The Observer 2013: l'intervista ai Neiv

Come ormai ben sapete, lo scopo principale di The Observer, il nostro osservatorio sulla musica italiana emergente, è quello di andare a caccia di nuove leve che si stanno distinguendo nel panorama indipendente italiano. La rubrica presenta dunque, a cadenza settimanale, una nuova band o un nuovo artista, presentandolo prima con una copertina ad hoc, poi approfondendo il discorso con la recensione del disco e, infine, scambiando quattro chiacchiere.
Come già successo in passato però, a volte capita di entrare in contatto con gruppi che orbitano nel giro di The Observer e arrivare direttamente al “faccia a faccia”. Con i Neiv è andata precisamente in questo modo.
I Neiv sono una band shoegaze di Bergamo nata negli ultimi mesi del 2008. L’anno successivo il gruppo pubblica il primo singolo, intitolato “Let me cry” e prodotto da Cristiano Santini dei Disciplinatha, il cui video, girato da Luca Pivetti, conquista il premio speciale del M.e.i. dello stesso anno. “Claire always travel”, il loro primo album, vede la luce nel maggio del 2011, seguito a breve dal singolo omonimo e dal secondo video della band: durante il tour a supporto del disco, i ragazzi di Bergamo hanno l’occasione di esibirsi a Berlino e in Svizzera, aprendo i concerti di Clan of Xymox e Attrition. Nella tarda primavera del 2013 la band torna con un nuovo lavoro in studio intitolato “Euphoria”, prodotto da James Aparicio (Depeche Mode, Nick Cave, Mogwai) e con Giorgio Gagliano come sound engeneering. Per il video di “Isola”, il primo singolo, i Neiv si affidano invece ancora una volta a Luca Pivetti. Dopo diversi cambi, la formazione oggi è composta da PJ (voce e chitarra), Jennie (sintetizzatore e keyboards) e Lorena (basso).

Con in Neiv abbiamo iniziato a chiacchierare partendo da una frase che abbiamo pescato dalla loro cartella stampa, e che ci è sembrata particolarmente interessante per intavolare il discorso: "Non c'è originalità nella crisi". Che cos'è lo Shoegaze nel 2013? Che cos'è per i Neiv?
“Siamo convinti che alcune sensazioni e condizioni siano universali, ed è quindi giusto che ci sia un qualcosa di costante nelle arti che le rappresentano, come la musica” esordisce PJ su Rockol. “La realtà economico/sociale del 2013 ha molti aspetti simili alla condizione degli anni '80, ed è quindi naturale che alcuni elementi di quel bacino culturale si ripetano anche oggi. In un certo modo lo shoegaze del 2013, anche se evoluto e attualizzato, è sempre lo stesso, ed è giusto che sia così. Per noi rappresenta un'ispirazione e un punto di partenza”.



Rimanendo in tema ispirazione, un’altra frase estratta dalla presentazione del gruppo può aiutarci a capire meglio chi sono i Neiv. La frase è "Comprendere il proprio dolore non significa compiacersene, conoscerlo equivale ad amarsi". Possiamo dire che avere le idee chiare su chi si è, aiuta a fare buona musica? E’ Jennie a prendere la parola: “Imparare a capire il proprio dolore è un'esperienza che rende più forti, perché attraverso la comprensione di sé si può superare una certa staticità dell'esistenza. Il dolore è solo uno degli aspetti che può aiutare a comporre, ma probabilmente anche il più forte. Lo sforzo richiesto per superare un dolore è capace di sviluppare idee nuove, che cerchiamo di far diventare melodie. C'è da dire, però, che essere consapevoli non necessariamente significa essere certi di qualcosa. Sapere chi siamo aiuta a vivere appieno le emozioni che si provano, ma in fin dei conti sono proprio queste emozioni, soprattutto se vissute appieno senza troppo controllo, che aiutano a fare musica”. “Avere un punto di partenza definito è necessario” aggiunge PJ, “ma è ancora più importante lasciarsi trasportare dalle emozioni senza mettere troppi paletti durante il viaggio. “Euphoria” è un disco viscerale, composto seguendo l'emozione del momento e senza troppi ragionamenti, che si ci rappresenta e che, in un certo senso, si spinge fino ai limiti, fin dove i Neiv stessi potevano spingersi. In studio di registrazione ci siamo resi conto che il sentimento che condividevamo era l'euforia, era quello che ci spingeva. Non volevamo però che questa sensazione fosse un ostacolo, non volevamo compiacercene e abbiamo quindi cercato di trasmettere l'emozione attraverso la musica, facendola entrare nel disco nella maniera più pura ed estrema che ci era possibile”.

Per il nuovo disco, "Euphoria", uscito da pochissimo, i Neiv si sono dunque affidati, dal lato produttivo, a James Aparicio. Una collaborazione particolarmente interessante e prestigiosa… “Lavorare con James è stato un piacere e un onore” ci confessa ancora Jennie. “Tra noi si è instaurato subito un feeling intenso, siamo stati in sintonia fin dall'inizio. James è riuscito a plasmare un suono ancora grezzo nella direzione che volevamo, il che è stato semplicemente incredibile. È stato amore dal primo momento”. “E' stata un’esperienza bellissima” ammette PJ, “sia dal punto di vista musicale che umano. James è un professionista a tutti gli effetti e la sua impronta si vede, è parte integrante del sound di Euphoria”. Rimanendo in tema sound, “Euphoria” è stato registrato interamente su nastro. Una scelta stilistica ben precisa: “Volevamo che “Euphoria” avesse un sound vero, non artefatto” prosegue PJ, “per questo abbiamo acquistato un registratore a nastro 24 tracce 2 pollici. Chiusi nel nostro studio, praticamente in mezzo al nulla, abbiamo spento i pc e ci siamo messi a suonare. Volevamo registrare un disco fatto di getto, che sapesse emozionare noi per primi. Registrare in analogico era indispensabile per ottenere un risultato realistico, come una fotografia su pellicola. Può risultare un po' più grezza di una digitale, magari modificata con Photoshop, ma è molto più vera. Ovviamente il pc è stato riacceso per il mastering, ma a quel punto le tracce contenevano già quello che cercavamo: la presenza simultanea di tutti e tre gli strumenti, dall'inizio alla fine”.



Domanda banale, ma a questo punto, doverosa: perché "Euphoria"? “Perché “Euphoria” descrive come sono stati i Neiv fra il 2012 e il 2013” ci spiega PJ. “Come dicevamo è uno stato d'animo che abbiamo condiviso, dovuto a motivi personali ma anche e soprattutto alla band. In questo periodo abbiamo cambiato formazione, e la novità ha portato nuova voglia di fare, entusiasmo. La composizione del nuovo cd deriva da questo, e tutti e tre ci siamo mossi nella stessa direzione senza bisogno di parlare”. “L'euforia è l'emozione che ha caratterizzato la composizione di questo album” chiosa Jennie, “stimolando la nostra creatività. Ed è presente anche adesso: siamo molto felici di quanto abbiamo fatto”.

Il disco conta otto prezzi per un total running di circa trentasei minuti. Un lavoro molto compatto e denso all'ascolto, che riesce a delimitare bene un sound che fa suo essere per sua natura "senza limiti" il suo punto di forza. Adesso che il disco è finito, i Neiv hanno avuto tempo di ascoltarlo con il distacco che si riesce ad ottenere ad opera finita. E’ ancora PJ a prendere la parola: “È scontato dire che “Euphoria” rappresenta una tappa fondamentale per i Neiv? Sono convinto che segni un passaggio molto importante nella nostra produzione, e questo è confermato dal fatto che non riesco a stancarmi di ascoltarlo. Non sempre è così, anzi, devo ammettere di essere un po' “nauseato” dai miei lavori precedenti, difficilmente riesco a riascoltarli. “Euphoria” invece è diverso. È un disco che mi piacerebbe aver scoperto in un negozio di dischi (e non sto facendo del marketing)”.

C'è qualcosa o qualcuno che ha influenzato in qualche modo la nascita di "Euphoria"? “Uno degli aspetti fondamentali di Euphoria è che l'album ruota tutto intorno a noi, ai nostri stati d'animo e alle immagini che ci caratterizzano” incalza PJ. “È come se una serie di esperienze (personali e di gruppo) avesse trovato sbocco in una più canzoni, come l'interazione di più colori compone un quadro, come un paesaggio di vallate che scorre lentamente attraverso il finestrino di un treno. L'Euphoria di cui parliamo è quella che ti guida in un sogno, che ti fa viaggiare e allo stesso tempo ti fa sentire sempre a casa, come se fossi su un'isola tutta tua”.
Un’immagine che stimola la discussione legata all’importanza della componente visiva in un progetto musicale come quello dei Neiv: “La componente visiva è fondamentale” concorda PJ. “Non parlo del look della band, ma dei colori, delle immagini, dei ricordi che le nostre canzoni possono generare nella mente di chi le ascolta e anche in noi. Per il video di “Isola” ci siamo affidati anche questa volta a Luca Pivetti, sia per la regia che per la stesura del soggetto. Luca ormai è parte integrante, sa portare su pellicola la nostra musica, quello che noi scriviamo e suoniamo, sa trasformare i suoni in immagini in modo del tutto originale.



Che dischi stanno ascoltando i Neiv in questo momento? “Io (PJ) ascolto tantissima musica e di vario genere, ma band come Swervedriver, Mogwai, Slowdive (fra le mie preferite) non mancano mai. In questi giorni sto ascoltando tantissimo "Falling" dei Seapony e "Let it Be" dei Replacements”. “Io (Jennie) sono una nostalgica e non posso negare che continuo ad ascoltare sound un po' cupi e malinconici (come i The Cure) e tipicamente post punk (come i The Sound). Di recente ascolto molto band con voci femminili, per esempio Cocteau Twins, Siouxsie, Slowdive, Curve. Se invece devo menzionare una band attuale direi i Linea Aspera”.

I Neiv sono una band punk, shoegaze, dark wave, post rock; generi che, si dice, si trovano a proprio agio più facilmente all’estero rispetto che a casa nostra: “Abbiamo avuto varie esperienze all'estero e sono sempre andate molto bene” ammette PJ, “soprattutto in paesi del nord, dove c'è una vera e propria cultura musicale. In questi paesi le persone, poche o tante che siano, ascoltano volentieri concerti di band sconosciute. Ricordo che una volta a Berlino abbiamo riempito un intero locale da soli, anche se il pubblico non ci conosceva ancora. Erano attirati dal genere, dal nome e da come c’eravamo presentati, e semplicemente sono venuti a vedere cosa avevamo da dire. E ci hanno ascoltato per davvero, non come in Italia dove spesso mentre la band suona la maggior parte delle persone se ne sta fuori a fumare. Ovviamente anche in Italia esistono realtà che danno spazio alle nuove band underground, ma a volte già il fatto di essere una band "italiana" taglia dei ponti. Se ci presentassimo come band "Inglese", ad esempio, sono sicuro che avremmo una risposta completamente diversa. Un altro problema tipicamente "italiano" è che ormai molti locali vogliono quasi ed esclusivamente cover band. Quando ti proponi, spesso ti chiedono: " che cover fate?". Beh credo che la cultura musicale sia un po' lontana da questo modo di fare e di vedere la musica”.

Arrivati alla fine della chiacchierata, non possiamo non chiedere ai Neiv quali sono i programmi a breve e lungo termine messi in agenda: “Vogliamo suonare il più possibile, ovunque sia possibile” conclude PJ. “Stiamo pianificando un tour in Inghilterra, uno in Germania e uno negli States. E poi inizieremo già a scrivere i nuovi brani: ci piacerebbe molto fare un EP a breve”.

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