lo stessi facendo anch'io. Mi è piaciuto, il suo show".

Nel lungo periodo intercorso dalla morte di Garcia (agosto 1995) a oggi Hunter ha collaborato a più riprese con gli ex Dead ma anche con Bob Dylan in occasione degli album "Down in the groove", "Together through life" e "Tempest" (per cui ha scritto il testo di "Duquesne whislte"). "C'è poco da raccontare", spiega a Rolling Stone. "Dylan mi ha fatto avere la musica e mi ha chiesto se potevo scrivere qualcosa che si adattasse. L'ho fatto e lui ha usato le mie parole. E' il solo collaboratore a cui concedo la libertà di apportare dei cambiamenti alle mie cose. In fin dei conti si tratta di Dylan". "Gli ho mandato qualcosa un paio di settimane fa e mi ha detto che gli è piaciuto", aggiunge a proposito di ipotetiche, nuove collaborazioni. "Ma non dovrei parlarne, sono affari suoi".

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