Nomadi, la festa per i 50 anni a Cesenatico: ecco com'è andata

Nomadi, la festa per i 50 anni a Cesenatico: ecco com'è andata

Da venerdì 14 a domenica 16 giugno scorsi si è celebrato, a Cesenatico, il cinquantenario dei Nomadi. La longevità – l’attiva longevità – di questo “complesso musicale” nato nel 1963 è uno dei misteri gaudiosi della storia della musica leggera italiana; e lo scrivo senza la minima traccia di ironia, giacché la storia del gruppo fondato da Augusto Daolio e Beppe Carletti è, oltre che lunghissima, anche punteggiata da accadimenti che avrebbero stroncato qualsiasi formazione. E invece i Nomadi sono sempre Nomadi, anzi, forse negli ultimi anni sono più Nomadi di prima, più Nomadi che mai. Per i festeggiamenti, Carletti & C hanno scelto di fare base a Cesenatico. Una scelta felice, perché la cittadina adriatica è un altro bell’esempio di capacità di durare restando fedele a se stessa pur assecondando l’evoluzione dei tempi. E’ vero, là dove c’erano negozietti di secchielli, palette, formine e biglie di plastica per piste di sabbia ora ci sono negozietti di cover per iPhone – ma i secchielli le palette eccetera resistono comunque. Là dove c’erano giostrine a calcinculo ora ci sono parchi giochi con i gonfiabili, e i bambini si divertono come prima. Le pensioncine familiari a prezzi abbordabili ci sono sempre, e magari adesso hanno una piccola piscina sul retro per chi non ha voglia di mettere i piedi nell’acqua di mare, che è igienicamente balneabile però certamente non trasparente e limpida. Ma gli anni Sessanta resistono tenaci negli ombrelloni ordinati in file precise, nelle cabine di legno che oggi esibiscono curiosi solarium sui tetti, negli annunci dell’altoparlante (“E’ stata smarrita una bambina, indossa un costumino di color rosa, chiunque la vedesse è pregato di accompagnarla ai bagni Savina” – certo la bambina magari non si chiama più Chiara ma Ilary, e la mamma preoccupata è ampiamente tatuata).

I tempi sono cambiati, ovvio: ma il senso, lo spirito, l’atmosfera sono rimasti gli stessi. Come per i Nomadi: che qui a Cesenatico hanno tenuto tre concerti in tre sere consecutive, cambiando ogni sera almeno un terzo della scaletta della sera precedente (e con un repertorio di oltre 300 canzoni capite che lo si può fare, a patto di essere musicisti esperti e professionali), e intorno ai tre concerti – alle tre “serate” allo stadio – hanno sistemato due mostre, una storica sui loro (primi) cinquant’anni e una, ampia e bene organizzata, sui dipinti di Augusto Daolio, un convegno/presentazione di libri, un convegno sui diritti dell’infanzia, una Messa, una rassegna di band emergenti e persino un incontro della Nazionale Cantanti (domenica pomeriggio, sotto il sole impietoso del primo weekend davvero estivo di questo climaticamente bizzarro 2013).

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(Beppe Carletti con il Presidente del Consiglio Enrico Letta, presente ai festggiamenti)

Il tutto, ed è il suo bello, senza eccessi autocelebrativi; ci sono stati ospiti cantanti (Dolcenera, Omar Pedrini, Paolo Belli, Irene Fornaciari, Enrico Ruggeri) che, si vedeva e si capiva, erano venuti perché faceva loro piacere esserci e non per un banale scambio di favori, c’è stata una torta di compleanno tagliata sul palco, c’è stata euforia e commozione e stanchezza. Ma soprattutto c’è stata la gente: la gente che ha preso un weekend di vacanza per esserci, magari tutte e tre le sere, per farsi salutare dal palco con la lettura dei messaggi, per il piacere di incontrare per strada i “ragazzi” del gruppo e di dar loro la mano ricevendo sempre un sorriso cordiale. E ci sono state le tante canzoni che per il “popolo Nomade” sono preghiere laiche, da cantare in coro parola per parola, insieme al nuovo cantante, Cristiano, che ha meno della metà degli anni di Beppe Carletti ma che in pochi mesi è diventato uno di famiglia.

Come di famiglia ci siamo sentiti noi, invitati ad esserci più per il piacere di condividere la festa che per raccontare sui nostri giornali quello che è successo. Perché quello che è successo è stato, tutto, perfettamente normale: la normalità dei Nomadi, l’aria di casa che si respira stando con gente come loro, che non se la tira da artista o peggio da rockstar ma che affronta l’attività quotidiana con la stessa attitudine di una delle orchestre da ballo degli anni Sessanta: impegno, applicazione, organizzazione. E musica capace di durare nel tempo.
(franco zanetti)

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