Clean Bandit: l'intervista di Rockol

Clean Bandit: l'intervista di Rockol

La stampa americana parla già di un’ondata di “playfully sophisticated U.K. dance-pop shows”. E di questa ondata i Clean Bandit sono uno dei nomi di punta, se non IL nome di punta: “Rather be”, il loro ultimo singolo, ha debuttato al primo posto delle classifiche inglesi, aumentando l’attesa per l’album “New eyes”, originariamente previsto per maggio, ma rimandato al 3 giugno. Abbiamo avuto l'opportunità di incontrarli, faccia a faccia, e questo è il risultato della nostra chiacchierata...

Chi sono i Clean Bandit e come vi siete incontrati?
Ci conosciamo da quando eravamo molto piccoli. Poi durante l'università abbiamo iniziato a registrare qualcosa per diletto: è iniziata così. Abbiamo ottenuto il nostro primo ingaggio dopo un paio di settimane e per un po' abbiamo suonato solo dal vivo. Nel 2010 abbiamo inciso le nostre prime vere cose.

Da dove arriva il vostro nome?
E' la traduzione di una frase in russo. Grace [Chatto] e Jack [Patterson] hanno vissuto in Russia per un po' è l'hanno imparata da un amico. Significa qualcosa tipo "bastardo totale".

Avete un background classico... come lo conciliate con il pop e l'elettronica?
All'inizio era meno pop la nostra roba. Più hip-hop. Tutto è nato per la volontà di progredire e sperimentare.

Quando e come è nato il singolo “Rather Be”?
E' successo un annetto fa. Abbiamo un amico con cui scriviamo molto, si chiama Jimmy Napes... scriviamo parecchio con lui perché non abbiamo un cantante nel gruppo, quindi lavoriamo sempre con cantanti diversi. Gente che sappia scrivere le parole e cantare... noi sappiamo scrivere le melodie, ma sai, le parole sono difficili.

Come scegliete questi cantanti?
Le cose accadono in molti modi. Love Ssega, che è in “Mozart’s House”, era un nostro amico dell'università che viveva con noi. Altri, come Eliza Shaddad, frequentano lo studio dove andiamo anche noi, che è una specie di spazio aperto, centro sociale. Qualcuno l'abbiamo incontrato per strada e altri, sapendo che non abbiamo un cantante, si sono proposti.

“New Eyes” sta arrivando, ma è stato ritardato... è stata colpa del successo del singolo “Rather Be”?
Sì. E' una scocciatura. Quando i dischi vengono procrastinati la gente non è contenta. Ma non ce l'aspettavamo... solo che a causa del successo di “Rather Be” l'album è stato procrastinato, per spingere le vendite del singolo.

Cosa potete dirci dell'album “New Eyes”?
E' un mix di stili diversi: ambient, vogue, electronica, other stuff...

Avete ripreso materiale vechio per il disco?
Un 50%, sì. Quando ci diedero il nostro primo concerto non eravamo pronti e in due settimane abbiamo scritto circa 10 brani. Quindi avevamo molti pezzi dell'epoca, del 2008. Ne abbiamo ripeso qualcuno...

Fare video sembra essere parte del process compositivo per voi... è vero?
Sì. Il video per noi è la forma tagnibile di quello che creiamo. Spesso le idee per i video nascono prima dei brani.

Cosa possiamo aspettarci dai vostri live?
Non possiamo portare tutti i cantanti con noi, quindi ne abbiamo un paio fissi. Uno è una leggenda della scena garage britannica. Usiamo molti strumenti acustici perché quelli elettronici non suonavano bene. tutti i beat sono fatti con drum machine diverse e poi aggiungiamo molta improvvisazione...

 

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