NEWS   |   Italia / 28/10/2013

Fiorella Mannoia omaggia Dalla: 'Un amico che mi ha insegnato a cantare'

Fiorella Mannoia omaggia Dalla: 'Un amico che mi ha insegnato a cantare'

Fiorella Mannoia se lo ricorda bene, il suo primo incontro con Lucio Dalla. 1972, ai tempi del suo primo album, nella sede romana della mitica RCA di quegli anni ruggenti. "Io ero agli inizi, lui era già Lucio Dalla ma non ancora famoso. Mi sembrò subito un tipo stravagante: se ne stava lì al bancone del bar a fischiare dentro alla tazza del suo cappuccino. Quell'immagine racconta bene quel che poi gli ho visto fare nell'arco di tutta la sua vita. Era un uomo eccentrico che amava metterti in imbarazzo per osservare le tue reazioni. E che faceva tante cose strane. Uno che chiamava la sua barca 'Catarro' e che sul citofono di casa sua, a Bologna, scriveva commendator Domenico Sputo, non era il massimo della normalità. Era un uomo buffo, e simpatico: quello che il suo compagno Marco Alemanno ha definito giustamente un folletto. Ci siamo visti e parlati spesso, a volte seriamente a volte in tono ludico e scherzoso. L'ho incontrato in tutte le sue case, sotto l'Etna, a Milo, alle Tremiti, a Bologna. Non posso dire di essere stata una sua amica intima, ma un'amica sì". Che ora ha deciso di rendere omaggio al cantautore scomparso, con un disco-dedica, "A te", in uscita per Sony Music domani 29 ottobre nei negozi (ma già ascoltabile in anteprima su Deezer).





Registrato in presa diretta al Forum Village di Roma il 9 e 10 settembre scorsi come si trattasse di una gran soirée, con un bel gruppo di musicisti (in "Felicità" e "La casa in riva al mare" c'è il pianoforte di Danilo Rea), ospiti (Ron, Alessandra Amoroso) e un'orchestra, la Sesto Armonica, diretta a turno da cinque direttori/arrangiatori diversi, Peppe Vessicchio, Pippo Caruso, Stefano Zavattoni, Marcello Sirignano e Paolo Buonvino. "Scegliere solo undici canzoni", racconta Fiorella, "è stato a volte doloroso. Ho dovuto dividermi tra quello che avrei voluto e quello che ho potuto cantare. Un orecchio inesperto forse non lo coglie ma Lucio aveva un'estensione vocale non comune, soprattutto per un cantante di sesso maschile, e alcune delle sue canzoni hanno una tonalità a cui non riesco ad arrivare. Ho sempre sostenuto che fosse uno dei più grandi cantanti di questo Paese: Lucio non lo dava a vedere, ma spaziava da un'ottava all'altra con una tale naturalezza e disinvoltura che talvolta mi ha messo in difficoltà. Le sue canzoni le ho cantate sempre e le conosco a memoria. Ma nel momento in cui ho deciso di mettermici seriamente alla prova mi sono trovata di fronte anche a brani che mi sono resa conto di non poter interpretare. Ho voluto invece includere pezzi come 'La casa in riva al mare' e 'Sulla rotta di Cristoforo Colombo', cose dei primi anni '70 che solo i veri appassionati ricordano. Mi è sembrato giusto rinfrescare la memoria anche su una parte del repertorio di Lucio un po' meno conosciuto". "A te" non è un greatest hits, insomma, e lo confermano le selezioni ("Se io fossi un angelo", "Chissà se lo sai") da un disco trascurato come "Bugie" (1985). "Appunto, l'ho fatto perché Lucio merita di essere conosciuto anche dalle nuove generazioni che lo ricordano solo per 'Attenti al lupo'. Mi sono scaricata tutto quel repertorio immenso e mi sono rimessa a studiarlo, a riascoltarlo con attenzione. La stessa 'Milano' non è una canzone molto conosciuta, mi sembrava troppo scontato limitarmi ai pezzi più popolari. Non potevo non includere 'Anna e Marco', però: con Lucio, sul palco, l'avevo cantata tante di quelle volte... io le strofe che parlano di Marco, lui quelle su Anna. E sono molto affezionata anche a quella volta che la cantai al Campovolo con Giuliano Sangiorgi. E' una canzone che ormai fa parte della mia vita, come 'Felicità' ".

C'è anche "Cara", nel disco, che la Mannoia cantò al concerto di Bologna lo scorso 4 marzo, in occasione di quello che sarebbe stato il settantesimo compleanno di Dalla, con la voce rotta dall'emozione. "Quando Lucio se n'è andato ero in tournée, e come molti colleghi anch'io cominciai a inserire un suo pezzo in scaletta. Scelsi quella, e la cantai per tutto il tour. Lì maturò l'idea di dedicargli un omaggio, ogni sera si discuteva di fare un disco con quelle canzoni meravigliose. Ma non volevo che qualcuno equivocasse pensando che volessi approfittare della sua scomparsa per fare un album. Ero perplessa e titubante...in realtà ho un disco di inediti quasi pronto ma l'ho lasciato temporaneamente da parte perché sentivo di doverlo fare, questo atto d'amore nei suoi confronti. Non volevo farlo nel modo classico, lavorando con le sovraincisioni, ma rendergli omaggio mettendoci tutti eleganti e ritrovandoci insieme nella stessa sala di registrazione, in presa diretta. Con l'orchestra e con i maestri arrangiatori, perché come dice Ron Lucio andava trattato così. Solo fatto in questo modo, il disco poteva avere il sapore di un omaggio sincero a un amico. In un modo diverso non l'avrei fatto".

I cinque arrangiatori si sono ovviamente presi le loro libertà: "Stella di mare" enfatizza l'elemento melodico su quello ritmico, in "Anna e Marco" spicca la fisarmonica di Stefano Indino, e in "Caruso" il mandolino di Guido Costanzo accentua la mediterraneità del brano. "Nel rimettere mano a grandi successi come questi bisogna rispettarli ma anche un po' trasformarli: un bravo arrangiatore fa proprio questo, sa cogliere l'essenza di una canzone. 'Stella di mare' ha una melodia meravigliosa, e questo è l'elemento sottolineato da Sirignano. Pippo Caruso, invece, ha voluto rendere ancora più partenopea 'Caruso', che proprio a Sorrento era stata concepita".

I duetti con Ron ("Felicità") e Alessandra Amoroso ("La sera dei miracoli") nascono anch'essi da motivazioni diverse. "A Ron mi lega una vecchia amicizia, precedente al tour con Francesco De Gregori e Pino Daniele", ricorda la Mannoia. "In un disco come questo non poteva mancare, dato il percorso artistico che lui e Lucio hanno fatto insieme e le bellissime pagine che insieme hanno scritto. Ogni volta che canto con Alessandra, invece, rimango stupito dalla sua grazia: non strilla mai, se la canzone non lo richiede. L'ho chiamata per aiutarmi ne 'La sera dei miracoli': un pezzo che, sono sincera, mi metteva in difficoltà nella parte alta. Avevo bisogno di una collega che la dividesse con me e ho pensato a lei proprio in considerazione di questa sua eleganza. Non abbiamo provato ed è stato un salto nel buio. Alessandra è venuta in studio, si è messa le cuffie e abbiamo registrato. E quando ha cominciato a cantare mi sono resa conto che avevo fatto la scelta giusta: ha interpretato il pezzo con la grazia che quella canzone merita. Vedo anche un senso di continuità con quello che faceva Lucio, che non aveva atteggiamenti snobistici nei confronti delle nuove generazioni: tutti ce lo ricordiamo a Sanremo con Pierdavide Carone, a collaborare con Marco Mengoni...Sono certa che avrebbe apprezzato una scelta coerente con il suo percorso ma anche con il mio, dal momento che oltre che con Alessandra ho cantato con Noemi, con Chiara, con Emma. Non ho pregiudizi nei confronti dei ragazzi che arrivano dai talent show, non avrebbe senso snobbarli arroccandosi dietro la nostra esperienza".

Anche lei, Fiorella, ha imparato così? "Lucio", conferma, "ha molto influenzato il mio modo di cantare. Quel suo rincorrere le parole velocemente, quell'attenzione alle parole, quel quasi mettersi a parlare quando il testo lo richiede: sono tutte cose che ho imparato da lui. Ciò che oggi sono musicalmente, il mio modo di affrontare le canzoni, nascono da lì. Non aveva schemi, Lucio, ma una libertà nella composizione che pochi altri hanno avuto. 'Futura' è un esempio perfetto: quando le parole lo richiedevano, anche la musica cominciava a incalzare. Costruiva spesso così le sue canzoni, metteva la musica al servizio della scrittura fregandosene di metriche e ritmi. Se una brusca sterzata era necessaria, non se ne faceva un problema. Un caso unico, il suo, nel panorama italiano".

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