Sanremo 2014, il commento alla seconda serata

Che fatica.

mercoledì sera non è successo niente, se non la celebrazione della liturgia macchinosa delle due canzoni fra cui scegliere la meno peggio. Ed è apparsa ancora più evidente la mancanza di autentici big fra i concorrenti denominati per comodità Artisti, con la Maiuscola. Voglio dire, dài: Giuliano Palma? Brillante, simpatico, ma. Renzo Rubino? Bravo, gli voglio bene, ma. Riccardo Sinigallia? Francesco Sarcina (che, peraltro, rischia di vincere con “Il tuo sorriso”?)? Francesco Renga e Noemi, OK: ma contano come big (di nuova generazione) anche per manifesta scarsa popolarità degli altri. Va bene, Ron ha una storia – ma forse in questo momento ha soprattutto quella. Alla fine, fra i personaggi che si sono visti girare in sala stampa nei primi due giorni il più “davvero” famoso è stato finora Carletto, il camaleonte dei Sofficini Findus.

Però, peggio ancora che un problema di cantanti più o meno famosi o più o meno big, qui è un problema di canzoni più o meno belle. E stasera di canzoni belle (meglio: di belle canzoni) non se ne sono ascoltate, fra quelle in gara. Qualcosa di grazioso, sì; qualcosa di – come si dice quando non si vuole offendere? “interessante”, sì; ma quando un pezzo oggettivamente “medio”, decentemente costruito e professionalmente confezionato come “Un abbraccio unico” di Ron ti fa alzare lo sguardo e pensare “ah, però, questa non è male”, c’è qualcosa che non funziona in termini di livello qualitativo medio. E in questo Festival, adesso che abbiamo ascoltato tutte le canzoni degli Artisti, possiamo dire che purtroppo quello che finora è mancato sono – appunto – le canzoni.

Poi per forza che l’amico del presentatore, Claudio Baglioni, quando arriva sembra Gesù Salvatore (la statua da processione di Gesù Salvatore): e quando accenna al piano “Questo piccolo grande amore”, benché per la centomilionesima volta, ugualmente ti sembra di ascoltare un capolavoro. Consumato dal tempo, ma sempre un capolavoro.

E i giovani, le Nuove Proposte? Mauro Pagani ne ha detto un gran bene, probabilmente perché aveva già sentito le canzoni degli Artisti; quelli di stasera, in effetti, non erano male (tre su quattro – su Bianca sarebbe ingeneroso infierire); però sono giovani per modo di dire, alcuni sono su piazza da più tempo di qualche Artista. Diciamo che non hanno sfigurato, e che i finalisti Zibba e Diodato sono più che accettabili.

Ci sarebbe da dire, uscendo dal seminato musicale, della crudeltà con cui è stata messa in scena la sempre elegantissima ma stremata anzianità di Franca Valeri, però sul tema televisivo preferisco invece confessarvi che rivedere il maestro Alberto Manzi per quei pochi secondi all’inizio della serata mi ha intenerito e commosso, ripensando a quand’ero ammalato, da bambino, e mi facevano guardare “Non è mai troppo tardi” perché in fondo era un po’ come andare a scuola, no?

Vabbé, adesso chiudiamo. Da domani in pratica si ricomincia. E sono già così stanco...

Franco Zanetti

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