Concerto del Primo Maggio, Roma: parla Appino

Concerto del Primo Maggio, Roma: parla Appino

"Ho la gastrite", ci racconta Appino, il frontman degli Zen Circus attualmente solista, presente nel cartellone del Concerto del Primo Maggio di Roma come ospite della superband di Vittorio Cosma. Gastrite nervosa? "Non lo so. Fatto sta che è una settimana che mangi in bianco", ci spiega lui, "E questo mi ha dato una grandissima lucidità. Forse troppa lucidità".

Il cantante e chitarrista pisano eseguirà "Viva l'Italia" di Francesco De Gregori insieme a Colapesce e a Cosmo, uno dei pezzi più celebri del repertorio di Francesco De Gregori: "L'ha prosta Cosma, a me è sembrato un pezzo adatto", racconta, "Vittorio è un maniaco della perfezione, abbiamo fatto un bel po' di prove qui a Roma, negli ultimi giorni. Quasi troppe, almeno per i miei standard. Ma l'orchestra è proprio forte".

"La festa del lavoro?", riflette lui: "Io il lavoro, quello vero, l'ho conosciuto facendo l'operaio e il manovale: ho lavorato per tanto tempo, e sono stato malissimo. 12 anni della mia vita che mi hanno fatto pensare valesse la pena abbandonarla. L'unica cosa che mi ha fatto andare avanti è stata la musica, come passione, non come ambizione. Quindi non mi sembra opportuno di parlare di lavoro, perché mi sento fortunato. Mi piace pensare che il lavoro non sia solo quello salariato, ma anche quello che facciamo nella vita comune, per riparare la staccionata di casa nostra, per dire. Il lavoro è usare le mani per migliorare la qualità della propria vita. Il lavoro va concepito in funzione della vita, non viceversa, ecco perché penso alla festa del lavoro come alla festa della vita".

I fan del trio pisano non temano, perché la pausa degli Zen Circus è solo a tempo determinato: "Già questo mese torneremo in studio per lavorare a diverse canzoni - 18, per la precisione - che abbiamo nel cassetto. Poi le registreremo in ottobre e il nuovo album uscirà nel 2014". Qualche particolare? "Sarà un ritorno al folk, ma al folk come lo intendiamo noi: sì, ci saranno delle ballate, ma non troppe...".

Si chiude con la domanda di rito: "Cosa si prova a suonare davanti a tutta questa gente? Non saprei. Se dico che ci metto lo stesso impegno che ci metto quando suono davanti a 50 persone non è per fare il figo, ma perché fare bella figura davanti a 50 persone è dannatamente più difficile che farla davanti a 500mila. In queste situazioni così enormi il pubblico lo sento molto distante. Perché, io, il pubblico sono abituato a vederlo in faccia...".

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