Natalie Merchant, l'intervista: "Un album sulle relazioni, tra musica e vita"

“Per poter cresce devi avere qualcosa di rotto dentro”, spiega Natalie Merchant. Sta parlando di una delle sue canzoni del suo album eponimo, il primo di inediti in 13 anni E sta parlando anche un po’ di sé per interposta persona, come fa nelle canzoni del disco, scritte in un lungo arco di tempo da “Motherland” (2001) ad oggi.

“In questi anni ho fatto molte cose diverse: mi sono occupata di folk, di educazione ed arte, di poesia - da lì è nato il mio album precedente, “Leave your sleep” - ho passato 5 anni ad adattare poesie in musica. Ho fatto cinema, documentari. Ma appena avevo un momento, una pausa scrivevo canzoni per me”, ci spiega al telefono da Londra, dov’è per alcuni (pochi) concerti europei.

“Alcune canzoni le ho scritte in un arco di tempo molto ampio  - ho vissuto molto a lungo con questi brani, a volte aggiungevo un verso, una strofa, una modifica a distanza di anni.

Credo che questo sia un album molto fluido proprio per questo motivo”. L’album, in effetti, è un riassunto della sua carriera, ed è qualcosa di più. C’è del pop-rock, della musica orchestrale, ci sono musicisti della scena jazz newyorchese come Martin Medeski di Medeski Martin & Wood, Kenny Wollesen, John Patitucci. “Ho una famiglia mia e una di musicisti - per dire, Medeski è un mio vicino di casa e i nostri figli vanno alla stessa scuola… Con alcuni di loro ho lavorato per anni, altri sono nuovi. Ma avendo suonato soprattutto con un’orchestra per i concerti, erano anni che non avevo un batterista. La musica di questo disco è un’unione di mondi musicali diversi da cui arrivo”, spiega. “Ho curato direttamente gli arrangiamenti, anche grazie al lavora fatto in questi anni appunto con le orchestre.  Sono ad un punto della mia carriera in cui posso giocarmi l’esperienza e credo di essere diventata migliore - in realtà è una cosa che capita a tutte le professioni, ad un chirurgo come ad un musicista: a quest'età sai più cose, sai come maneggiarle, ti si aprono nuovi mondi”.

A proposito di esperienze, Natalie ne ha vissuto diverse in questo periodo: è diventata madre, si è sposata, ha divorziato. Si spiega così quella frase. “To grow you have to be broken”. La dice a proposito del pezzo centrale dell’album, “Giving up everything”: “E’ un brano che arriva da notti oscure di lotta con il passato e presente, di lotta compulsive per cercare di controllare quello che ti circonda il futuro. E’ una canzone sull’accettare la vita, accettare i propri limiti, lasciarsi andare”.

Più in generale, spiega “Natalie Merchant” è un album sulle relazioni: “Non ne ho mai parlato così tanto nei dischi precedenti.  Cinque anni fa sono passata attraverso un divorzio. E mi sono interrogata su cosa tiene le persone assieme, vedendo anche l’esperienza dei miei amici che hanno la mia età e magari stavano divorziando pure loro. Una volta che sei sposato e hai un figlio si può rimanere in certe relazioni perché è meglio per qualcuno altro, non per te - volevo raccontare questo in “Ladybird”, per esempio”, dice della canzone scritta in tempi più recenti, quella che apre l’album. 

Più spesso i personaggi delle le canzoni sono meno personali, ma non meno simbolici, come “Lulu”: “Parla di Louise Brooks attrice dell’età del cinema muto ed una delle prime icone mondiali dell’era dei mass media. Il suo modo di recitare era molto moderno, era avanti per i tempi, e anche per questo venne punita, emarginata e diventò autodistruttiva. A 50 anni lavorava come commessa, era alcolizzata, con nessuno che la riconosceva. Pià che una canzone sulla natura della fama è una canzone su una persona che ha dovuto lottare su come riottenere il controllo della propria vita”. 

Il primo disco in 13 anni, dicevamo: ma questo non significa che Natalie Merchant abbia deciso di rimanere con le mani in mano per altro lungo tempo: “Sto lavorando a creare un database di canzoni folk che possa essere utilizzato da educatori e genitori”, dice tornando ai temi che hanno prodotto “The house carpenter’s daughter” e “Leave your sleep”, i dischi precedenti a “Natalie Merchant”. “Ma ho molte canzoni mie che vorrei incidere, poi vorrei lavorare ad un disco orchestrale e magari rielaborare le canzoni di ‘Tigerlily’, il mio primo album solista che tra poco compie 20 anni”.

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