NEWS   |   Italia / 27/10/2013

Renato Zero presenta “Amo - Capitolo II”: “La musica è il mio salvacondotto”

Renato Zero presenta “Amo - Capitolo II”: “La musica è il mio salvacondotto”

Il luogo in cui Renato Zero sceglie di presentare il nuovo album non è casuale. All’entrata della sala campeggia una gigantografia, una foto d'epoca sua assieme a Loredana Berté e Mia Martini. “Quel trio abitava proprio in quest’albergo perché stavamo in zona cercavando in ogni modo di strappare un contratto discografico”, ricorda Renato. Ma l’occasione di incontro con la stampa è il presente e il futuro, non il passato. Un presente ricco, ricchissimo: oltre al tour che lo sta portando in giro per l’Italia, Renatone vuole presentare “Amo - Capitolo II”, che arriva il 29 ottobre, a soli sette mesi dal primo.
Di nero vestito, Renato arriva in sala e inizia a parlare. Ma non del disco: racconta il tour, spiega di essere arrivato alle 4 di notte da Firenze, dove ha cantato la sera prima. “I concerti sono una terapia. Mi danno la sensazione che questo percorso sia stato utile per avere quell’autonomia e quella resistenza per ricordare le canzoni ed essere il capocomico della baracca”, dice. E poi spiega: “Il momento è felice, la crisi si sente e la sentiamo anche noi che siamo velleitari - ma la musica è un salvacondotto. Io ho 63 anni e canto una canzone che dico ‘La vita che mi aspetta non mi fa paura’”. Più che paura, Zero è arrabbiato con quello che vede in giro, lo dice e lo canta, anche nelle “nuove” 15 canzoni. Il disco, spiega, è nato assieme al primo capitolo, anche se originariamente non si pensava di fare una doppia uscita: “Abbiamo lavorato su 4 fronti tutte le canzoni presenti in questi due album: Celso Valli, Danilo Madonia, Trevor Horn e il Maestro Serio. Io mi sono assunto la responsabilità che questi lavori fossero omogenei, partendo dalla base e dalla ritmica, e ho fatto in modo che fosse un unico fronte, che parlassero lo stesso linguaggio. Non è solo merito delle canzoni, ma dell’occhio su queste cose. Una volta che il pacchetto era omogeneo, io ho chiuso il capitolo 1. Il giorno dopo ero già tra Genova, Bologna e Londra per chiudere il capitolo 2. Anche se all’inizio non sapevo che ci sarebbero stati due dischi, ma per una serie di ragioni, è meglio cos - anche per una questione economica. Ma alla fine sono lavori concepiti per anche avere una vita propria. C’è uno spostamento sensibile nel raccontarsi, nel raccontare il mio percorso, magari non ci sono le date, ma le sensazioni, quelle sì”. E poi spiega che si è trovato bene soprattutto con Trevor Horn (già nei Buggles, produttore dei Frankie Goes To Hollywood, Pet Shop Boys, Robbie Williams, Rufus Wainwright): “Ho avviato un grande rapporto: credo che il prossimo lavoro sarà con lui”, dice.
Ma Eenato in realtà, parla poco di musica: le canzoni sono spunti per aneddoti: “Titoli di coda”, sulla volgarità della TV odierna, diventa l'occasione per raccontare il suo primo passaggio TV, grazie a Gianni Ravera, negli anni ’70: “Chi è quel deficiente che è andato in onda 5 minuti fa?”, telefonò immediatamente il direttore a Ravera. Ma tempo qualche minuto si corresse: “Non metterlo sul treno, mandalo in onda anche domani”.
Oppure “AmoR”, dedicata a Roma: “Io, a differenza di miei colleghi, non ho molto cantato la mia cità e la sua lingua, mica ho fatto come certi colleghi partenopei... Lasciamola un po’ in pace, c’ha già i cazzi sua… Ho pensato ad essere un artista italiano. Ma poi, quando non mi volevano i teatri, riempivo Piazza Navona, e gliene sarò sempre grato” e poi alleggerisce imitando Pino Daniele in maniera spassosa. O ancora “L’eterno ultimo”: “Sono, anzi ero io, ma il brano è dedicato al ragazzo che oggi rischia di esserlo, come l’ho rischiato io”. Questo è il tema che, da sempre, appassiona di più Renato, che torna ad ogni domanda, indipendentemente da tutto. La mancanza di prospettive e spazi per i giovani, soprattutto nella musica: “Nella tv musicali e nelle radio c’è questa cosa che le major detengono il primato dell’invasione. I giovani oggi non possono sbagliare, migliorarsi, senza farsi carne da macello in talent show. Alle grandi dame delle major non è piaciuto molto che renato zero abbia dato il cattivo esempio facendo tutto da solo - e a cascata non è piaciuto a molta gente. Ma il risultato di renato zero è una vittoria della musica italiana. Non trovo giusto che oggi nel 2013 si pensi ancora che l’artista debba cantare come vuole il produttore, vestirsi come dice lui. I mostri divertono per un po’ ma… Questo desiderio di spersonalizzare la gente di incanalarla in un percorso antimusicale… Qua o si suona o si muore, e la musica sola non suona”.
Ma i progetti non sono finiti. A fine novembre uscirà il “Capitolo III”, che non è altro che una lussuosissima confezione dei primi due dischi con stampe, poster e un racconto dei brani inclusi nei dischi e poi il progetto di andare all’estero: “Abbiamo un seguito talmente bello”, dice raccontando di un pullman di turchi che lo ha fermato e riconosciuto in Piazza San Pietro. “In passato mi sono rifiutato, perché non volevo fare il commesso viaggiatore della musica, ma oggi ho un’altra serenità. Posso farlo senza ansie da prestazione - questo lavoro va fatto con serenità, senza qualcuno che ti dica canta! canta!”.

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